Marettimo: presentato "Perché ero ragazzo", il libro di Alaa Faraj
Non saliva su una barca dal suo arrivo in Italia, nell’agosto del 2015. Alaa Faraj è tornato a farlo a Marettimo, undici anni dopo quella traversata dalla Libia alla quale seguirono l’arresto, una condanna a trent’anni e quasi undici anni di detenzione. Un gesto che accompagna la sua presenza sull’isola per la presentazione di Perché ero ragazzo, il libro pubblicato da Sellerio e nato dalle lettere scritte dietro le sbarre.
L’iniziativa, promossa dall’associazione C.S.R.T. Marettimo, si inserisce nella rassegna “Libri e letture di qua e di là dal mare”. L’appuntamento del 5 settembre, al Museo del Mare di Scalo Vecchio, prevedeva il confronto con Alessandra Sciurba, curatrice del volume e autrice della postfazione, l’introduzione e la moderazione di Laura Lodico e Mimma Grillo e le letture di Riccardo Sciacca.
Il viaggio, la tragedia, la condanna
Quando lascia la Libia, Alaa ha vent’anni. Studia ingegneria, gioca a calcio e immagina in Europa un futuro diverso da quello possibile in un Paese attraversato dalla guerra civile. Parte insieme a tre amici, anche loro calciatori. Durante la traversata, 49 persone muoiono soffocate nella stiva del barcone: è la tragedia che le cronache chiameranno “strage di Ferragosto”.
Faraj viene accusato di essere uno degli scafisti e condannato a trent’anni per omicidio plurimo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ha sempre sostenuto la propria innocenza. Attorno alla sua vicenda si sviluppa una battaglia giudiziaria e pubblica che coinvolge la sua difesa, studiosi, scrittori e attivisti, fino alla recente ammissione del processo di revisione.
Le lettere diventate un libro
Perché ero ragazzo nasce in carcere, in una lingua che Alaa ha imparato durante la detenzione. Scrive a mano, a stampatello, sui fogli che riesce a procurarsi. Poi li spedisce, lettera dopo lettera, ad Alessandra Sciurba, docente di filosofia del diritto conosciuta durante un laboratorio in prigione e diventata una delle principali sostenitrici della sua richiesta di giustizia.
Il racconto attraversa la partenza, le morti in mare, l’arresto e i primi dieci anni di reclusione. Alla ricostruzione della vicenda giudiziaria si affianca la quotidianità della detenzione: lo studio, gli incontri, la paura, la frustrazione, il tentativo di non lasciare che la condanna cancelli ogni altra parte della propria identità. La scrittura diventa così anche il modo per raccontare chi fosse il ragazzo salito su quel barcone, prima che la sua vita venisse riassunta in un’accusa. Il volume ha vinto il Premio letterario internazionale Tiziano Terzani 2026.
La scarcerazione e la revisione del processo
Nel frattempo, rispetto agli anni raccontati nel libro, la situazione giudiziaria è cambiata. Il 22 dicembre 2025 Sergio Mattarella ha concesso a Faraj una grazia parziale, riducendo la pena ancora da scontare. Il Quirinale ha richiamato, tra le ragioni del provvedimento, la giovane età al momento dei fatti, il percorso compiuto in carcere e il contesto particolarmente complesso e drammatico della vicenda.
Il 19 maggio 2026 Faraj ha lasciato il carcere dell’Ucciardone di Palermo, dopo che la Corte d’appello di Messina ha dichiarato ammissibile la richiesta di revisione e sospeso l’esecuzione della pena. La scarcerazione non equivale a un’assoluzione: il procedimento deve ancora affrontare il nuovo esame. La prima udienza è stata fissata per il 9 ottobre.
A Marettimo questa storia è arrivata attraverso un libro e la presenza del suo autore. Ma anche attraverso un fatto semplice: Alaa è tornato su una barca. Non più per affrontare la traversata verso l’Italia, ma durante una visita in cui ha potuto raccontare, fuori dal carcere, ciò che a lungo aveva affidato soltanto alle lettere.
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