Erice, Favignana e Mazara del Vallo sono i tre Comuni della provincia di Trapani “rimandati” sulla trasparenza dei beni confiscati alle mafie. Nel dataset della quarta edizione di RimanDATI, il monitoraggio nazionale di Libera, per tutti e tre compare la stessa classificazione: «Elenco non presente». Una carenza che ostacola la possibilità dei cittadini di conoscere il patrimonio sottratto alla criminalità e trasferito alle amministrazioni locali.
La ricerca è realizzata con il Gruppo Abele e il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, con il contributo dell’Istat. Va precisato il periodo al quale si riferiscono i risultati: il monitoraggio si è svolto nel 2025 e l’analisi è stata chiusa il 31 dicembre dello stesso anno. I dati descrivono dunque la situazione rilevata durante quel percorso.
Nel Trapanese gli enti comunali esaminati sono 19, individuati perché destinatari di beni confiscati. Di questi, 16 pubblicano un elenco in formato tabellare, circa l’84%. Sono Alcamo, Buseto Palizzolo, Calatafimi-Segesta, Campobello di Mazara, Castellammare del Golfo, Castelvetrano, Custonaci, Marsala, Paceco, Pantelleria, Partanna, Salemi, San Vito Lo Capo, Trapani, Valderice e Vita. Restano fuori da questo gruppo Erice, Favignana e Mazara del Vallo.
Pubblicare un elenco, però, è soltanto il primo passaggio. Guardando le singole voci del dataset emergono carenze anche nei Comuni che hanno messo online le informazioni. Per Marsala, la rilevazione segnala lacune nelle voci relative all’ubicazione e alla destinazione dei beni, oltre che all’oggetto e alla durata delle concessioni. Per Trapani le carenze riguardano l’oggetto e la durata delle concessioni.
A Trapani va però registrato anche un aggiornamento successivo al periodo esaminato dal rapporto. La giunta guidata da Giacomo Tranchida ha approvato un nuovo schema di regolamento sui beni confiscati, revocando la deliberazione adottata ad aprile, quattro mesi prima. Il precedente testo non era mai entrato in vigore, perché mancava l’approvazione del Consiglio comunale. Ulteriori approfondimenti tecnici e organizzativi hanno portato a una revisione complessiva, finalizzata a rendere la disciplina più coerente con il quadro normativo e con le linee guida dell’Agenzia nazionale.
Il nuovo schema, composto da 28 articoli, interviene sulle procedure di destinazione, assegnazione, gestione e controllo del patrimonio confiscato. Tra le novità figura proprio l’istituzione di un Registro comunale dei beni confiscati, da aggiornare e pubblicare nella sezione “Amministrazione trasparente”.
Il testo definisce anche le priorità di utilizzo: finalità istituzionali, concessioni gratuite per progetti sociali e interventi di emergenza abitativa. Le concessioni a pagamento sono previste soltanto in via residuale, con l’obbligo di destinare i proventi alla valorizzazione del patrimonio confiscato. Vengono inoltre disciplinati l’acquisizione e l’utilizzo dei beni mobili, con procedure di richiesta all’Agenzia nazionale e obblighi di inventariazione e controllo.
Lo schema approvato dalla giunta deve passare al vaglio del Consiglio comunale. La previsione del registro pubblico affronta uno dei nodi centrali sollevati dal monitoraggio di Libera: permettere ai cittadini di conoscere i beni, la loro destinazione e le condizioni alle quali vengono affidati.
L’obbligo richiamato dalla ricerca è previsto dall’articolo 48 del Codice antimafia: gli enti devono pubblicare sul proprio sito un elenco dei beni trasferiti, aggiornato mensilmente. Devono essere indicati consistenza, destinazione e utilizzazione del patrimonio. Quando il bene viene assegnato a terzi, occorrono anche i dati del concessionario e gli estremi, l’oggetto e la durata della concessione.
Il quadro siciliano resta problematico. Il rapporto indica 50 Comuni inadempienti su 208 monitorati, il 24% del totale, e 158 amministrazioni che pubblicano gli elenchi. Sul piano della qualità e dell’accessibilità dei dati, la Sicilia raggiunge un punteggio medio di 49,5 su 100, inferiore alla media nazionale di circa 56,2.
In Italia, complessivamente, pubblicano gli elenchi 938 Comuni su 1.174, quasi otto su dieci. Un miglioramento rispetto alla prima edizione del 2021, quando la quota si fermava al 38%. A incidere è stata anche l’iniziativa civica: dopo le richieste di accesso inviate da Libera, il numero delle amministrazioni che pubblicano i dati è cresciuto di 209 unità.
Per la provincia di Trapani, il risultato pone una questione concreta: rendere verificabile il percorso dei beni confiscati, dalla consegna al Comune fino all’utilizzo. Un elenco completo permette di conoscere quali immobili sono disponibili, quali destinazioni hanno e a chi sono affidati. Offre alle associazioni informazioni utili per proporre progetti e ai cittadini gli strumenti per controllare le scelte pubbliche.
La criticità rilevata per Erice, Favignana e Mazara riguarda precisamente questa possibilità di controllo.