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07/09/2026 06:00:00

Lorena e le altre vittime di femminicidio. L'appello da Marsala: “Potenziate i centri antiviolenza”

Il femminicidio di Lorena Isceri, 45 anni, racconta un’altra pagina buia del nostro Paese.

 

Lorena aveva paura del suo ex compagno Federico Vella, ma non lo ha denunciato. Lo ha protetto fino alla fine.

Se c’è qualcuno che immagina di trovarsi di fronte al racconto di una realtà fatta di ambienti poco edotti, si sbaglia. Lorena era una donna affermata lavorativamente e lo stesso vale per l’uomo che l’ha uccisa e poi si è suicidato.

 

Il fenomeno non arretra, continua a seminare croci su e giù per il Paese.

Da gennaio 2026 a settembre 2026 sono 25 le vittime. Bisogna contarle per capire che siamo di fronte a un problema culturale: né mia, né di altri. Quindi, ti ammazzo. È questo il pensiero dominante, malato, che porta il maschio a uccidere.

 

L’ultimo femminicidio non è mai l’ultimo

Il Paese si è dotato del Piano Strategico Nazionale contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica 2025-2027, approvato in Conferenza Unificata a settembre 2025. Il Piano 2025-2027 ricalca i pilastri previsti dalla Convenzione di Istanbul, articolandosi in quattro assi principali:

  • Prevenzione: azioni nelle scuole e nel sistema educativo, campagne di sensibilizzazione contro gli stereotipi di genere, contrasto alla violenza economica e percorsi per la rieducazione degli uomini autori di violenza.
  • Protezione e sostegno: sostegno finanziario e strutturale ai Centri Antiviolenza (CAV) e alle Case Rifugio (CR), potenziamento del numero d’emergenza 1522 e misure per l’autonomia delle vittime (come l’esonero previdenziale per le assunzioni e il supporto all’alloggio).
  • Perseguire e punire: misure legislative e processuali per accelerare i tempi d’intervento e rafforzare le tutele di sicurezza (inclusi strumenti come l’ammonimento del Questore e le misure di prevenzione).
  • Politiche integrate: coordinamento tra ministeri, regioni, enti locali, forze dell’ordine e rete del terzo settore per garantire risposte omogenee su tutto il territorio nazionale.

 

Donne, non eroine

Denunciare non è un atto di resa, ma il primo passo verso la salvezza.

La donna non deve sopportare tutto in silenzio, trasformandosi in un’eroina. È il momento di abbattere questo falso mito: la violenza e il soprassedere alle prevaricazioni non sono prove di forza da superare da sole. Chiedere aiuto non significa mostrare fragilità. Fare rete, rivolgersi ai Centri Antiviolenza e segnalare ogni forma di abuso alle autorità o al numero dedicato 1522 permette di spezzare la catena dell’isolamento e della violenza.

Un’altra illusione diffusa è la convinzione di poter salvare o cambiare il proprio aggressore con la comprensione, il perdono e la pazienza.

Una donna non deve essere la terapeuta o la salvatrice del proprio carnefice. La violenza non nasce da una mancanza d’amore o da un malinteso da chiarire insieme, ma dal controllo e dalla sopraffazione. Pretendere di aiutare chi agisce con violenza è una trappola psicologica che può generare altra violenza. Il percorso di recupero per un uomo maltrattante richiede interventi professionali e specialistici presso strutture dedicate (come i CUAV, i Centri per Uomini Autori di Violenza).

 

Il caso “Casa di Venere” a Marsala

A mettere nero su bianco la questione è l’avvocata Roberta Anselmi, che porge le condoglianze alla famiglia di Lorena Isceri: “Una donna non deve morire per essere libera. Le parole del papà di Lorena sono un grido che deve diventare responsabilità collettiva: ‘Potenziate i centri antiviolenza’. Non possiamo continuare a intervenire soltanto quando una donna è già stata uccisa”.

Da anni è in corso una lotta continua per potenziare i centri antiviolenza, strutture che accolgono e sostengono le donne, ma Anselmi ricorda: “Servono risorse, servono strutture. Servono professionisti. Serve una rete che funzioni davvero”.

 

L’incontro con la sindaca Andreana Patti e la Casa di Venere pare non sia andato nella direzione sperata: “Venti giorni fa abbiamo incontrato la sindaca e le abbiamo rappresentato la necessità sempre più impellente di una sede per La Casa di Venere. La risposta che abbiamo ricevuto è stata: ‘Voglio numeri’ e ‘Non sono un’agenzia immobiliare’. Parole che ci hanno mortificate e che dimostrano una miopia profonda davanti alla realtà che viviamo ogni giorno”.

Anselmi chiede a quali numeri la sindaca si riferisca: “Dobbiamo contare le donne prima di ascoltarle? Dobbiamo aspettare che siano vittime di violenza, che denuncino, che finiscano in ospedale o che vengano uccise per riconoscere l’urgenza del nostro lavoro? Le donne non sono numeri. Le loro vite non sono pratiche da archiviare. Il bisogno di protezione non si misura soltanto con le statistiche. Dietro ogni richiesta d’aiuto c’è una donna che sta cercando di riprendersi la propria vita. E ogni porta che resta chiusa può significare un’opportunità negata, una richiesta d’aiuto ignorata, una vita messa ancora più a rischio”.



Cronaca | 2026-09-06 21:48:00
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