La Cassazione chiude, di fatto, uno dei capitoli giudiziari più ingombranti della politica alcamese degli ultimi vent’anni. La Suprema Corte ha annullato per intervenuta prescrizione la condanna inflitta a Pasquale Perricone, ex vicesindaco di Alcamo, nell’ambito dell’inchiesta “Affari sporchi”.
La decisione riguarda la sentenza d’appello che aveva rideterminato la pena in quattro anni per induzione indebita e per il reato di truffa, riconosciuta in forma tentata. Con l’annullamento senza rinvio, viene meno la condanna.
Il “comitato d’affari” e l’inchiesta della Guardia di Finanza
L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza, aveva ipotizzato l’esistenza di un presunto “comitato d’affari” in grado di influenzare la gestione politico-amministrativa del Comune di Alcamo. Tra i protagonisti indicati dagli inquirenti c’era Perricone, imprenditore edile ed esponente politico di lungo corso, con una militanza storica nel Psi.
Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe gestito corsi di formazione professionale fantasma, influenzato la stesura del Piano triennale delle opere pubbliche tra il 2011 e il 2015, esercitato pressioni su nomine strategiche – come quella del Cda della Cassa rurale e artigiana “Don Rizzo” – ed eseguito lavori legati al porto di Castellammare del Golfo.
Dal terremoto politico alle sentenze
L’operazione, scattata nel 2020, provocò un vero terremoto politico ad Alcamo: il candidato sindaco del Psi fece un passo indietro e l’inchiesta pesò sul clima delle elezioni amministrative.
Nel 2021 il Tribunale di Trapani aveva condannato Perricone a cinque anni per associazione a delinquere e corruzione, poi riqualificata. L’accusa di bancarotta, legata alle vicende della cooperativa CEA e della società consortile Nettuno, era già caduta in primo grado, così come altre contestazioni.
Nel corso del processo, molte imputazioni sono state ridimensionate: la corruzione è diventata induzione indebita, la truffa è stata riconosciuta come tentata, per altri capi i giudici avevano stabilito che il fatto non fosse previsto dalla legge come reato.
La decisione finale della Cassazione
Ora l’ultimo passaggio. La Cassazione ha ritenuto maturata la prescrizione per i reati residui contestati a Perricone, annullando la condanna pronunciata in appello. Un esito che chiude definitivamente il procedimento nei suoi confronti.
Diversa la posizione degli altri imputati: nel processo erano stati condannati, con pene ridotte rispetto alle richieste dell’accusa, anche Marianna Cottone ed Emanuele Asta, mentre Girolama Maria Lucia Perricone era uscita completamente assolta.
Un’inchiesta simbolo
“Affari sporchi” resta una delle inchieste simbolo della stagione giudiziaria e politica alcamese. Un’indagine partita dal fallimento della Nettuno, incaricata dei lavori al porto di Castellammare, e allargatasi fino a investire formazione professionale, opere pubbliche e rapporti tra politica e affari.
Fatti che, come emerso nel corso del dibattimento, si sono rivelati in parte meno solidi di quanto ipotizzato inizialmente. E che oggi, per Pasquale Perricone, si chiudono con la parola fine scritta dalla Cassazione.