Quando la raccolta delle olive era già inoltrata, nessuno sembrava occuparsi di alcuni alberi d’ulivo nella periferia sud di Castelvetrano. Ecco perché un uomo, un sabato mattina di dieci anni fa, era arrivato lì con la bicicletta per riempire di olive le sue due bisacce, in pieno giorno, sicuro del disinteresse del proprietario del fondo. Ma prima che potesse ricominciare a pedalare per la strada di casa, arrivarono i carabinieri e lo arrestarono.
Quel terreno non era un campo qualunque, ma un bene sottratto alla criminalità organizzata e confiscato all’imprenditore Giuseppe Grigoli, condannato come prestanome del boss Matteo Messina Denaro. Insomma, un bene tutelato dallo Stato.
Oggi, quello stesso uliveto, sulla provinciale che va a Partanna, a pochi metri dal ponte sotto l’autostrada, è soffocato da una vera e propria discarica abusiva a cielo aperto. E se nel 2016 la risposta delle istituzioni fu fulminea per tutelare i frutti di un bene confiscato, oggi la profanazione sistematica degli stessi alberi sembra non dare fastidio a nessuno. Tra le piante c’è di tutto: materiali edili, vecchie cucce per animali, alberi di Natale dismessi, pezzi di automobili…Un degrado assoluto.
Ma non è un’eccezione solitaria, visto che le aree degradate di questo tipo sono abbastanza diffuse per la città. Anche nei pressi del centro. Un’inciviltà urbana in continua “evoluzione”, dove non mancano gli esempi “creativi”. Uno fra tutti, nell’ex via Tagliata, dietro il Parco delle Rimembranze, dove si verifica il lancio di sacchetti di immondizia dalle auto in corsa, che finiscono per accumularsi sul rialzo oltre il muro di cinta. A subire il disagio maggiore sono i residenti del palazzo di fronte, in viale Vittorio Veneto, costretti a respirare quotidianamente i cattivi odori esalati dai rifiuti in decomposizione, soprattutto nei periodi più caldi.
Dietro queste distese di spazzatura non c’è soltanto la semplice pigrizia nell’effettuare la raccolta differenziata. Nelle discariche abusive finisce sempre più spesso la cosiddetta “spazzatura normale” - organico, plastica, vetro, lattine e cartone - abbandonata dai cosiddetti “scrocconi della spazzatura”. Si tratta degli “utenti fantasma”, cittadini mai censiti dal Comune che non hanno mai pagato la TARI e che evitano con cura di ritirare i mastelli per la differenziata per non lasciare tracce nei database tributari.
Nonostante la raccolta porta a porta sia attiva da oltre un decennio a Castelvetrano, non è mai decollato uno strutturato piano di controlli incrociati tra anagrafe, numeri civici sospetti ed effettive utenze per scovare chi vive nell’ombra. Come dimostrato da altre realtà urbane, basterebbe un’azione mirata di verifica per far emergere migliaia di evasori totali, evitandone il peso sulle casse comunali e sui cittadini onesti.

Nel frattempo, dal comune di Castelvetrano si susseguono gli annunci di interventi sul fronte della videosorveglianza. L’amministrazione ha avviato le procedure per l’acquisto del sistema mobile “Ekiller F4” a supporto della polizia municipale e ambientale, mentre sono in fase di appalto nuove fotocamere intelligenti finanziate con fondi regionali. Il tutto accompagnato da norme nazionali rigorose che prevedono sanzioni penali, sospensione della patente e confisca del veicolo per i trasgressori.
Certo, tra i proclami e la reale bonifica dei luoghi si frappone la consueta lentezza dei processi amministrativi. Per gli interventi concreti bisogna aspettare. Tranne se vai in bicicletta a raccogliere due bisacce di olive nel campo confiscato (e abbandonato). In quel caso ti arrestano.

Egidio Morici