Appalti nella sanità siciliana: Cuffaro sceglie il silenzio. Cosa succede adesso
La complessa inchiesta della Procura di Palermo su un presunto sistema di appalti truccati nella sanità siciliana registra un nuovo, significativo sviluppo. Venerdì, nel corso dell'interrogatorio preventivo dinanzi al GIP, l'ex Presidente della Regione siciliana Totò Cuffaroha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere, mantenendo il silenzio sulle accuse di corruzione, associazione a delinquere e turbativa d’asta che lo vedono coinvolto, insieme ad altre 17 persone, tra big della sanità, funzionari pubblici e politici.
La decisione di Cuffaro di non rispondere rientra nelle prerogative della difesa e precede la valutazione del Giudice per le Indagini Preliminari sulla richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla DDA di Palermo, coordinata dal Procuratore Maurizio de Lucia.
L'INCHIESTA E LE FIGURE COINVOLTE
Il maxi-procedimento ha scosso profondamente il panorama politico e sanitario siciliano, portando alla luce un presunto intreccio di interessi illeciti nella gestione degli appalti pubblici. Oltre a Totò Cuffaro, un altro nome di spicco è quello di Saverio Romano, ex Ministro dell’Agricoltura del governo Berlusconi. Le accuse ipotizzano un'organizzazione criminale finalizzata alla manipolazione delle gare d'appalto per favorire determinate imprese o soggetti, alterando i principi di trasparenza e legalità nella pubblica amministrazione.
La posizione di Cuffaro è particolarmente delicata, considerando il suo precedente giudiziario per favoreggiamento alla mafia, che lo ha visto scontare una condanna e, successivamente, impegnarsi in una breve parentesi umanitaria in Burundi prima del suo recente ritorno alla politica attiva. Il suo coinvolgimento in questa nuova indagine per reati contro la pubblica amministrazione solleva interrogativi sulla tenuta etica e sulla trasparenza del sistema.
LA RICHIESTA DI MISURE CAUTELARI E IL RUOLO DEL GIP
Per tutti i 18 indagati, inclusi Cuffaro, la Procura ha chiesto l'applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari. Il GIP dovrà ora valutare la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari che giustificherebbero un tale provvedimento. L'interrogatorio di garanzia, come quello di Cuffaro, è un momento fondamentale in cui l'indagato ha la possibilità di chiarire la propria posizione o, come in questo caso, di scegliere di non farlo.
La situazione di Saverio Romano si differenzia per il suo attuale status di deputato: per lui, l'eventuale provvedimento cautelare richiederebbe la preventiva autorizzazione a procedere da parte del Parlamento.
PROSSIMI PASSAGGI
Dopo l'interrogatorio di Cuffaro e degli altri indagati che hanno deciso di rispondere, il GIP avrà il compito di analizzare tutti gli elementi raccolti dalla Procura e le argomentazioni delle difese. Le sue decisioni sulle richieste di misure cautelari saranno un passaggio cruciale che determinerà il prosieguo dell'inchiesta e l'eventuale avvio di un processo.
L'attenzione mediatica e dell'opinione pubblica su questa vicenda resta altissima, in quanto tocca nervi scoperti del rapporto tra politica, affari e legalità in Sicilia.
Davanti al gip, Cuffaro non ha risposto alle domande, limitandosi a depositare una memoria. La linea difensiva – confermata in più retroscena di stampa – è chiara: le conversazioni intercettate non conterrebbero alcun riferimento diretto a denaro o tangenti. Da qui l’intenzione di chiedere una rilettura complessiva dei dialoghi captati dal Ros, sostenendo che alcune frasi sarebbero state fraintese o decontestualizzate.
La procura, invece, continua a ritenere solido il quadro probatorio, costruito attorno a un sistema di pressioni e interferenze su concorsi, autorizzazioni e procedure amministrative.
Tra i passaggi più rilevanti spunta lo sfogo di Cuffaro durante uno dei colloqui captati dagli investigatori. Il leader dc parlerebbe di indagini «minuziose», ma tira in ballo anche un “colonnello” che – secondo la sua versione – avrebbe aspirato alla direzione della Gesap, la società che gestisce l’aeroporto di Palermo.
Una frase che gli inquirenti considerano significativa nel ricostruire il sistema di rapporti e pressioni, e che Cuffaro invece rivendica come prova del proprio ruolo politico e della distanza da qualsiasi scambio corruttivo.
Cuffaro contesta che molte conversazioni citate negli atti non riportino alcun riferimento concreto a tangenti, mentre parla esplicitamente di una “mancanza della parola soldi”. La procura, però, ritiene che le relazioni costruite con funzionari, dirigenti e imprenditori raccontino molto di più delle parole utilizzate.
È un terreno su cui, con ogni probabilità, si giocherà una parte decisiva dell’eventuale processo.
L’inchiesta su appalti e nomine si intreccia con un’altra partita delicatissima per la Regione: la sanità. Dopo le proteste di FdI, anche Forza Italia e l’Mpa chiedono uno stop alle procedure di nomina dei manager delle aziende sanitarie. Il Ministero della Salute starebbe valutando l’invio di ispettori per verificare l’iter delle designazioni.
Un segnale politico forte: il centrodestra regionale è diviso e il “campo largo” – secondo quanto riportato oggi dalla stampa – sarebbe pronto a sdoganare una mozione di sfiducia contro il presidente Schifani, che finora ha difeso il proprio governo parlando di attacco politico coordinato.
Un passaggio centrale nelle carte riguarda i presunti interventi sulle società partecipate. Nel caso della Gesap, gli investigatori ritengono che attorno alla società aeroportuale si sia sviluppata una trama di pressioni per piazzare uomini ritenuti vicini all’ex presidente della Regione. Cuffaro respinge totalmente la ricostruzione, definendola “fantasiosa”.
Terminato l’interrogatorio, resta sospesa la decisione del gip sulla richiesta di misure cautelari. La difesa prepara l’offensiva sulle intercettazioni, mentre la politica regionale è in fibrillazione: il caso Cuffaro sta avendo ricadute immediate sui rapporti tra partiti e sulla stabilità del governo Schifani.
Nel frattempo proseguono gli approfondimenti del Ros su appalti, concorsi e dinamiche interne alla Regione e agli enti partecipati. La sensazione è che il quadro sia ancora in movimento.
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