Cuffaro, il "cerchio magico", la sanità. L'ex governatore vuole patteggiare
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12,30 - L’ex presidente della Regione Siciliana Totò Cuffaro ha chiesto di patteggiare la pena a tre anni nel procedimento in cui è imputato per corruzione. L’istanza è stata depositata dai suoi difensori, gli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano.
La richiesta prevede l’applicazione della pena “su richiesta delle parti”, con lavori sostitutivi per la parte residua da scontare. Cuffaro si trova agli arresti domiciliari da cinque mesi.
Il procedimento riguarda il presunto aggiustamento di un concorso all’ospedale Villa Sofia di Palermo, finalizzato alla stabilizzazione di operatori sociosanitari. La decisione adesso spetta al giudice Ermelinda Marfia, che potrebbe anche stralciare la posizione dell’ex governatore.
Nello stesso filone rispondono di corruzione anche l’ex direttore generale dell’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello, Roberto Colletti, il primario del Trauma Center di Villa Sofia, Antonio Iacono, e Vito Raso, storico autista e collaboratore di Cuffaro.
Cuffaro era già stato condannato in passato a sette anni per favoreggiamento e rivelazione di segreto, reati aggravati dall’agevolazione di Cosa nostra. Pena che aveva quasi interamente scontato.
Nel procedimento sono inoltre contestate accuse di traffico di influenze illecite per alcuni appalti dell’Asp di Siracusa, relativi ai servizi di lavanderia e ausiliariato. Tra gli imputati figurano ex dipendenti e collaboratori della Dussmann Service srl, il legale rappresentante della società e l’imprenditore Sergio Mazzola, titolare della Euroservice srl.
6,00 - Totò Cuffaro torna oggi davanti a un giudice. Non è un salto indietro nel tempo, anche se la Sicilia certe scene sembra averle già viste. È l’udienza preliminare dell’inchiesta palermitana che intreccia sanità, concorsi, nomine, appalti e relazioni politiche.
L’ex presidente della Regione Siciliana compare oggi, 8 maggio, davanti alla gup Ermelinda Marfia, nell’aula 18 del nuovo palazzo di giustizia di Palermo. La Procura chiede il rinvio a giudizio per lui e per altri otto imputati.
Le accuse contestate a Cuffaro sono corruzione e traffico di influenze. Ma il quadro, rispetto all’avvio dell’indagine, si è già ridimensionato: è caduta l’ipotesi di associazione a delinquere e anche il filone sul Consorzio di Bonifica della Sicilia Occidentale sembra avviato verso l’archiviazione.
Il concorso a Villa Sofia
Il primo capitolo dell’inchiesta riguarda l’ospedale Villa Sofia di Palermo.
Cuffaro, difeso dagli avvocati Marcello Montalbano e Giovanni Di Benedetto, è accusato di corruzione insieme a Roberto Colletti, ex manager dell’ospedale, Antonio Iacono, primario del Trauma Center, e Vito Raso, storico collaboratore dell’ex governatore.
Secondo la ricostruzione della Procura, Cuffaro avrebbe ricevuto in anticipo le prove d’esame per la stabilizzazione degli operatori socio sanitari. Una vicenda delicatissima, perché Iacono era anche presidente della commissione esaminatrice.
Per l’accusa, i test sarebbero passati da Raso a Cuffaro. L’ex governatore li avrebbe poi consegnati a una candidata che si sarebbe recata nella sua abitazione palermitana. Gli investigatori del Ros avrebbero monitorato per mesi la casa di Cuffaro e filmato l’ingresso della donna.
Le nomine come prezzo della corruzione
Secondo i magistrati, il presunto prezzo della corruzione non sarebbe stato una mazzetta, ma qualcosa di molto siciliano e molto potente: le poltrone.
Colletti, sostiene la Procura, avrebbe ottenuto grazie alla sponsorizzazione di Cuffaro la conferma come direttore generale dell’ospedale Villa Sofia. Iacono, invece, avrebbe ricevuto la promessa di un appoggio politico nel caso in cui avesse deciso di concorrere per diventare direttore dell’unità di Anestesia e Rianimazione.
Va però precisato che Iacono non presentò mai quella domanda. E nelle aule di giustizia, più che nei talk show, i dettagli contano.
L’appalto dell’Asp di Siracusa
Il secondo filone riguarda l’accusa di traffico di influenze e porta all’Asp di Siracusa.
Cuffaro è imputato insieme a Mauro Marchese e Marco Dammone, ex rappresentante legale ed ex funzionario commerciale della Dussmann Service. Al centro c’è l’appalto per il servizio di portierato e ausiliariato dell’azienda sanitaria siracusana. Una gara che, nei fatti, non è mai stata aggiudicata.
Nel procedimento compare anche Renato Spotti, indicato come rappresentante legale della Dussmann. La società ha sempre respinto ogni coinvolgimento, ribadendo la propria totale estraneità ai fatti contestati.
Secondo l’accusa, Cuffaro avrebbe fatto leva sulle sue relazioni con i vertici della sanità siciliana per favorire interessi collegati all’appalto-ponte dell’ausiliariato. In cambio avrebbe ottenuto promesse di assunzioni, contratti, subappalti e altri vantaggi patrimoniali.
Tra questi, secondo la Procura, anche il miglioramento delle condizioni contrattuali di due dipendenti che sarebbero stati segnalati proprio dall’ex governatore.
Gli altri imputati
La lista degli imputati si completa con Ferdinando Aiello e Sergio Mazzola.
Anche qui il teatro è l’Asp di Siracusa. Mazzola viene indicato come comproprietario e amministratore di Euroservice, Aiello come intermediario e dipendente formale della Steritalia, società di proprietà della Dussmann.
Nella richiesta di rinvio a giudizio viene citato anche Saverio Romano. Per lui, però, la Procura procede separatamente, alla luce dell’immunità di cui gode da parlamentare nazionale di Noi Moderati. Un capitolo parallelo, che ha già avuto due passaggi favorevoli per Romano: davanti al gip di Palermo e poi in Parlamento.
Oggi la decisione del gup
L’udienza di oggi serve a stabilire se l’inchiesta debba diventare un processo.
La richiesta di rinvio a giudizio è stata firmata il 14 aprile dal pm Andrea Zoppi e dall’aggiunto Gianluca De Leo. Ora tocca alla gup Marfia decidere se le accuse reggono abbastanza da mandare gli imputati davanti a un tribunale.
Cuffaro torna così al centro di un’inchiesta che tocca il nervo più scoperto della Sicilia: la sanità. Concorsi, nomine, appalti, segnalazioni. Tutto il repertorio del potere quando smette di essere servizio pubblico e diventa rete di relazioni.
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