Porto di Castellammare: sedici anni di stop tra cemento depotenziato, indagini, processi...
Sedici anni. Tanto è passato dal 2010, quando il porto di Castellammare del Golfo finì sotto sequestro e uno dei cantieri più importanti della provincia di Trapani si trasformò in un caso giudiziario, amministrativo e politico. In mezzo ci sono stati cemento depotenziato, indagini antimafia, processi, lavori ripartiti e poi rallentati, milioni di euro stanziati, progetti da rifare, autorizzazioni e burocrazia.
Adesso potrebbe essere arrivato davvero il momento della svolta. La Regione ha nominato il responsabile unico del progetto, l'architetto Giancarlo Gennaro, per il completamento delle opere di messa in sicurezza. È un passaggio tecnico, certo. Ma nella lunga storia del porto castellammarese anche un passaggio tecnico può assumere le dimensioni di un evento.
Perché qui, negli ultimi sedici anni, di annunci di imminenti ripartenze se ne sono visti parecchi.
2010, quando arrivarono i sigilli
La storia comincia – o meglio, si interrompe – nel maggio del 2010.
La Procura di Trapani, dopo le indagini della Guardia di Finanza, accende i riflettori sui lavori di potenziamento e messa in sicurezza del porto, allora inseriti in un appalto da oltre 40 milioni di euro. Vengono effettuate perquisizioni e sequestri nelle sedi delle società coinvolte. Nel mirino finiscono soprattutto i grandi massi artificiali e le strutture realizzate per proteggere il porto dalle mareggiate.
L'ipotesi è pesante: cemento impoverito e materiali non conformi a quelli previsti dall'appalto. La Guardia di Finanza sequestra l'intera struttura cementizia realizzata nell'area portuale e altre aree collegate al cantiere.
È l'inizio di un fermo che lascerà il segno.

Il porto e le indagini antimafia
Nel 2013 arriva il dissequestro del cantiere, ma non la vera ripartenza. Tp24 raccontava allora come la Procura continuasse gli accertamenti per l'ipotesi di frode nelle pubbliche forniture. L'inchiesta sul porto si intrecciava inoltre con quella antimafia denominata “Cosa Nostra Resort”, nella quale erano emersi riferimenti agli interessi mafiosi attorno agli affari dell'area castellammarese.
Il dissequestro, insomma, non significa che il problema sia risolto. Anzi.
Una parte delle aree era stata liberata già pochi mesi dopo i sigilli proprio per consentire la prosecuzione delle opere, ma i lavori non ripartono realmente.
Ed è qui che alla vicenda giudiziaria comincia ad affiancarsi quella, tipicamente siciliana, della burocrazia senza fine.
Il Comune parte civile
Nel 2016 il Comune di Castellammare del Golfo decide di costituirsi parte civile nel processo contro quattro imputati accusati, all'epoca, di avere utilizzato cemento impoverito.
L'amministrazione sostiene di essere parte offesa e chiede il risarcimento dei danni subiti dalla città.
Nel frattempo le opere realizzate restano esposte al tempo e alle mareggiate. I lavori di messa in sicurezza risultavano finanziati per oltre 24 milioni di euro, ma tre anni dopo il dissequestro il cantiere era ancora sostanzialmente fermo.
Un paradosso destinato a ripetersi: bisogna spendere altri soldi anche per proteggere ciò che nel frattempo è stato costruito e lasciato incompleto.
2018: “Si riparte”. Ma solo in parte
Nel 2018 arriva uno dei tanti momenti che sembrano segnare la fine dell'incubo.
Dopo otto anni Tp24 titola: “Ripartono i lavori al porto di Castellammare”.
La ripartenza riguarda però il secondo lotto, con interventi per circa 9 milioni di euro destinati all'ampliamento del piazzale, all'escavazione dei fondali e ad altre opere portuali.
Il porto quindi non rimane completamente immobile per sedici anni: alcuni interventi vanno avanti, altri vengono completati. È soprattutto il nodo del primo lotto, della diga foranea e della definitiva messa in sicurezza a trascinarsi dal 2010 fino ad oggi.
Ed è proprio questo il pezzo che adesso si tenta di chiudere.
Nel 2020 ancora a parlare del progetto fermo dal 2010
Passano altri due anni.
Nel maggio 2020 si torna a parlare della progettazione esecutiva per la messa in sicurezza del primo lotto. L'allora sindaco Nicolò Rizzo sottolinea la necessità di intervenire perché le opere già realizzate rischiano di essere ulteriormente danneggiate dalle mareggiate.
Dieci anni dopo il sequestro, dunque, si era ancora alla fase progettuale per salvare ciò che nel frattempo era rimasto esposto.
La Regione riavvia l'iter, mentre sul secondo stralcio alcuni lavori erano già ripresi.
I 9,2 milioni del 2021
Un altro passaggio arriva nell'ottobre del 2021. La Regione Siciliana finanzia con 9.268.587 euro il progetto per il completamento e la messa in sicurezza della diga foranea. L'intervento viene inserito nel Programma operativo complementare 2014-2020.
Anche allora l'annuncio sembra quello definitivo: progetto approvato, finanziamento disponibile, poi la gara.
Ma la storia del porto di Castellammare insegna che tra un finanziamento e una ruspa accesa può esserci un oceano. Anche quando il mare è a pochi metri.

Il 2023 e un'altra inchiesta
Come se il cemento depotenziato del 2010 non fosse bastato, nel 2023 il porto torna nelle cronache giudiziarie.
Una nuova indagine ipotizza corruzione, istigazione alla corruzione e frode nelle pubbliche forniture in relazione ad altri lavori.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, per aumentare i costi degli scavi sarebbero stati fatti apparire particolarmente duri fondali che invece erano friabili e sabbiosi. L'accusa ipotizzava perfino che materiale più duro proveniente da cave esterne fosse stato portato nell'area per alterare le verifiche. La Procura ottiene un sequestro preventivo per circa due milioni di euro nei confronti della società interessata.
L'indagine nasceva da uno stralcio di un'attività investigativa inizialmente coordinata dalla Dda di Palermo. In quel filone, tuttavia, gli investigatori specificarono che non erano emerse forme di condizionamento mafioso sull'aggiudicazione di quei lavori.
Adesso la nuova svolta
E arriviamo ad oggi.
Il progetto complessivo per la messa in sicurezza e il completamento delle opere vale circa 24 milioni di euro e la Regione ha adesso individuato il Rup, il responsabile unico del progetto.
L'incarico è stato affidato all'architetto Giancarlo Gennaro. Per l'assessore comunale ai Lavori pubblici Giovanni D'Aguanno si tratta dell'ultimo passaggio necessario prima della concreta apertura del cantiere.
L'appalto per questa tranche era stato già affidato nel 2023. Poi sono arrivati altri ostacoli: le verifiche sulla compatibilità ambientale del progetto e le autorizzazioni demaniali, comprese quelle legate alla realizzazione del distributore di carburante all'interno dell'area portuale.
Adesso, almeno sulla carta, il percorso dovrebbe essere molto più vicino alla conclusione.
Cosa sarà fatto
Il progetto prevede innanzitutto il prolungamento e la messa in sicurezza della diga foranea, che dovrebbe passare dagli attuali circa 490 metri a 800 metri.
Saranno inoltre realizzati il molo di sottoflutto, le opere di arredo portuale e diversi interventi per contrastare l'erosione e l'insabbiamento all'interno del golfo.
È prevista anche una barriera artificiale di protezione dalle mareggiate, oltre al completamento delle strutture interne, delle banchine e dei servizi necessari per garantire un ormeggio più sicuro alle imbarcazioni.
Tra le opere c'è anche l'installazione del distributore di carburante.
Sedici anni dopo
Il porto di Castellammare del Golfo è uno di quei luoghi dove si può leggere, quasi in sezione, una buona parte della storia delle opere pubbliche siciliane.
Grandi finanziamenti, grandi progetti, inchieste, sequestri, processi, dissequestri, nuovi finanziamenti, annunci, autorizzazioni, altre indagini e nuove ripartenze.
Dal primo sequestro del maggio 2010 sono trascorsi sedici anni. Nel frattempo una parte del porto è stata realizzata e altri lotti sono andati avanti, ma la grande partita della messa in sicurezza definitiva è rimasta aperta.
Ora c'è un Rup, ci sono le risorse e c'è un progetto.
Dopo sedici anni, però, a Castellammare hanno imparato una cosa: la vera notizia non sarà l'ennesimo atto amministrativo. Sarà vedere finalmente le ruspe al lavoro.
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