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02/09/2026 06:00:00

"La vita in verticale": il nuovo libro di Di Girolamo e la vertigine del nostro tempo

«Siamo corpi che cadono, possibilmente a favore di smartphone».

C’è probabilmente tutto La vita in verticale. Cronache dal precipizio in questa frase. Il nuovo libro di Giacomo Di Girolamo, direttore di Tp24 e Rmc 101, esce  questa settimana per Il Saggiatore. E questa sera, 2 Settembre,  farà il suo debutto pubblico a Palermo: alle 18, in Piazzetta Bagnasco, Di Girolamo dialogherà con la scrittrice Evelina Santangelo, in un incontro curato dalla libreria Modusvivendi.

 

Ci sono libri che registrano la cronaca e altri che usano la cronaca per provare a capire il tempo nel quale viviamo. La vita in verticale appartiene alla seconda categoria: un’indagine sulla contemporaneità e sulla perdita di senso che caratterizza il nostro millennio. È un saggio narrativo, un viaggio tra cronaca e autobiografia, ironia e riflessione, nel quale fatti realmente accaduti diventano il punto di partenza per una domanda più grande: che cosa è diventata la verità nell’epoca della rappresentazione permanente?

 

Dalla mafia alla vertigine del presente

 

Con questo libro Di Girolamo compie uno scarto rispetto a molta della sua produzione precedente.

Per anni ha indagato mafie, antimafia, corruzione, poteri e zone grigie della società siciliana. Con Il Saggiatore ha pubblicato Cosa Grigia, Dormono sulla collina, Contro l’antimafia e L’invisibile.

Questa volta il campo si allarga.

Il potere osservato è qualcosa di più diffuso e pervasivo: il bisogno di essere visti, la dittatura dell’apparire, la costruzione continua di una versione pubblica di noi stessi, le logiche degli algoritmi che trasformano qualsiasi esperienza in un contenuto.

Il narratore attraversa il libro nelle vesti di un giornalista stanco e disorientato. Uno che continua ostinatamente a cercare un ordine, mentre la realtà sembra aver smesso di lasciarsi mettere in ordine. I fatti vengono progressivamente fagocitati dalle rappresentazioni che ne facciamo: dolore, amore, morte e orrore diventano immagini da consumare rapidamente con uno scroll.

 

L’occhio umano sembra essersi trasferito dentro quello dello smartphone. Non siamo più soltanto testimoni di ciò che accade. Siamo produttori della sua rappresentazione.

La tragedia esiste e, nello stesso istante, diventa contenuto.

 

La nostra vita digitale è verticale. I video sono verticali. I reel scorrono verticalmente. Le notizie precipitano dall’alto sullo schermo e vengono spinte via dal pollice pochi secondi dopo.

Anche gli esseri umani raccontati nel libro precipitano.

La struttura stessa della narrazione segue questa traiettoria. Le storie si incastrano una dentro l’altra, come un domino, senza concedere al lettore un vero punto di riposo.

"La narrazione procede labirintica, di storia in storia, come un domino, ma in realtà il senso è quello di una vertigine. Ecco perché la vita in verticale. Non c’è un orizzonte verso cui andare. C’è un precipizio da osservare" spiega l'autore.

 

Quando la verità diventa performance

 

La vita in verticale diventa soprattutto un libro sul giornalismo.

La verità, scrive Di Girolamo, non è più un approdo stabile. È diventata un’«ancora che non tiene più il fondo perché il fondo stesso è diventato liquido». Siamo passati dall’orizzonte della speranza alla verticalità della caduta.

Per un giornalista è un problema enorme.

Che cosa significa verificare un fatto quando milioni di persone hanno già visto il suo video?

Che cosa significa raccontare una morte quando quella morte è stata filmata, montata, commentata, condivisa, giudicata prima ancora che qualcuno abbia ricostruito cosa sia realmente successo?

Che cosa significa cercare la verità quando ognuno produce una propria versione dei fatti?

Il cronista, a quel punto, non è più colui che possiede le risposte. È quello che prova almeno a non distogliere lo sguardo.

 

 

Due vite

 

«Viviamo almeno due vite» scrive Di Girolamo. Una è la realtà. L’altra è quella che costruiamo, fotografiamo, correggiamo, filmiamo e mostriamo.

Ed è sempre più difficile stabilire quale delle due consideriamo autentica. Il libro intreccia proprio cronaca e autobiografia per «stanare la realtà» sotto la coltre dell’apparenza.

Forse è questa la vera inquietudine di La vita in verticale. Non che gli esseri umani abbiano cominciato a mentire. Lo fanno da sempre. La novità è che abbiamo costruito un mondo nel quale la rappresentazione può diventare più importante della vita che dovrebbe rappresentare.

Dopo milioni di anni trascorsi a perfezionare l’istinto della sopravvivenza, il nuovo imperativo sembra essere quello di apparire.

E qualche volta, pur di continuare ad apparire, si cade.

 

Oggi la prima presentazione a Palermo

 

Giacomo Di Girolamo, giornalista e scrittore, dirige Tp24.it e Rmc 101 e collabora con la Repubblica e Linkiesta. Ha ricevuto, tra gli altri, il Premiolino nel 2014, il Premio nazionale Paolo Borsellino nel 2022 e il Premio Giorgio Ambrosoli nel 2024.

La vita in verticale. Cronache dal precipizio è pubblicato da Il Saggiatore.

La prima presentazione è questa sera, mercoledì 2 settembre, alle ore 18, a Palermo, in Piazzetta Bagnasco. Giacomo Di Girolamo dialogherà con Evelina Santangelo nell’incontro organizzato con la libreria Modusvivendi.

 

Sarà la prima occasione per entrare pubblicamente dentro le storie e le domande del libro.

Perché La vita in verticale non offre consolazioni facili e non pretende di spiegare tutto.

Fa una cosa più difficile: si affaccia sul precipizio e prova a non voltarsi dall’altra parte.