"In Vino Veritas", Gaspare Grammatico: Trapani, i granchi e quella città che sa ancora consolare
Si torna sempre sul luogo del delitto.
E Gaspare Grammatico, a “In Vino Veritas”, è recidivo.
Lo scrittore e autore televisivo trapanese torna all’Enoteca Ostinati, di Leo Accardo e Sonia La Barbera, per una nuova puntata del podcast condotto da Valentina Colli e Danilo Orlando.
La prima volta aveva anticipato persino il titolo del libro al quale stava lavorando. Adesso quel libro c’è: è “La mentalità del granchio”, pubblicato da Mondadori, terza indagine del commissario Nenè Indelicato.
Si parte da lì, ma non ci si rimane a lungo. Perché la conversazione finisce inevitabilmente per attraversare la scrittura, il mestiere dell’autore, la famiglia, Trapani e quella “mentalità del granchio” che dal titolo del romanzo scivola facilmente nella vita di tutti i giorni.
Grammatico da anni scrive per Fratelli di Crozza. E dietro un lavoro che dall’esterno potrebbe sembrare una fabbrica permanente di battute, c’è un ritmo tutt’altro che rilassante.
La satira vive sull’attualità e l’attualità non aspetta. I testi cambiano fino all’ultimo, interi pezzi possono essere buttati via, le battute riscritte mentre il pubblico è già in fila per entrare in teatro.
Grammatico lo racconta con un’immagine piuttosto efficace: a fine giornata torna a casa con il cervello “shakerato come un cocktail”. E per staccare cosa fa? Scrive.
Solo che nei libri il tempo cambia. Si può tornare indietro, cancellare, ripensare una frase. È in questo spazio che è nato Nenè Indelicato, commissario di polizia e protagonista ormai di tre libri.
Dentro Nenè c’è parecchio dello stesso Grammatico. L’inquietudine, l’empatia, qualche insicurezza, la disponibilità a mettersi in discussione. Con qualche aggiustamento, naturalmente: confessa di averlo fatto anche un po’ più intelligente di lui.
Poi gli ha affidato un’indagine decisamente più complicata delle altre: crescere da solo una figlia adolescente.
È uno dei fili che attraversano la trilogia e che rendono il commissario molto meno infallibile, e forse proprio per questo più umano.
Poi c’è Trapani
Nei libri di Grammatico non rimane sullo sfondo. Entra nelle storie, accompagna i personaggi, offre una pausa quando l’indagine si fa più scura.
Grammatico racconta di averla messa a fuoco meglio proprio dopo aver trascorso molti anni lontano.
Nei suoi romanzi non cerca di nasconderne i problemi, ma sceglie di raccontarne soprattutto colori, sapori, sfumature. E quella “trapanesità” che appartiene tanto alla città quanto a chi la abita.
È il meccanismo del noir mediterraneo: il delitto e il torbido convivono con il mare, il cibo, le strade, la bellezza. Ogni tanto l’indagine si ferma e torna semplicemente la vita.
Nel secchio dei granchi
“La mentalità del granchio” parte da un’immagine semplice e piuttosto feroce.
Un granchio chiuso in un secchio potrebbe riuscire a uscirne. Se i granchi sono due o più, quando uno tenta di risalire gli altri lo trascinano verso il basso.
Tradotto nei comportamenti umani: se non posso farcela io, non devi farcela neanche tu.
Nel romanzo questa immagine tiene insieme storie e personaggi diversi. Nella conversazione con Grammatico, però, il secchio diventa presto molto più grande.
Può essere un ambiente di lavoro, una famiglia, una città. Può essere invidia, competizione, incapacità di accettare il successo altrui.
E qualche volta può nascondersi persino dietro qualcosa che nasce con intenzioni opposte: proteggere troppo qualcuno può significare impedirgli di andare dove vorrebbe.
Alla fine, osserva Grammatico, probabilmente siamo stati tutti almeno una volta uno dei granchi dentro quel secchio.
Falcone, Borsellino e i ricordi che restano
Nelle ultime pagine del libro entra anche una memoria molto più dolorosa.
Grammatico rende omaggio a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, agli uomini e alle donne delle scorte e a chi ha perso la vita nella lotta alla mafia. Non fa della mafia il centro del romanzo. Anzi.
Sceglie un’altra strada, quella del ricordo.
Nenè Indelicato aveva dodici anni nel 1992 e nel libro rivive davanti alla televisione la strage di via D’Amelio. Dentro quelle pagine, però, entra anche qualcosa che appartiene alla vita dell’autore.
Il passaggio diventa ancora più personale quando Grammatico parla del suocero, scomparso da poco. Negli anni in cui Giovanni Falcone era giudice istruttore ad Alcamo, lo aveva accompagnato in alcuni dei suoi spostamenti. Di quei viaggi erano rimasti anche ricordi molto semplici, lontani dall’immagine pubblica del magistrato: Falcone che fumava moltissimo, sempre il primo a salutare, il primo a chiedere scusa. Piccoli dettagli che raccontano l’uomo, prima ancora del magistrato.
Anche questa volta “In Vino Veritas” parte da un libro, ma finisce da tutt’altra parte. Ed è probabilmente questo il bello.
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