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11/09/2026 19:35:00

Mafia e corruzione in Sicilia. Chiesti 8 anni per Teresi e Vetro

Cinque condanne, con pene comprese tra 5 anni e 4 mesi e 8 anni e 8 mesi di reclusione. Sono le richieste avanzate dalla Procura di Palermo nel processo con rito abbreviato nato dall'inchiesta sui presunti intrecci tra mafia, appalti pubblici e burocrazia regionale. Al centro del procedimento anche alcuni lavori nei porti siciliani, tra dragaggi e smaltimento della posidonia.

La requisitoria è stata sostenuta dai pm Bruno Brucoli, Gianluca De Leo e Maria Pia Ticino.

 

Le richieste della Procura

La richiesta più pesante, 8 anni e 8 mesi, riguarda Carmelo Vetro, 41 anni, figlio dello storico capomafia di Favara Giuseppe Vetro. Nei suoi confronti viene contestata la corruzione aggravata.

Per Giancarlo Teresi, dirigente regionale, la Procura ha chiesto 8 anni di reclusione. Per l'imprenditore Antonio Lombardo la richiesta è di 6 anni e 8 mesi, mentre per il funzionario Francesco Mangiapane sono stati chiesti 6 anni. Infine, 5 anni e 4 mesi per Salvatore Vetro, fratello di Carmelo.

Per la società An.Sa è stata inoltre richiesta una sanzione da 140 mila euro.

 

Gli appalti per dragaggi e posidonia

L'inchiesta riguarda presunti accordi corruttivi e favori nell'affidamento di lavori pubblici. Tra gli interventi finiti sotto la lente degli investigatori ci sono il dragaggio e lo smaltimento della posidonia nei porti siciliani.

Un filone che interessa direttamente anche il Trapanese, dove proprio gli appalti legati alla gestione dei porti e della posidonia erano finiti al centro dell'attività investigativa.

La Procura contesta inoltre l'aggravante dell'agevolazione mafiosa. Si tratta di un punto particolarmente delicato dell'impianto accusatorio, perché la stessa aggravante era stata esclusa sia dal gip sia dal Tribunale del Riesame durante la fase cautelare.

Sarà dunque il giudice del processo abbreviato a valutare se le contestazioni formulate dall'accusa abbiano trovato riscontro.

 

Un imputato ha scelto il rito ordinario

Non tutte le posizioni saranno definite con il rito abbreviato. L'imprenditore Giovanni Aveni ha scelto il processo ordinario e la sua posizione è stata separata da quella degli altri imputati.

Il procedimento abbreviato non è ancora arrivato alla sentenza. La prossima udienza è fissata per il 2 ottobre, quando sarà il turno delle arringhe delle difese. Soltanto successivamente arriverà la decisione del giudice.

Le richieste formulate dalla Procura non equivalgono a condanne: le responsabilità degli imputati dovranno essere accertate con le decisioni dell'autorità giudiziaria e, definitivamente, soltanto con eventuali sentenze passate in giudicato.