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08/09/2026 16:01:00

“Faccetta nera” a Mazara, l’Anpi: «Il fascismo non è una goliardata»

l caso di “Faccetta nera” cantata all’Approdo dei Saraceni, con alcuni presenti che avrebbero anche fatto il saluto romano, continua ad allargarsi. Dopo le polemiche e la replica del locale, adesso interviene anche l’Anpi, che usa parole nette e compie un passo ulteriore: il comunicato è stato trasmesso al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Mazara del Vallo, affinché vengano valutati eventuali profili rilevanti ai sensi della normativa vigente.

 

Per l’Associazione nazionale partigiani d’Italia, il punto è chiaro: il fascismo non può essere derubricato a goliardia e, soprattutto, non può essere messo sullo stesso piano della Resistenza.

 

«Faccetta nera e Bella ciao non sono la stessa cosa»

La presa di posizione arriva dopo quanto accaduto nel noto lido tra Mazara del Vallo e Campobello di Mazara, dove, durante una serata alla presenza di numerosi giovani, è stata intonata “Faccetta nera”.

Nella successiva replica, la gestione dell’Approdo dei Saraceni ha parlato di un episodio avvenuto in un contesto «esclusivamente goliardico», precisando che il brano sarebbe stato interrotto dopo pochi secondi e ricordando che, nella stessa serata, era stata eseguita anche “Bella ciao”.

Ed è proprio su questo punto che l’Anpi interviene con maggiore nettezza.

«Riproporre, nel corso della stessa serata, anche Bella Ciao non significa affatto mettere in pratica una sorta di par condicio».

Perché, sottolinea l’associazione, non esiste equivalenza tra un canto diventato simbolo della Resistenza e un brano legato alla propaganda del regime fascista e alla guerra coloniale.

 

«Non sono semplici bravate»

La Presidenza provinciale dell’Anpi, insieme alla presidente della sezione di Mazara del Vallo e ai presidenti delle sezioni di Castelvetrano-Campobello e Marsala, esprime quindi «ferma condanna» per quanto accaduto.

«Episodi di questo genere non possono essere considerati semplici bravate – si legge nella nota –: richiamano una storia di dittatura, violenza, discriminazione e negazione dei valori costituzionali conquistati con il sangue delle partigiane e dei partigiani, delle antifasciste e degli antifascisti».

Un passaggio che va direttamente al cuore della giustificazione della “goliardata”.

Per l’Anpi, il problema non è soltanto l’intenzione di chi canta o di chi organizza una serata. È la normalizzazione di simboli, gesti e repertori legati al fascismo, quando vengono trasformati in folklore, intrattenimento o provocazione da liquidare con una risata.

 

Il richiamo alla scuola

L’Anpi allarga poi il discorso alla formazione delle nuove generazioni.

«La scuola rappresenta un presidio fondamentale della democrazia e della Costituzione».

Secondo l’associazione, lo studio della dittatura fascista, della Resistenza e della nascita della Repubblica non può essere considerato un semplice capitolo del programma scolastico, ma deve diventare uno strumento di formazione civile.

L’Anpi ricorda di collaborare già da anni con diversi istituti del territorio attraverso progetti, testimonianze, documentazione e incontri.

L’auspicio è che queste iniziative vengano sempre più valorizzate, perché, scrive l’associazione, altrimenti «si rischia di impoverire la crescita civica delle studentesse e degli studenti».

 

L’appello alle istituzioni

C’è poi un richiamo diretto alla politica e alle istituzioni.

L’Anpi chiede che, di fronte a episodi che richiamano il fascismo e il duce, chi ricopre responsabilità pubbliche non resti in silenzio.

«È importante che le istituzioni democratiche facciano sentire con chiarezza la propria voce, nel rispetto dei principi costituzionali che sono chiamate a rappresentare e tutelare».

Un invito che suona anche come richiesta di presa di posizione pubblica da parte delle amministrazioni e delle forze politiche del territorio.

 

La nota trasmessa al Commissariato

Infine, il passaggio più concreto.

L’Anpi comunica di avere trasmesso il documento al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Mazara del Vallo, chiedendo che venga valutata «l’eventuale sussistenza di profili rilevanti ai sensi della normativa vigente, anche con riferimento alla cosiddetta legge Scelba».

Sarà naturalmente compito delle autorità stabilire se ci siano o meno elementi di rilevanza giuridica.

Ma sul piano politico e culturale la posizione dell’Anpi non lascia spazio a equivoci.

Una canzone fascista non diventa innocua perché suonata per pochi secondi. Un saluto romano non diventa neutro perché fatto durante una serata. E soprattutto “Bella ciao” non è il contrappeso di “Faccetta nera”.

È esattamente questo il nodo che, dopo Mazara, torna ancora una volta davanti a tutti: la memoria non è una questione di par condicio.