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15/09/2026 09:01:00

Il sale di Trapani e Marsala verso il riconoscimento come prodotto agricolo

Il sale marino coltivato lungo la fascia costiera tra Trapani e Marsala potrebbe presto essere riconosciuto come prodotto agricolo a tutti gli effetti. E intanto le saline fanno un altro passo verso il riconoscimento UNESCO: il dossier per candidare l'area a prima Riserva della Biosfera della Sicilia ha ottenuto il via libera del Ministero dell'Ambiente ed è diretto a Parigi.

 

 

Sono le due principali novità emerse dal convegno “Le vie del Sale”, promosso da Confagricoltura Trapani e Confagricoltura Sicilia al Salt Resort dell'Isola Lunga, nello Stagnone di Marsala, con il finanziamento dell'assessorato regionale dell'Agricoltura. Circa cento gli imprenditori agricoli presenti.

«I salinai sono agricoltori del mare»

Sul riconoscimento del sale marino come prodotto agricolo, Confagricoltura ritiene che una svolta possa arrivare entro la fine dell'anno.

«Da qui a fine anno qualcosa per chi coltiva il sale cambierà», ha annunciato Rosario Marchese Ragona, presidente di Confagricoltura Sicilia, ricordando l'interlocuzione avviata a livello nazionale.

Il punto è distinguere il sale marino dal salgemma estratto dalle miniere. «Il sale viene coltivato in terreni che sono agricoli, perché le saline sono terreni agricoli», ha spiegato Marchese Ragona.

Una posizione condivisa da Giacomo D'Alì Staiti, presidente di Sosalt e vicepresidente dell'Associazione europea dei produttori di sale: «I nostri salinai coltivano il sale, lo raccolgono, non lo producono: sono veri agricoltori del mare».

Il riconoscimento avrebbe conseguenze concrete per le aziende, che potrebbero accedere pienamente alle misure destinate al settore agroalimentare.

 

Un comparto da 25-30 milioni di euro

Il sale marino della costa trapanese è una produzione fortemente legata alle condizioni climatiche. Si raccoglie in estate e maree e maltempo possono incidere direttamente sulle quantità. Quest'anno, è stato spiegato durante il convegno, quindici giorni di maree eccezionalmente alte hanno diluito i depositi accumulati durante l'inverno.

Il comparto vale tra i 25 e i 30 milioni di euro l'anno e circa il 90% della produzione è destinato al mercato agroalimentare, con esportazioni che raggiungono anche Stati Uniti, Canada e Giappone.

Il territorio trapanese può inoltre contare sull'Indicazione Geografica Protetta per il proprio sale marino.

 

Le saline verso l'UNESCO

L'altra novità riguarda il percorso per il riconoscimento delle saline come Riserva della Biosfera UNESCO. Il dossier di candidatura ha superato il passaggio al Ministero dell'Ambiente ed è ora destinato a Parigi.

Se il percorso dovesse concludersi positivamente, si tratterebbe della prima Riserva della Biosfera UNESCO della Sicilia, rafforzando il riconoscimento di un paesaggio nel quale produzione, biodiversità, storia e attività dell'uomo convivono da secoli.

«Non si fa buon sale se l'ambiente non è integro», ha sottolineato D'Alì Staiti, rivendicando proprio il ruolo dei salinai nella conservazione di questo delicato ecosistema.

Per Fulvio Bellomo, dirigente generale del Dipartimento regionale dell'Agricoltura, la prospettiva deve essere quella di considerare il sale non soltanto come una produzione: «Il sale non è un semplice prodotto, ma diventa una cultura e un elemento fondamentale per il settore agroalimentare».

Due percorsi diversi, dunque, ma legati dallo stesso obiettivo: trasformare una delle produzioni identitarie del Trapanese in una leva economica, agricola e ambientale per il territorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 



Economia | 2026-09-14 09:05:00
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