Trapani, emergenza acqua: mancano autobotti e autisti. In Prefettura si cerca una soluzione
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L'emergenza idrica di Trapani arriva in Prefettura e cambia ancora una volta livello.
Dopo il documento urgente inviata il 10 settembre scorso dal sindaco Giacomo Tranchida a Vigili del Fuoco, Forze armate, Protezione civile e agli altri enti coinvolti, ieri si è aperto il confronto tra Amministrazione e Prefettura per capire come mettere insieme mezzi, uomini e competenze necessarie a garantire l'acqua potabile alle utenze ancora escluse dalla rete.
Lo stato attuale
Il dato di partenza è quello contenuto nel documento: circa 150 utenze restano interessate dalla contaminazione, mentre dalla prossima settimana entreranno nel perimetro delle necessità anche le scuole.
E - anche se per le scuole i Vigili del Fuoco metteranno a disposizione un'auto otte da 30 mila litri, come riferisce l'assessore Giuseppe Pellegrino - il Comune dispone attualmente di un numero insufficiente di autobotti e autisti e ha chiesto l'intervento delle strutture dello Stato.
Nello specifico, dispone di 2 autobotti della ditta incaricata Palma Autospurghi ed 1 messa a disposizione da Comune di Buseto Palazzolo, che caricano acqua dai pozzi comunali di S. Giovannello.
La Protezione Civile si è messa a disposizione per una macchina organizzativa più razionale, nel momento in cui ci fossero state anche altre autobotti messe a disposizione, cosa che ha fatto per diversi giorni, ma che non poteva trasformarsi in un intervento strutturale.
Lunedì mattina, su iniziativa della Prefettura, è previsto un nuovo tavolo con Protezione civile regionale, ASP e ATI Idrico.
L'obiettivo è mettere ordine nella catena degli interventi: chi mette i mezzi, chi mette gli autisti, chi garantisce l'acqua e chi coordina il servizio.
È il punto più urgente di una crisi che dura ormai da mesi.
La priorità sono le autobotti
La questione è molto concreta. Le ordinanze che hanno vietato l'utilizzo dell'acqua in alcune zone della città per fini potabili, hanno imposto al Comune di assicurare un servizio sostitutivo.
Che peró non basta più e causa anche svariati giorni di liste d'attesa tra gli utenti
“La mia più grande preoccupazione al momento è cercare di aumentare il numero possibile di autobotti per garantire un servizio sostitutivo di acqua potabile ai cittadini”, è la priorità indicata dal sindaco.
E c'è un appuntamento che rende la situazione ancora più delicata: la riapertura delle scuole.
“È ovvio che non consentiremo che le scuole rimangano chiuse o senza acqua”, ha detto Tranchida, spiegando che proprio per questo il sistema dovrà essere potenziato nei prossimi giorni.
Più complicata, almeno per ora, la disponibilità delle Forze armate: l'Esercito avrebbe comunicato di non avere autobotti specificamente destinate al trasporto di acqua potabile, ma mezzi per acqua sanitaria. E potrebbe mettere a disposizione gli autisti.
Resta da verificare invece la disponibilità dell'Aeronautica.
Il paradosso dei pozzi privati
C'è poi un altro tema che rischia di diventare centrale: da dove arriva l'acqua caricata dalle autobotti private?
È una domanda che i cittadini pongono da giorni e che diventa ancora più rilevante dopo la contaminazione della rete.
La risposta del sindaco apre un problema tecnico e normativo: se un privato non può certificare di prelevare acqua potabile dalle fonti comunali autorizzate, “la prendono da pozzi privati”.
Il Comune, però, non può utilizzare automaticamente quelle stesse fonti.
Tranchida ricorda di avere chiesto già nel 2024 all'ASP di analizzare alcuni pozzi.
In alcuni casi, sostiene, le analisi avrebbero evidenziato un'acqua buona dal punto di vista batteriologico e chimico. Ma il problema sarebbe un altro: l'acqua di quei pozzi non può essere immessa nella rete potabile perché i pozzi si trovano in contesti urbani e non rispettano le distanze di salvaguardia previste rispetto a possibili infiltrazioni fognarie.
Da qui il paradosso evidenziato dal sindaco: “Abbiamo l'acqua in un pozzo che il Comune non può utilizzare e portare a casa dei cittadini, i privati la possono utilizzare per usi non potabili”.
Una questione che intreccia sicurezza sanitaria, norme e gestione dell'emergenza e che potrebbe diventare uno degli argomenti del tavolo di lunedì.
La requisizione extrema ratio
Nel frattempo, non viene accantonata l'ipotesi più estrema contenuta nella lettera di ieri: la requisizione delle autobotti private.
Il sindaco conferma che, in caso di emergenza, la procedura è prevista dalla legge. Ma c'è un dettaglio: “Posso requisire i mezzi, non le persone”.
Tradotto: anche riuscendo a ottenere altri mezzi, bisogna trovare chi li guida.
È per questo che, nella richiesta alle Forze armate non ci sono soltanto autobotti, ma anche autisti.
Lunedì nuovi prelievi sulla rete
Parallelamente alla gestione dell'emergenza, prosegue la ricerca delle cause della contaminazione.
Da lunedì sono attesi nuovi prelievi e analisi sugli interventi effettuati sulla rete.
Il Comune ha fatto eseguire anche verifiche in relazione ad alcuni lavori realizzati da Enel, per capire se possano essersi create commistioni o interferenze capaci di favorire l'ingresso di contaminanti.
Il quadro emerso nei giorni scorsi è tutt'altro che semplice: vecchie condotte, reti per le acque bianche diventate nel tempo miste, allacciamenti non corretti e parti della rete fognaria non completamente mappate.
Le analisi hanno consentito di restringere progressivamente l'area della contaminazione e gli interventi di clorazione hanno prodotto un abbattimento degli indici microbiologici, ma il problema non può dirsi chiuso finché non viene individuata e rimossa la causa della contaminazione.
Il nodo delle reti e dei finanziamenti
Sui social impazza anche la polemica sui finanziamenti del BRT: perché non utilizzare quelle risorse per sistemare le reti idriche e fognarie?
La risposta è netta: quei finanziamenti pubblici sono vincolati alla destinazione d'uso. “O fai quelle cose o non puoi farne un'altra”.
Secondo Tranchida, il problema riguarda anche le scelte del governo nazionale sui finanziamenti destinati alle reti nei territori dove gli ATI idrici non sono ancora operativi.
È un capitolo che va oltre l'emergenza di queste settimane e tocca una fragilità strutturale già emersa nel confronto con il Comitato “Acqua è un diritto di tutti”, che ha raccolto 1.150 firme e chiesto risposte formali all'amministrazione.
Per ora, però, la questione è molto più immediata: trovare abbastanza autobotti per portare acqua potabile alle famiglie e alle scuole.
Perché l'emergenza di Trapani, a questo punto, non è soltanto quella di una rete contaminata.
È anche quella di un Comune che rischia di non avere abbastanza mezzi per garantire, giorno dopo giorno, l'acqua a chi dalla rete non può più berla.
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