L’ex presidente della Regione Siciliana Salvatore Cuffaro ha patteggiato una condanna a tre anni nell’ambito dell’inchiesta su presunti episodi di corruzione e appalti pilotati nella sanità e in altri settori della pubblica amministrazione regionale. La pena sarà scontata attraverso lavori di pubblica utilità.
L’ex governatore si trovava agli arresti domiciliari dallo scorso dicembre: per questo motivo dovrà ancora scontare circa due anni e mezzo. Secondo quanto riportato, sarà impiegato presso un’associazione della provincia di Palermo che segue minori con difficoltà familiari. Previsto anche un risarcimento di 15 mila euro agli ospedali di Palermo e Siracusa, ritenuti danneggiati sotto il profilo dell’immagine dalla vicenda giudiziaria.
Nel procedimento risultavano coinvolte anche altre persone accusate, a vario titolo, di associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione. Sei imputati sono stati rinviati a giudizio e il processo prenderà il via a settembre, mentre un’altra posizione sarà definita con rito abbreviato a luglio.
Il patteggiamento rientra tra i cosiddetti riti alternativi e consente una riduzione della pena fino a un terzo, purché quella finale non superi i cinque anni. Pur non rappresentando formalmente un’ammissione di colpevolezza, comporta comunque l’accettazione della condanna.
Secondo la ricostruzione della procura, Cuffaro avrebbe guidato un sistema capace di influenzare attività politiche e amministrative attraverso dirigenti e funzionari ritenuti vicini al suo entourage. L’accusa sostiene che avrebbe esercitato pressioni su gare pubbliche, appalti, concorsi e procedure amministrative per favorire persone di fiducia.
Salvatore Cuffaro guidò la Sicilia dal 2001 al 2008 con una maggioranza di centrodestra. Nel 2011 lasciò il Parlamento dopo la condanna definitiva a sette anni per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto d’ufficio. È tornato in libertà nel 2015, dopo la scarcerazione anticipata per buona condotta.