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04/09/2026 10:00:00

Revenge porn all'ombra di Messina Denaro. "Ho denunciato, ma da mesi non vengo ascoltata"

Una relazione nata sui social, durata quasi un anno, poi la rottura, la richiesta di riavere indietro del denaro e, secondo la denuncia, il ricatto con alcune foto intime. Sullo sfondo anche il nome di Matteo Messina Denaro, che l'uomo avrebbe utilizzato per intimorire la donna. È la vicenda raccontata da una cinquantenne romana, madre di due figli, che accusa un neomelodico originario di Castelvetrano di revenge porn e minacce. E che, a distanza di circa sei mesi dalla denuncia, chiede di essere ascoltata dagli investigatori. 

 

La storia, che abbiamo già raccontato su Tp24, comincia su TikTok. I due si conoscono online, iniziano a scambiarsi messaggi e poi si incontrano. Da lì nasce una relazione.

Secondo il racconto della donna, durante il rapporto l'uomo le avrebbe rappresentato alcune difficoltà economiche. Lei avrebbe così deciso di aiutarlo anche nell'acquisto di un'automobile, facendosi garante del finanziamento. Le rate, sostiene, sarebbero poi rimaste a suo carico.

 

La richiesta dei soldi e le presunte minacce

La situazione sarebbe precipitata quando la donna avrebbe scoperto che l'uomo aveva intrapreso un'altra relazione. A quel punto gli avrebbe chiesto la restituzione del denaro.

È qui che, secondo la denuncia, sarebbero cominciati i ricatti. La donna sostiene che l'uomo avrebbe minacciato di diffondere alcune sue fotografie intime e avrebbe cercato di intimidirla anche facendo riferimento a Matteo Messina Denaro.

«Mi ha anche minacciato dicendomi che lui non si spaventava di nulla. Che lui per un periodo aveva vissuto nello stesso palazzo dove trascorreva la latitanza Matteo Messina Denaro», racconta la donna a La Sicilia.

Il riferimento sarebbe alla casa di vicolo San Vito, a Campobello di Mazara, dove il boss castelvetranese trascorse l'ultima fase della latitanza prima dell'arresto del gennaio 2023. Secondo quanto riferito dalla donna, l'uomo avrebbe più volte fatto riferimento anche alla conoscenza della proprietaria dell'immobile.

Circostanze che, naturalmente, sono parte del racconto della denunciante e che dovranno essere verificate dagli investigatori.

 

La denuncia e l'attesa: «Perché nessuno mi ascolta?»

La donna si è rivolta ai Carabinieri lo scorso febbraio. A maggio avrebbe inoltre depositato un'integrazione della denuncia, mettendo nero su bianco anche i riferimenti a Messina Denaro.

Da allora, però, sostiene di non essere ancora stata convocata per rendere la propria deposizione.

«Ma è tutto fermo. Non capisco perché: non sono mai stata convocata per essere ascoltata», afferma al quotidiano. La donna racconta anche le conseguenze personali ed economiche della vicenda: sostiene di dover svolgere due lavori per arrivare a fine mese e di attendere la restituzione di circa 20 mila euro.

«Mi sento sconfitta come donna, umiliata e in colpa. Non ho più fiducia in nessuno. Perché i carabinieri non fanno nulla?», dice.

 

I legali: «Serve un ascolto rapido e protetto»

A sollevare il caso sono anche gli avvocati della donna, Alessandro Romano e Giacinto Canzona, che contestano i tempi della vicenda e chiedono che la loro assistita venga ascoltata.

I legali richiamano le tutele previste dal cosiddetto “Codice rosso” per i reati che coinvolgono violenza e diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite e ritengono ingiustificato il tempo trascorso dalla denuncia.

Secondo gli avvocati, inoltre, i riferimenti fatti dall'uomo al periodo della latitanza di Matteo Messina Denaro meriterebbero specifici approfondimenti investigativi.

Al momento si tratta delle accuse formulate dalla donna e dai suoi legali. Le circostanze denunciate dovranno essere verificate dall'autorità giudiziaria e l'uomo deve essere considerato innocente fino a un'eventuale sentenza definitiva di condanna.