"Sulla sinsistra che sa tutto..."
Gentile Direttore di Tp24,
“Sulla sinistra che sa tutto, ma non ha compreso niente”.
Per farsi un’idea precisa dei problemi che agitano il Pd, la sinistra e il quadro politico nel suo insieme, nel tempo che viviamo, basta leggere l’articolo di Katia Regina. Grazie a un accorto e raffinato uso del lessico - che è la cifra inconfondibile della sua analisi - si intuiscono molte cose. Si capisce ad esempio il vero profondo, significato dei verbi sapere e comprendere. Diversamente di come a prima vista farebbe pensare, l’incipit non ha soltanto un taglio didascalico, che peraltro ho trovato interessante. E’ anche e soprattutto l’esito di un ampio e approfondito lavoro di scavo della realtà di cui siamo circondati, la cui complessità, spesso, ci inquieta e ci sorprende.
“Avere la mappa stesa sul tavolo di noce”, è un’efficacissima metafora, tanto da stimolare una domanda all’apparenza banale: “perché tavolo di noce e non tavolo di rovere, che è il legno migliore per la sua straordinaria robustezza, mentre il noce infonde un’eleganza superiore?” La risposta altrettanto banale può essere la seguente: fra i due termini, noce e rovere, non c’è alcun rapporto gerarchico dal punto di vista qualitativo. Ma se si fa riferimento all’affermazione del presidente del Pd Stefano Bonaccini, secondo il quale “ il voto alla destra in maniera maggioritaria è il voto di chi ha poco studiato ….” ci rendiamo immediatamente conto che quella mappa lui non la ha sfiorata e, quindi, non avendola sfiorata, non ha potuto nemmeno osservare il tipo di legno del tavolo su cui era spiegata. Pretendere poi che potesse rispondere esattamente alla domanda cosa significhi “studiare”, potrebbe suonare come una pura e semplice provocazione, perché è lecito supporre che lo sappia, anche per la sua esperienza politica e amministrativa tutt’altro che negativa o deficitaria.
Bonaccini ha voluto dare però una spiegazione che ha peggiorato la sua posizione iniziale, che è la più frusta delle espressioni, cui ricorre la parte più mediocre e meno avveduta del ceto politico: “Il mio discorso è stato travisato e il pezzo riportato che ha suscitato tanta polemica non era in linea con il contesto che era molto chiaro”. Il presidente del Pd ha regalato un atout formidabile alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che non ha perso un minuto e non si è fatta sfuggire la ghiotta occasione per attaccare il Pd di snobismo: “In una illuminata lezione, Stefano Bonaccini ci spiega che milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco, sono ignoranti e da compatire, quando non da educare … “ e così avanti infierendo con sarcasmo e accanimento come è il suo stile e la sua indole: “mentre quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti”.
Io sono pienamente d’accordo con le analisi, le tesi, le antitesi, le sintesi perspicacemente studiate e svolte da Katia Regina. Ma non voglio credere che il modo infinito del verbo sapere e il modo infinito del verbo comprendere, declinati in altri modi e tempi, siano completamente estranei al Partito democratico, ai suoi dirigenti, ai militanti, agli iscritti e agli elettori, compreso lo stesso presidente, eurodeputato Stefano Bonaccini. Il periodo che ci separa dalle prossime elezioni politiche è disseminato di insidie e di colpi bassi, di espedienti e di trappole di ogni tipo. Rischi e pericoli che corrono entrambe le coalizioni. L’unico modesto invito che posso fare al Partito democratico, al quale sono iscritto fin dalla sua fondazione, è quello di tener conto delle osservazioni e le critiche sacrosante contenute nell’articolo; studiare bene la mappa facendola girare su più tavoli indipendentemente dalla qualità e dalla consistenza del legno; comportarsi in maniera limpida e coerente avendo sempre come orizzonte la nostra Costituzione.
Bisogna sempre ricordare che all’articolo 1 si legge: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” e che, sebbene meno citato e ancora poco applicato, esiste l’altrettanto fondamentale articolo 4 che dice: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Il diritto al lavoro implica la tutela degli altri diritti, sociali e civili. Rispetto ai diritti civili - che sono l’insieme delle libertà fondamentali e delle prerogative garantite dalla Costituzione e da altre leggi dello Stato, a ogni persona per proteggere la sua dignità e la sua vita individuale come singolo e come comunità - si è voluto tirare in ballo, come tema dirimente del dibattito, il woke.
“Che non è altro che la propensione a restare svegli, desti di fronte alle ingiustizie e vigili contro le discriminazioni verso i fragili e gli esclusi”. Il tentativo maldestro con cui si è inteso mettere in discussione il woke nel nostro Paese è oltretutto fallace. Il woke per il modo esasperato, dannoso, violento instauratosi e praticato in larga parte degli Stati Uniti non esiste neanche lontanamente in Italia. L’averlo messo nei primi punti della agenda politica appare un palese espediente, per evitare di discutere, affrontare e risolvere le questioni urgenti in cui si dibattono i nostri cittadini.
Filippo Piccione
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