E’ approdato a sentenza (di primo grado) il caso del tentato omicidio di un 53enne tunisino, Mounir Mhadhbi, che il 20 luglio 2024, a Strasatti, venne violentemente colpito al capo con una pesante arma bianca. Probabilmente, un’accetta. Per questa vicenda, il Tribunale di Marsala (presidente Saladino, giudici a latere Pizzo e Montericcio) ha inflitto undici anni di carcere ad un altro tunisino: il 27enne Mohamed Ali Khalifa. Per l’imputato, il pm Giuseppe Lisella aveva invocato 10 anni. L’arma bianca provocò una profonda ferita alla testa che mise a rischio la vita di Mhadhbi e che al Pronto soccorso dell’ospedale “Paolo Borsellino” fu chiusa con numerosi punti di
sutura. Ancora tutt’ora visibili. Alla vittima, costituitasi parte civile con l’assistenza dell’avvocato Francesco La Vela, i giudici hanno riconosciuto un risarcimento danni “provvisionale” di 20 mila euro.
Una somma da versare subito in attesa del giudizio civile. Davanti ai giudici, l’imputato, difeso dall’avvocato Vito Daniele Cimiotta, si è sempre difeso affermando di non essere stato lui a colpire il connazionale, ma che anzi è stato pure ferito ad una gamba. E che si è risvegliato in ospedale (poi è stato condotto in carcere). Khalifa ha, infatti, sostenuto che c’erano sette o otto persone ubriache che stavano litigando tra di loro e probabilmente sarà stato qualcuno di questi a colpire Mhadhbi. Ma i giudici, evidentemente, non hanno ritenuto credibile questa versione dei fatti.
Lo scorso gennaio, in aula, è stato ascoltato un ispettore della polizia scientifica di Palermo
(Costantino) e dalla sua testimonianza è emerso che le tracce di sangue repertate dopo i fatti sul luogo della rissa erano dell’imputato, che fu ferito, mentre non ne sono state trovate di quello della vittima. Circostanza che l’ispettore Costantino ha spiegato così: “Cadendo in posizione prona, faccia a terra, occorre un po' di tempo prima che il sangue che fuoriesca dalla parte anteriore del capo attraversi i capelli e poi la cute della faccia. Nel frattempo, qualcuno avrebbe potuto prenderlo
e spostarlo in un altro luogo”. Insomma, avrebbero potuto prenderlo immediatamente per portarlo al Pronto soccorso. Subito dopo la lettura del dispositivo della sentenza, l’avvocato Vito Cimiotta ha commentato: “Quando saranno depositate, leggeremo le motivazioni. Poi, valuteremo la possibilità di ricorrere in appello”.