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13/09/2026 06:00:00

Intervista a Umberto Leone, “l’inventore” dei Girasoli di Selinunte

 Dopo la puntata de “Il Provinciale”, trasmessa martedì scorso su Raitre, interamente dedicata a Selinunte (la trovate qui), e dopo il successo dei “Girasoli” (trovate il video in coda a questo articolo), abbiamo intervistato l’artista Umberto Leone che, con la moglie Ute Pyka, ha realizzato l’installazione.

E’ sua l’idea dei "Girasoli di Selinunte". Di che si tratta?

È un’installazione vegetale dedicata al cantastorie Pino Veneziano. Il cerchio richiama il sole e riporta un suo verso: “Un sulu patri avemu ed è lu suli”. È un messaggio laico e universale sulla fratellanza, ma anche una critica ai "padroni" (della terra e della guerra) che da sempre sono un male per l'umanità. Infatti il titolo dell’installazione non è  “I girasoli di Selinunte “ ma “Lu patruni è suvecchiu”

Com’è nata l’idea e perché è un’opera "partecipata"?

Mi hanno ispirato gli studi dello scienziato Stefano Mancuso sulla capacità dei girasoli di comunicare tra loro. È un lavoro collettivo: gli abitanti aiutano a curare il terreno e, alla fine del ciclo, bambini e genitori partecipano alla “raccolta del sole”, conservando i semi per ripiantarli l’anno dopo. Il vero valore è il seme che lasci.

Qual è oggi il rapporto tra uomo e natura?

Abbiamo divorziato. Ma vorrei essere chiaro: la colpa principale è da attribuire a quelle poche centinaia di ricconi che comandano e vogliono continuare ad arricchirsi. Il fatto di spalmarla su tutto il genere umano non fa altro che costruire alibi a queste poche centinaia di porci assassini. La gente comune ha la sola colpa di essere ignorante e farsi abbindolare, anche se questo non li assolve. Abbiamo perso il legame vitale con la natura a causa dell'“inciviltà dei consumi”. Dobbiamo ricongiungerci con le piante e gli animali per dare un senso alla nostra permanenza sul pianeta. Spesso noi umani pensiamo di essere dei, specialmente vivendo accanto ai templi, ma non ci salviamo da soli.

A proposito di templi: meglio ricostruire o lasciare le "rovine"?

Selinunte è la "poesia della rovina", un paesaggio senza tempo che ha incantato Sartre e Consolo. Queste erezioni di colonne mi sembrano più il frutto dell’impotenza umana. Preferisco il silenzio e l'incanto delle pietre originali.

Qual è il suo sogno per questo territorio?

Che diventi un esempio nella lotta al riscaldamento globale. Vorrei vedere le piazze deasfaltate e ricoperte di alberi. Servirebbe il coraggio di unire il nostro passato antico a un "pensiero contemporaneo" capace di affrontare le emergenze del pianeta.

Qual è il futuro artistico del giardino di Pensiero Contemporaneo?

Progettiamo una grande installazione sull’emigrazione che coinvolgerà migranti e scuole. La storia di uomini, animali e piante è fatta di movimento e incontri. Per me l’arte è impegno sociale, è dono, non è apparire. A Castelvetrano ci sono tanti bravi artisti, dovremmo incontrarci di più e fare squadra.