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18/01/2026 06:00:00

Corruzione all'Ars: la maggioranza di governo resta al centro delle indagini

Non è un singolo episodio né una coincidenza. Le inchieste giudiziarie che negli ultimi mesi hanno coinvolto esponenti dell’Assemblea regionale siciliana stanno disegnando un quadro che riguarda in larga parte la maggioranza che sostiene il governo guidato da Renato Schifani. Corruzione, peculato, falso e uso distorto di fondi pubblici sono le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, a deputati regionali appartenenti a quasi tutti i partiti del centrodestra.

 

Il caso Mancuso: la richiesta di domiciliari

L’ultimo fronte aperto riguarda Michele Mancuso, deputato regionale di Forza Italia. La Procura di Caltanissetta ha chiesto per lui gli arresti domiciliari, ipotizzando un sistema di rapporti illeciti legati all’erogazione di contributi regionali. Secondo l’accusa, Mancuso avrebbe incassato 12 mila euro a fronte di un finanziamento concesso all’Ars. Il giudice è ora chiamato a valutare la richiesta cautelare, ma l’impianto accusatorio si inserisce in un contesto più ampio che riguarda il rapporto tra politica, fondi pubblici e interessi privati.

 

Galvagno e l’inchiesta di Palermo

Un altro nome centrale è quello del presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, esponente di Fratelli d’Italia. L’indagine della Procura di Palermo gli contesta i reati di corruzione, peculato e falso ideologico, con riferimento a contributi erogati, missioni istituzionali, rimborsi e all’utilizzo dell’auto di servizio. Galvagno ha scelto il rito immediato, saltando l’udienza preliminare, e ha respinto ogni accusa, sostenendo di voler chiarire tutto nel dibattimento. Il processo inizierà il 4 maggio davanti alla terza sezione del Tribunale di Palermo. ll procuratore Maurizio de Lucia e i sostituti Andrea Fusco e Felice De Benedittis vogliono processare l’ex portavoce di Galvagno, Sabrina De Capitani, l’imprenditrice Marcella Cannariato), l’esperta di marketing e dipendente della Fondazione orchestra sinfonica siciliana Marianna Amato, l’event manager Alessandro Alessi e l’autista dell’Ars Roberto Marino.

 

Una mappa trasversale. Ecco chi sono gli indagati dei partiti

Le indagini non riguardano un solo partito. Nei fascicoli delle procure compaiono esponenti della Lega, di Forza Italia, del Movimento per l’Autonomia e della Democrazia Cristiana. In alcuni casi si tratta di indagini preliminari, in altri di procedimenti già incardinati o di richieste di misure cautelari. Il dato politico è evidente: il perimetro giudiziario tocca quasi esclusivamente la maggioranza che governa la Regione. Da Fratelli d'Italia alla DC, con l'indagine che coinvolge l'ex presidente Totò Cuffaro, ed ancora esponenti dell'MPA, della Lega di Salvini e per finire Forza Italia. Ecco chi sono gli indagati

 

 

Fondi regionali, contributi e discrezionalità

Le contestazioni non descrivono un’unica regia criminale, ma una serie di episodi che ruotano attorno alla gestione dei fondi regionali, ai contributi discrezionali, ai rapporti con imprenditori e soggetti privati. È una zona grigia in cui, secondo i magistrati, il confine tra attività istituzionale e interesse personale tende a sfumare, alimentando pratiche opache e relazioni improprie.

 

Il garantismo e il nodo politico

Dal punto di vista istituzionale, il governo regionale e i partiti coinvolti richiamano il principio di garantismo: si tratta di indagini, non di condanne. Un principio corretto sul piano giuridico. Ma sul piano politico e dell’opinione pubblica il problema resta: il ripetersi di inchieste che coinvolgono la classe dirigente regionale incide sulla credibilità dell’Ars e sull’immagine della Sicilia, già segnata da una lunga storia di scandali e mala gestione.

 

Le prossime mosse della magistratura

Le prossime settimane saranno decisive. Le decisioni dei giudici, l’eventuale applicazione di misure cautelari e l’evoluzione dei procedimenti chiariranno se ci si trova davanti a responsabilità individuali o a un problema più strutturale nel rapporto tra politica regionale e gestione delle risorse pubbliche. Di certo, l’Assemblea regionale siciliana è oggi sotto osservazione. Non solo giudiziaria, ma anche politica.