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05/09/2026 18:02:00

Vendemmia 2026, allarme per le cantine sociali: "E' la tempesta perfetta"

La vendemmia 2026 non è ancora formalmente conclusa, ma nella Sicilia occidentale c’è già chi parla di “tempesta perfetta”. Meno uva, costi sempre più alti, cantine appesantite dai debiti, acqua che manca, mercati internazionali in difficoltà e consumi di vino in calo.

A lanciare l’allarme è l’associazione I Guardiani del Territorio, che descrive una situazione particolarmente critica per le cantine sociali e per migliaia di aziende viticole siciliane.

Siamo appena all’inizio di settembre, ma l’anticipo ormai strutturale della vendemmia siciliana permette già di fare i primi bilanci. E, secondo l’associazione, i numeri che arrivano dalle cantine non consentono grandi ottimismi.

 

Meno uva, ma i costi delle cantine restano

Il primo problema è quello climatico. Caldo e siccità continuano a incidere sulle rese dei vigneti, dopo annate già complicate e dopo il pesantissimo attacco di peronospora del 2023, quando in alcune aree le perdite furono molto elevate.

Ma c’è un effetto meno visibile e forse ancora più pericoloso.

Le cantine sociali devono sostenere comunque i costi degli impianti, del personale, dell’energia e degli ammortamenti. Se diminuisce l’uva conferita, quei costi vengono distribuiti su una quantità inferiore di prodotto.

Tradotto: ogni quintale di uva lavorato costa alla cantina sempre di più.

È questo uno dei punti sui quali insistono i Guardiani del Territorio: produrre meno non significa automaticamente spendere meno. Anzi, per molte cooperative può accadere esattamente il contrario.

 

Acqua, dighe e consorzi: l’altro grande problema

Sul tavolo torna inevitabilmente la questione dell’acqua.

L’associazione punta il dito contro le condizioni del sistema irriguo siciliano e dei consorzi di bonifica, citando anche gli invasi Trinità e Rubino e denunciando manutenzione insufficiente, reti inefficienti e costi elevati per gli agricoltori.

Il risultato, sostengono i Guardiani, è che molti viticoltori sono costretti a fronteggiare la siccità con risorse proprie, mentre il servizio pubblico di irrigazione non riesce a garantire continuità e affidabilità.

Un problema che pesa due volte: riduce le rese e aumenta i costi aziendali.

 

Materie prime care e mercati più difficili

Alla crisi agricola si aggiunge quella internazionale.

Energia, fertilizzanti e altre materie prime hanno registrato negli ultimi anni forti aumenti, mentre alcuni mercati esteri sono diventati più difficili da raggiungere.

Le aziende, dunque, si trovano davanti a un paradosso: producono meno, spendono di più e devono vendere in un mercato più complicato.

E non c’è soltanto l’export.

 

Cala anche il consumo di vino

C’è infatti una trasformazione più profonda che riguarda i consumatori. Il consumo di vino è cambiato e, soprattutto tra i più giovani, tende a ridursi.

Per il settore non è un dettaglio. Significa avere contemporaneamente difficoltà dal lato della produzione e da quello della domanda.

Secondo i Guardiani del Territorio, il combinarsi di questi fattori rischia adesso di mettere in crisi non singole aziende, ma l’intero modello delle cantine sociali, da decenni uno degli elementi portanti della viticoltura della Sicilia occidentale.

 

«Subito la distillazione di crisi»

L’associazione chiede quindi alla Regione interventi immediati.

Il primo è la distillazione di crisi, per togliere dal mercato le eccedenze rimaste invendute dalla precedente campagna e tentare di evitare un ulteriore abbassamento dei prezzi.

Poi c’è il nodo finanziario: servono, secondo i Guardiani, misure di capitalizzazione delle cooperative e ristrutturazione dei debiti, comprese moratorie e riscadenzamento delle rate.

L’obiettivo è dare ossigeno a cantine che arrivano alla vendemmia dopo diversi anni molto difficili.

 

L'obiettivo: meno sfuso, più bottiglie

La proposta più ambiziosa riguarda però il futuro.

I Guardiani del Territorio chiedono un piano regionale di rilancio delle cantine sociali, con investimenti per ammodernare gli impianti e un obiettivo preciso: arrivare entro cinque anni al 100% di vino imbottigliato.

Una rivoluzione, soprattutto per quelle realtà che ancora oggi fondano buona parte della propria economia sulla vendita di vino sfuso.

La tesi dell’associazione è semplice: continuare a vendere soltanto materia prima significa lasciare altrove gran parte del valore aggiunto. L’imbottigliamento, invece, permetterebbe alle cooperative di recuperare margini e costruire marchi più forti.

 

Il rischio dell’abbandono dei vigneti

C’è infine un fenomeno che nelle campagne della Sicilia occidentale è sempre più evidente: l’abbandono dei vigneti.

A lasciare sono soprattutto soci anziani o agricoltori che non riescono più a sostenere economicamente la coltivazione.

Per questo viene proposta una misura specifica: incentivare le cantine sociali a prendere direttamente in conduzione i terreni che i proprietari non sono più in grado o non intendono coltivare.

L’obiettivo sarebbe evitare che la crisi economica si trasformi in una perdita definitiva di superficie vitata e, più in generale, nell’abbandono del territorio.

 

«Non bastano più i comunicati rassicuranti»

Il giudizio finale dell’associazione è molto duro.

«Non è più tempo di comunicati rassicuranti o di bilanci di vendemmia costruiti a uso e consumo dei titoli di giornale», sostiene il direttivo dei Guardiani del Territorio.

Per l’associazione, insomma, la crisi non è più all’orizzonte: è già dentro le cantine e nei bilanci dei viticoltori.

E il punto vero sarà capire se la Regione interverrà quando ci sono ancora cooperative da salvare, oppure, come troppo spesso accade in Sicilia, quando sarà il momento di contare quelle che hanno chiuso.