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04/09/2026 11:10:00

Inchiesta su Cuffaro: archiviate le accuse per 23 indagati tra manager, politici e imprenditori

Si chiude una parte importante dell’inchiesta che aveva scosso la politica e la sanità siciliana attorno alla figura dell’ex presidente della Regione Totò Cuffaro. Il gip ha disposto l’archiviazione delle accuse residue nei confronti di 23 indagati, tra politici, dirigenti pubblici, manager e imprenditori. Una decisione che risale al 22 agosto e della quale si è avuta notizia soltanto adesso.

 

L'archiviazione non riguarda i reati per i quali Cuffaro ha già patteggiato. L’ex governatore e attuale segretario nazionale della Dc, infatti, lo scorso maggio ha concordato una pena di tre anni per corruzione e traffico di influenze illecite, che sta scontando attraverso i servizi sociali.

A cadere sono invece numerosi altri filoni investigativi che ruotavano attorno alla presunta capacità di Cuffaro di intervenire su nomine, concorsi, appalti e procedure della pubblica amministrazione regionale.

 

Per il giudice non ci sono elementi sufficienti

La richiesta di archiviazione era stata avanzata dai pubblici ministeri Claudio Camilleri, Giulia Falchi e Andrea Zoppi, con il visto del procuratore aggiunto Francesca Mazzocco.

Il giudice l’ha accolta ritenendo che gli elementi raccolti non consentano una «ragionevole previsione di condanna».

Resta dunque agli atti dell’inchiesta la ricostruzione investigativa di quella che gli inquirenti avevano definito una possibile «strategia infiltrativa», attraverso la quale Cuffaro sarebbe stato in grado di incidere sull’indirizzo politico-amministrativo e sull’attività della Regione. Ma, per numerose singole contestazioni, le prove non sono state considerate sufficienti per andare avanti.

 

Il concorso a Villa Sofia

Uno dei filoni riguardava il concorso per la stabilizzazione di 15 operatori socio-sanitari all’ospedale Villa Sofia di Palermo.

Secondo l’ipotesi investigativa, Cuffaro avrebbe cercato di favorire alcuni candidati, mentre Antonio Iacono, presidente della commissione, avrebbe fatto arrivare in anticipo le domande della selezione a Vito Raso, storico collaboratore dell’ex governatore.

L’ipotesi di turbata libertà degli incanti, però, non è stata ritenuta applicabile ai concorsi per l’assunzione del personale. Anche questo capitolo viene quindi chiuso.

 

Le presunte fughe di notizie

Archiviato anche il filone relativo alle presunte informazioni riservate che sarebbero arrivate a Cuffaro.

Maria Letizia Di Liberti, dirigente generale del Dipartimento regionale della Famiglia, era finita sotto indagine per informazioni relative ai bandi dell’assessorato. In un altro caso, attraverso il tenente colonnello dei carabinieri Stefano Palminteri e l’ex poliziotto Filippo Paradiso, Cuffaro avrebbe saputo dell'esistenza di possibili accertamenti a suo carico.

Le intercettazioni utilizzate a sostegno di questa ricostruzione sono state però ritenute inutilizzabili.

 

I 25 mila euro e il Consorzio di bonifica

Si chiude anche il caso della presunta tangente da 25 mila euro legata al Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale.

Secondo l’ipotesi degli investigatori, l’imprenditore agrigentino Alessandro Vetro avrebbe consegnato il denaro a Cuffaro affinché, attraverso il deputato regionale della Dc Carmelo Pace, una parte arrivasse al direttore generale del Consorzio Giovanni Tomasino.

Per il gip, tuttavia, non è stato possibile dimostrare né che il denaro fosse effettivamente destinato a Tomasino né l’esistenza di un accordo corruttivo.

 

Archiviazione anche per Cocina

Nel provvedimento figurano anche il capo della Protezione civile regionale Salvatore Cocina e l’imprenditore Giuseppe Capizzi.

Erano finiti nell’inchiesta per alcuni presunti interessamenti di Cuffaro in procedure amministrative. Gli approfondimenti investigativi, comprese le verifiche sul materiale sequestrato, non hanno però fornito elementi sufficienti a confermare i sospetti iniziali.

 

L’appalto dell’Asp di Siracusa e Saverio Romano

Altro capitolo rilevante è quello dell’appalto dell’Asp di Siracusa affidato alla Dussmann Service.

Viene archiviata la posizione del direttore generale dell’Asp Alessandro Caltagirone. Era stata ipotizzata una turbativa della procedura in favore della società anche nei confronti di Mauro Marchese e Marco Dammone, all’epoca legati alla Dussmann, del faccendiere Ferdinando Aiello, dell’imprenditore Sergio Mazzola, di Antonio Abbonato e del deputato nazionale di Noi Moderati Saverio Romano.

Anche queste contestazioni vengono archiviate. Per Romano resta però aperto un diverso procedimento per traffico di influenze.

 

Cade anche l’associazione per delinquere

Infine viene meno l’ipotesi di associazione per delinquere contestata a Cuffaro, Carmelo Pace, Antonio Abbonato e Vito Raso.

Secondo il giudice, l’esistenza di rapporti personali, politici e fiduciari tra gli indagati non è sufficiente a dimostrare l’esistenza di un’organizzazione stabile, con ruoli definiti e un programma criminoso condiviso.

Si ridimensiona così in maniera significativa il perimetro della cosiddetta inchiesta Cuffaro-bis. Resta il patteggiamento dell’ex governatore per corruzione e traffico di influenze, ma per gli altri filoni che avevano trascinato nell’indagine una lunga lista di esponenti politici, burocrati e imprenditori arriva adesso la parola archiviazione.