Sanità, appalti e corruzione: chiusa l'inchiesta su Cuffaro e gli altri indagati
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La Procura di Palermo ha chiuso le indagini su un presunto sistema irregolare nella gestione di appalti e incarichi nella sanità siciliana. Tra i principali indagati c’è l’ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro, attualmente agli arresti domiciliari con accuse di corruzione e traffico di influenze.
L’impianto accusatorio riprende quanto già emerso durante gli interrogatori preventivi. Non viene contestato il reato associativo, ma restano diversi episodi ritenuti penalmente rilevanti.
Gli indagati
Oltre a Cuffaro, hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini Ferdinando Aiello, Roberto Colletti, Marco Dammone, Antonio Iacono, Mauro Marchese, Sergio Mazzola e Vito Raso. Si tratta di un passaggio che precede l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura.
Il filone sugli appalti
Uno dei principali filoni riguarda il traffico di influenze. Secondo gli inquirenti, Cuffaro avrebbe sfruttato i suoi rapporti con Alessandro Caltagirone, allora direttore generale dell’Asp di Siracusa, per favorire la società Dussmann Service in una gara per servizi di ausiliariato e reception.
In cambio, sarebbero state promesse assunzioni, contratti e altri vantaggi per persone segnalate.
Le altre mediazioni contestate
Un secondo episodio riguarda ancora la stessa gara, con il coinvolgimento di Sergio Mazzola e Ferdinando Aiello. In questa vicenda compare anche Francesco Saverio Romano, la cui posizione è però trattata separatamente.
Secondo l’accusa, Mazzola – amministratore della Euroservice – avrebbe puntato a ottenere un aumento dei subappalti facendo da intermediario per favorire la Dussmann.
Tra le contestazioni figura anche la responsabilità amministrativa della Dussmann Service, chiamata a rispondere per le presunte condotte dei propri dirigenti, ritenute compiute nell’interesse dell’azienda.
Il capitolo sui concorsi pubblici
L’accusa più grave riguarda un concorso per operatori socio-sanitari. In questo caso, Cuffaro è indagato insieme a Roberto Colletti, Antonio Iacono e Vito Raso.
Secondo la Procura, sarebbero state promesse utilità e sostegno politico per condizionare la selezione, arrivando anche ad anticipare contenuti e domande per favorire candidati segnalati.
Con la chiusura delle indagini, gli indagati hanno venti giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati. Solo dopo questa fase la Procura deciderà se avanzare la richiesta di rinvio a giudizio.
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