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11/09/2026 06:00:00

Trapani, caso decadenze: voto palese o voto segreto? 

La questione delle decadenze dei consiglieri comunali di Trapani è diventata storia infinita, che dura ormai da quasi un anno.

 

Dopo aver finalmente fissato al 16 settembre prossimo il D-Day che deciderà le sorti dei cinque consiglieri "decadenti" - Andrea Genco, Marzia Patti, Vincenzo Guaiana, Angela Grignano e Giovanni Parisi, finiti nel procedimento per le assenze alle sedute consiliari del 22 e 23 ottobre 2025 - dopo mesi di pareri, giustificazioni e passaggi tra Conferenza dei capigruppo e Presidenza, la decisione finale è ora nelle mani del Consiglio comunale.

 

Ed il nuovo capitolo della saga é la modalità di voto dell'aula: sarà palese o segreto?

Chi voterà per la decadenza dovrà metterci la faccia. 

È questo il senso del primo comunicato con cui i consiglieri della maggioranza hanno chiesto che il 16 settembre il Consiglio comunale di Trapani voti sulle cinque decadenze con modalità palese e per appello nominale. 

Una richiesta che ha inevitabilmente aperto un nuovo fronte di scontro con il presidente del Consiglio Alberto Mazzeo.

 

«Chi vota per la decadenza si assuma la responsabilità»

Nel loro comunicato, i consiglieri della maggioranza chiedono che non ci sia alcun voto al riparo dell'anonimato. La richiesta è quella di un voto palese, per appello nominale, perché – è la loro posizione – una scelta che può determinare la perdita del mandato elettivo di un collega deve essere assunta pubblicamente.

 

Il ragionamento politico è diretto: se un consigliere ritiene legittimo dichiarare decaduto un altro consigliere, deve dirlo davanti alla città e i cittadini che hanno votato quegli stessi consiglieri. 

 

E questo spiega la portata di questo voto di decadenza: devono esserci motivazioni ferree per sconfessare la volontà democratica dell'elettorato.

Altrimenti, passerebbe che basta usare questo strumento per "eliminare" un avversario politico. 

 

La maggioranza teme quindi che il voto segreto possa favorire i cosiddetti “franchi tiratori”: consiglieri che, protetti dall'anonimato, potrebbero votare contro la decadenza rispetto alla posizione ufficiale del proprio gruppo.

 

Sembrerebbe un controsenso visto che il voto segreto potrebbe favorirli. 

In realtà il passaggio non è del tutto di natura politica: la stessa maggioranza spiega che, con il voto palese sarebbe possibile individuare chi ha sostenuto la decadenza e, in caso di successive contestazioni giudiziarie, attribuire le relative responsabilità. 

Una ricostruzione che però non equivale automaticamente a una responsabilità personale per chi votasse a favore: eventuali profili di responsabilità dovrebbero essere accertati separatamente.

 

Mazzeo: «Io applico le regole»

La risposta del presidente del Consiglio Alberto Mazzeo non si fa attendere ed è tutta sul piano istituzionale.

 

Mazzeo sostiene che la questione non possa essere risolta sulla base di una scelta politica della maggioranza, ma debba essere affrontata alla luce delle norme che disciplinano il funzionamento dell'aula.

Il presidente ha spiegato di non avere ricevuto, al momento, una richiesta formale da parte dei consiglieri di maggioranza, ma soltanto il comunicato politico. Se arriverà una richiesta ufficiale di procedere con modalità diverse, Mazzeo ha detto che sarà necessario acquisire il parere del Segretario generale e lasciare al Consiglio la valutazione.

 

La sua posizione, dunque, è che la Presidenza non possa scegliere liberamente la modalità di voto sulla base dell'opportunità politica ed implica quindi che, per regolamento, l'aula ebba esprimersi con voto segreto trattandosi di un giudizio  su persone. 

 

Che ne pensa Maurizio Miceli

Pochi giorni fa, in una intervista, Maurizio Miceli leader dell'opposizione aveva espressamente dichiarato come le decadenze siano un atto prettamente amministrativo.

"Il compito del consiglio comunale é solo quello di valutare se le giustificazioni addotte dai consiglieri in questione, siano ammissibili o meno. Tutto qua". Ma aggiunge: "Una giustificazione fatta male é un demerito della persona, quindi si può chiedere il voto segreto". 

 

 

Patti: «Votate alla luce del sole»

Al presidente Mazzeo risponde direttamente Marzia Patti, una dei cinque consiglieri interessati dal procedimento, nonché segretaria del PD di Trapani.

 

Patti contesta l'idea che il Consiglio stia giudicando la persona del consigliere. La questione, secondo la sua lettura, riguarda invece la giustificazione di una condotta politica, cioè le assenze dalle sedute di ottobre. 

 

Da qui la richiesta di voto palese. Patti sfida apertamente Mazzeo: se il presidente ritiene legittimo il procedimento, sostiene, dovrebbe essere disposto a sostenerlo con un voto trasparente e visibile.

Il confronto, quindi, si sposta dal merito delle cinque decadenze alla domanda preliminare: come dovranno votare i consiglieri?

 

Tranchida: «É una vendetta politica»

A far salire ulteriormente la tensione è il sindaco Giacomo Tranchida.

Per il sindaco, quella delle decadenze sarebbe ormai «tutta una pantomima, una vendetta politica», dietro la quale ci sarebbero «mandanti» e un disegno preciso per condizionare l'amministrazione comunale.

 

Tranchida collega l'attuale procedimento alle sedute straordinarie dell'ottobre scorso sul Pala Daidone, che a suo giudizio sarebbero state utilizzate per creare un clima di pressione sull'amministrazione.

 

Da qui l'accusa: la procedura per le decadenze sarebbe diventata uno strumento per «tagliare le gambe» all'amministrazione, colpendo consiglieri eletti e alterando gli equilibri politici di Palazzo Cavarretta.

 

Tranchida contesta poi direttamente il voto segreto. 

Secondo il sindaco, il voto palese obbligherebbe ciascun consigliere ad assumersi la responsabilità della propria scelta davanti agli elettori, e che inoltre che non si stia decidendo sulle qualità personali dei consiglieri, ma sulla giustificabilità delle loro assenze, e considera quindi lo scrutinio segreto una forzatura. 

 

L'affondo più pesante è rivolto a Mazzeo e Miceli, accusati dal sindaco di avere piena consapevolezza delle conseguenze delle loro scelte anche in ragione della loro esperienza professionale. Tranchida li accusa di non voler «metterci la faccia» e parla di una pressione politica esercitata sui consiglieri.

 

 

Il 16 settembre si comincia da qui: prima ancora di sapere chi resterà in Consiglio, bisognerà capire se i consiglieri saranno chiamati a mettere pubblicamente la faccia sul proprio voto.



Politica | 2026-09-11 06:00:00
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