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15/05/2026 11:10:00

Libertà personale "liquidità" per 23 euro: legale si oppone al Tribunale di Trapani

La tutela della libertà personale può arrivare a “valere” meno di una pizza e una birra: appena 23,80 euro, Iva e Cassa Forense comprese. È la cifra che il Giudice di Pace di Trapani ha ritenuto equa per compensare l’attività svolta dall’avvocata Antonella Macaluso, del Foro di Caltanissetta, nell’assistenza legale a un cittadino tunisino trattenuto nel Cpr di Trapani. La vicenda, riportata dal quotidiano Il Dubbio, riguarda un procedimento particolarmente delicato: la proroga del trattenimento all’interno del Centro di permanenza per i rimpatri, misura che incide direttamente sulla libertà personale del soggetto coinvolto.

 

L’avvocata Macaluso aveva assunto la difesa di fiducia del giovane con ammissione al patrocinio a spese dello Stato. Secondo quanto ricostruito, la professionista ha seguito il caso predisponendo la memoria difensiva, studiando gli atti e assicurando la partecipazione all’udienza camerale del 24 gennaio tramite un sostituto processuale.

Conclusa l’attività, la legale ha presentato istanza di liquidazione del compenso. A inizio febbraio, però, è arrivato il decreto del Giudice di Pace che ha quantificato l’intero lavoro in 20 euro oltre accessori di legge, per un totale di 23,80 euro. Nel provvedimento si fa riferimento, in maniera generica, alla “natura e materia trattata” e alla “tipologia del procedimento”.

 

Una decisione che la professionista ha definito «irrisoria e simbolica», sottolineando come l’importo non sia sufficiente nemmeno a coprire le spese sostenute e finisca per svilire il ruolo dell’avvocatura e la funzione di tutela dei diritti fondamentali.

Per questo motivo, l’avvocata ha presentato opposizione davanti al Tribunale di Trapani. Nel ricorso contesta la violazione dei parametri minimi previsti dal D.M. 55/2014 e richiamati più volte dalla Corte di Cassazione. Secondo la ricostruzione difensiva, anche applicando i minimi tariffari e la riduzione del 50% prevista per il gratuito patrocinio, il compenso avrebbe dovuto ammontare a 387,50 euro, ben lontano dai 20 euro liquidati.

Nel ricorso viene inoltre richiamata la normativa sull’equo compenso, introdotta per evitare liquidazioni considerate meramente simboliche e garantire il rispetto della dignità professionale degli avvocati.