La prima campanella suonerà il 15 settembre. Nessun rinvio per il caldo, assicura l’assessore Mimmo Turano. Ma nell’Isola appena 201 edifici scolastici risultano dotati di impianti di climatizzazione. E mentre si discute delle “aule-forno”, per le famiglie è già arrivato il conto: tra libri e corredo la spesa può superare i 1.400 euro per uno studente che comincia le superiori. Poi ci sono le nuove regole sui cellulari, la condotta e, dopo il caso di difterite a Palermo, il ritorno delle vaccinazioni anche dentro le scuole.
La scuola deve ancora cominciare, ma è già cominciato tutto.
Sono cominciate le code nelle cartolibrerie, la caccia ai libri usati, le chat dei genitori, le liste infinite di quaderni, zaini, astucci e materiale didattico. È cominciata la discussione sul caldo nelle aule. È tornata quella sui cellulari. E, dopo la morte per difterite di una bambina a Palermo, è tornato prepotentemente anche il tema delle vaccinazioni.
Insomma, l’anno scolastico 2026/2027 parte in Sicilia con parecchi compiti da fare. E non sono soltanto quelli degli studenti.
La data, intanto, è fissata: martedì 15 settembre 2026. Dopo l’ultima modifica al calendario regionale, la conclusione delle lezioni è prevista per mercoledì 9 giugno 2027.
E sul 15 settembre, nonostante il caldo, la Regione non sembra intenzionata a cambiare idea.
Il caldo e l’ipotesi del rinvio: Turano dice no
Negli ultimi giorni si è fatta strada l’ipotesi di rinviare l’apertura delle scuole siciliane a causa delle temperature elevate. Una proposta rilanciata soprattutto da esponenti politici e sindacali, davanti a una situazione che ha un paradosso piuttosto evidente.
La stessa Regione Siciliana ha infatti prorogato fino al 30 settembre l’ordinanza contro lo stress termico, vietando nelle aree a maggior rischio il lavoro direttamente esposto al sole tra le 12,30 e le 16 per alcuni settori particolarmente esposti.
E i ragazzi?
Per loro, al momento, la campanella resta dov’è.
L’assessore regionale all’Istruzione Mimmo Turano ha escluso un rinvio generalizzato delle lezioni.
«Il caldo nelle nostre scuole è un problema reale. E sarebbe sbagliato far finta che non lo sia», dice Turano, riconoscendo le preoccupazioni di famiglie, studenti, docenti e personale.
Ma spostare la data, sostiene l’assessore, significherebbe soprattutto spostare il problema: «Rischieremmo semplicemente di ritrovarlo a giugno, o alla prossima ondata di caldo».
C’è poi il calendario scolastico da rispettare, con lezioni, scrutini ed esami di Stato compressi nelle settimane di giugno. Il ragionamento dell’assessore è molto pratico: se il caldo dovesse durare ancora diverse settimane, per quanto tempo si dovrebbero tenere chiuse le scuole?
In Sicilia appena 201 edifici scolastici hanno la climatizzazione
Il punto vero, infatti, non sembra essere il 15 settembre. Sono gli edifici.
Secondo i dati dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica riportati in questi giorni, su 3.183 sedi scolastiche censite in Sicilia, le informazioni relative a condizionamento e ventilazione sono disponibili per 1.815 plessi. Fra questi, soltanto 201 edifici risultano dotati di impianti di climatizzazione, poco più dell’11 per cento. E questo non significa neppure che tutte le aule dei 201 edifici siano climatizzate: spesso l’aria condizionata è presente soltanto negli uffici e nelle presidenze. Trapani e Agrigento si collocano poco distanti dalla media regionale.
I sindacati siciliani, utilizzando un parametro più ampio che comprende anche i sistemi di ventilazione meccanica controllata, parlano addirittura del 95 per cento delle aule sprovviste di sistemi adeguati.
E il caldo è soltanto una parte del problema. Cgil, Flc e Fillea Sicilia ricordano che, sulla base di un censimento del 2022, quattro scuole su cinque non avrebbero una certificazione completa di agibilità, tre su quattro sarebbero prive della certificazione antincendio e 1.258 edifici non avrebbero nessuna delle quattro certificazioni basilari.
Così la discussione sul rinvio rischia di diventare un diversivo. Spostare la campanella di qualche giorno è relativamente semplice. Trasformare edifici costruiti per un clima che non esiste più è molto più complicato.
Carmina e Chinnici: «Non si può ignorare il problema»
La deputata nazionale del Movimento 5 Stelle Ida Carmina ha presentato un’interrogazione al governo nazionale chiedendo interventi immediati.
La sua osservazione è semplice: se la Regione riconosce che esiste un rischio da stress termico per chi lavora all’aperto, bisogna affrontare anche quello di bambini e adolescenti costretti per ore in ambienti che possono raggiungere temperature molto elevate.
Carmina propone, dove necessario, anche soluzioni organizzative temporanee sugli orari o sull’avvio delle attività, ma soprattutto chiede un piano strutturale: climatizzazione, efficientamento energetico, schermature solari, ventilazione meccanica, deumidificazione e impianti alimentati con fonti rinnovabili.
Anche la vicepresidente della commissione Cultura dell’Ars, Valentina Chinnici del Pd, chiede alla Regione un tavolo con Ufficio scolastico regionale, enti locali e sindacati.
Perché il problema delle “aule-forno” non è nato quest’anno e difficilmente scomparirà il prossimo.
Turano, dal canto suo, ricorda che gli immobili scolastici appartengono ai Comuni e agli enti di area vasta, e dunque la Regione non può semplicemente decidere oggi di andare a montare condizionatori nelle scuole.
Annuncia però, insieme al presidente Renato Schifani, un’interlocuzione con il Gestore dei Servizi Energetici e un piano straordinario di ammodernamento degli edifici.
Con una precisazione piuttosto insolita per la politica, e per questo significativa: «Non è una soluzione che si realizza in pochi giorni e non voglio promettere ciò che non è possibile fare».
Il che significa che il 15 settembre, con ogni probabilità, in molte classi si comincerà con la più antica tecnologia di raffrescamento conosciuta dalla scuola italiana: la finestra aperta.
Il caro scuola: prima della campanella arriva lo scontrino
Se il caldo preoccupa gli studenti, a togliere il sonno ai genitori ci pensano invece i prezzi.
L’Osservatorio nazionale di Federconsumatori ha calcolato che nel 2026 il corredo scolastico e i ricambi necessari durante l’anno costeranno mediamente 673,60 euro per ogni alunno, con un aumento del 2,3 per cento rispetto al 2025.
Dentro ci sono zaino, astuccio, quaderni, penne, materiale da disegno e tutto ciò che durante l’anno deve essere sostituito.
A questa cifra bisogna aggiungere i libri.
La stima media di Federconsumatori è di 545,66 euro per i testi obbligatori e due dizionari, con un rincaro dell’1,6 per cento in un anno.
Naturalmente il costo cambia molto a seconda della classe frequentata.
Per chi entra in prima media, la stima è di 561,61 euro per libri e due dizionari. Sommando il corredo, si arriva a 1.235,21 euro.
Per uno studente che comincia la prima superiore, libri e quattro dizionari possono costare mediamente 805,15 euro. Con il materiale scolastico il conto arriva a 1.478,75 euro. E se bisogna comprare anche computer, software o altri strumenti digitali si può salire ulteriormente.
Sono stime nazionali, naturalmente, e vanno lette come tali. Non esiste al momento una rilevazione 2026 sufficientemente solida che consenta di dire che “una famiglia trapanese spende esattamente X euro”. Anche le rilevazioni diffuse sulla stampa locale utilizzano prevalentemente panieri e studi nazionali.
Ma a Trapani, Marsala, Mazara o Castelvetrano lo zaino e i libri costano comunque euro, non statistiche. E per una famiglia con due figli il ritorno a scuola può significare facilmente una spesa che supera i duemila euro, soprattutto nei passaggi da un ciclo di studi all’altro.
Libri, gli aiuti per le famiglie siciliane
Qualche misura di sostegno c’è.
Per la scuola primaria, in Sicilia continua il sistema delle cedole librarie, che consente la fornitura gratuita dei libri di testo.
Per gli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, invece, la Regione ha attivato anche per il 2026/2027 il contributo per la fornitura gratuita o semigratuita dei libri destinato alle famiglie con Isee fino a 15 mila euro.
Le domande devono essere consegnate alla scuola frequentata entro il 16 ottobre 2026. L'importo effettivo sarà successivamente determinato dalla Regione in base alla classe frequentata e al numero degli aventi diritto.
La misura riguarda naturalmente anche gli studenti della provincia di Trapani.
C’è poi un aiuto specifico per le famiglie del comparto artigiano. Ebas Sicilia riconosce ai lavoratori e ai titolari delle imprese aderenti un rimborso pari al 70 per cento delle spese per libri, vocabolari, codici ed ebook, fino a un massimo di 300 euro per figlio e per anno scolastico o accademico.
Non risolve il caro-scuola, ma con questi prezzi trecento euro hanno smesso da tempo di essere una cifra simbolica.
Cellulare nello zaino: il divieto resta anche alle superiori
Poi ci sono le regole.
Per gli studenti delle superiori resta in vigore la stretta introdotta dal Ministero dell’Istruzione e del Merito dall’anno scolastico 2025/2026: lo smartphone non può essere utilizzato durante l’intero orario scolastico, neppure per finalità didattiche.
La disposizione aveva esteso alle superiori il limite già previsto per il primo ciclo. Le scuole devono disciplinare le modalità concrete nei propri regolamenti e prevedere eventuali sanzioni.
Restano le eccezioni per gli studenti che abbiano necessità previste dal Piano educativo individualizzato o dal Piano didattico personalizzato, per motivate esigenze personali e per alcune specifiche attività degli indirizzi tecnici di informatica e telecomunicazioni.
Il divieto riguarda lo smartphone, non la tecnologia: computer, tablet e lavagne elettroniche possono continuare a essere utilizzati a fini didattici.
Insomma, il paradosso della scuola digitale italiana è servito: si può studiare con un tablet, lavorare con una lavagna interattiva e parlare di intelligenza artificiale. Però il telefonino deve restare spento.
Cambiano anche programmi e disciplina
Il 2026/2027 è anche l’anno dell’avvio graduale delle nuove Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo.
Le nuove regole cominceranno a essere applicate dalle classi prime della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, mentre le altre classi proseguiranno gradualmente con il percorso precedente fino alla conclusione del ciclo.
Resta inoltre la riforma della valutazione del comportamento e delle sanzioni disciplinari, che punta a sostituire parte delle sospensioni tradizionali con attività di riflessione, cittadinanza attiva e lavori utili alla comunità scolastica.
L’idea è che chi sbaglia non debba semplicemente starsene qualche giorno a casa. Anche perché, diciamolo, trasformare una sospensione in una vacanza non è mai stata una delle intuizioni pedagogiche più formidabili della scuola italiana.
Dopo la difterite, i vaccini possono tornare direttamente nelle scuole
Infine c’è la salute. La morte a Palermo di una bambina di quattro anni per difterite ha riportato l’attenzione sulle coperture vaccinali pediatriche e ha spinto la Regione a istituire una task force specifica. Dopo i casi registrati a Palermo, la Regione ha chiarito che non si è in presenza di un cluster epidemico, ma ha parlato di un «campanello d’allarme» che impone di aumentare le coperture vaccinali.
E qui la scuola entrerà direttamente in gioco.
Nelle aree nelle quali saranno individuate maggiori criticità, la Regione prevede infatti l’apertura di punti vaccinali all’interno degli istituti scolastici, in collaborazione con Asp, medici, pediatri e mondo della scuola.
La Flc Cgil Sicilia si è già detta disponibile a collaborare.
«Le vaccinazioni a scuola rappresentano una strategia efficace: semplificano la vita alle famiglie, garantiscono una maggiore adesione e proteggono l’intera comunità scolastica», sostengono il segretario regionale Adriano Rizza e il coordinatore dei dirigenti scolastici Franco Pignataro.
Dunque, niente rinvio neppure per ragioni sanitarie. Ma una campagna di prevenzione che potrebbe riportare negli istituti una pratica che per molti genitori appartiene ai ricordi di qualche decennio fa: il medico che arriva direttamente a scuola per vaccinare i bambini.
Una scuola che deve fare i conti con un mondo cambiato
E così il 15 settembre si ricomincia.
Con i libri nuovi e quelli usati. Con lo smartphone spento. Con le famiglie che controllano l’Isee per capire se possono ottenere il contributo. Con gli insegnanti che preparano le classi. Con le vaccinazioni che potrebbero entrare negli istituti. E, soprattutto, con il termometro che ormai è diventato un pezzo dell’arredamento scolastico quasi quanto la lavagna.
Il dibattito di questi giorni dimostra però una cosa.
Il problema non è stabilire se aprire le scuole il 15, il 16 o il 20 settembre.
Il problema è che una parte consistente del patrimonio scolastico siciliano è stata progettata per un clima, una società e perfino una didattica che non esistono più. Nel frattempo sono cambiati il clima, la tecnologia, le famiglie e il costo della vita.
La campanella, invece, continua a suonare.
E forse è proprio questo il vero compito per la politica: non decidere quando aprire la porta della scuola, ma fare in modo che, quando quella porta si apre, dentro ci sia una scuola davvero pronta ad accogliere chi entra.