×
 
 
16/09/2026 06:00:00

Trapani, è il giorno del giudizio: il consiglio decide sulle decadenze

Alle 18 di oggi il Consiglio comunale di Trapani arriva - finalmente - al punto più delicato di una vicenda che dura ormai da quasi un anno. 

 

In aula si voterà sulla decadenza di Andrea Genco, Marzia Patti, Vincenzo Guaiana, Angela Grignano e Giovanni Parisi, i cinque consiglieri rimasti nel procedimento nato dalle assenze alle sedute del 22 e 23 ottobre 2025. 

 

Sarà una seduta destinata a pesare non soltanto sulla composizione del Consiglio, ma sugli equilibri politici di Palazzo Cavarretta e, soprattutto, sul rispetto della volontà elettorale e democratica degli elettori. 

 

E già si annunciano presenze politiche significative in aula, con rappresentanti dei partiti cittadini intenzionati a seguire da vicino una votazione che, comunque vada, difficilmente chiuderà la partita.

Tra le presenze attese c’è anche quella del PSI, che nelle ultime ore ha preso posizione attraverso un video del segretario provinciale Salvatore Galluffo. Una posizione critica soprattutto per il significato politico che questa vicenda rischia di assumere: mettere in discussione, secondo i socialisti, l'espressione democratica dell'elettore e la rappresentanza uscita dalle urne.

 

E non è soltanto il centrosinistra e la maggioranza tranchidiana a guardare con attenzione alla vicenda. 

Nei corridoi di Palazzo Cavarretta circolano voci di malumori anche negli ambienti del centrodestra, soprattutto per gli estremi ai quali è stata portata una vicenda iniziata con due sedute consiliari e diventata, nel tempo, un gigantesco caso politico-istituzionale.

 

Il primo voto sarà sul voto

La prima battaglia potrebbe consumarsi ancora prima di arrivare al merito delle cinque decadenze: voto palese o voto segreto?

La maggioranza ha chiesto l'appello nominale. Il presidente del Consiglio Alberto Mazzeo ha invece sostenuto che, sulla base delle norme applicabili, la votazione debba essere segreta, richiamando la disciplina statutaria sulle deliberazioni concernenti persone. 

 

La questione non è però pacifica: esiste una giurisprudenza che ha considerato legittimo il voto palese sulle decadenze quando l'oggetto della decisione è la composizione dell'organo e l'accertamento di fatti oggettivi. 

 

Se sarà palese, ogni consigliere dovrà metterci nome e cognome. Sarà dunque possibile sapere chi avrà votato per la decadenza e chi contro. Un elemento politicamente pesantissimo, soprattutto per quei consiglieri di opposizione che da mesi hanno manifestato, in aula o sui social, posizioni molto dure nei confronti della maggioranza e dell'amministrazione.

 

Se invece sarà segreto, il risultato potrebbe essere ancora più imprevedibile.

Potrebbero emergere franchi tiratori, accordi trasversali, voti diversi da quelli annunciati pubblicamente, ma cui sarebbe facilissimo risalire per esclusione: considerando che potrebbero venire solo dall'oppoizione.

 Ma proprio il voto segreto potrebbe diventare, a sua volta, uno dei primi motivi di un eventuale contenzioso.

 

Il vero punto: cosa succede se passa la decadenza?

Cinque sì alla decadenza non corrispondono alla caduta dell'amministrazione Tranchida.

Anzi.

Il sindaco resterebbe al suo posto, così come resterebbe in carica la Giunta. E la maggioranza consiliare non verrebbe automaticamente travolta. 

 

I seggi eventualmente vacanti dovrebbero essere ricostituiti attraverso le surroghe, con l'ingresso dei primi dei non eletti secondo le procedure previste.

Ed è qui che la narrazione politica potrebbe subire un brusco rovesciamento.

 

Se l'opposizione decidesse di votare le decadenze — per coerenza con i molteplici e reiterati annunci sui social, o con le battute non troppo velate ascoltate durante consigli comunali andati avanti per quasi un anno — potrebbe conquistare una vittoria politica nell'immediato.

Ma sarebbe una vittoria di Pirro.

Percé  si aprirebbe immediatamente una nuova partita giudiziaria.

 

Il Tar è già dietro l'angolo

I cinque consiglieri hanno già annunciato la possibilità di ricorrere al TAR. Ed è proprio qui che la vicenda potrebbe complicarsi ulteriormente.

 

Un ricorso potrebbe chiedere anche una misura cautelare contro le decadenze. 

Una sospensiva non è automatica, ma il procedimento presenta già una serie di questioni controverse: dal quorum di 13 voti sostenuto dal segretario generale Panepinto rispetto ai 12 della Conferenza dei capigruppo, fino alla modalità di voto e al contrasto tra le diverse letture giuridiche.

 

Per questo non è affatto escluso che il TAR possa intervenire rapidamente sulla situazione, eventualmente sospendendo gli effetti delle decadenze in attesa della decisione di merito.

In quel caso, la rivoluzione annunciata a Palazzo Cavarretta potrebbe durare pochissimo.

 

E le surroghe?

C'è poi un'altra teoria che circola in questi giorni: quella secondo cui i nuovi consiglieri, una volta subentrati, potrebbero essere determinanti per una eventuale mozione di sfiducia.

 

Possibile sul piano astratto, molto meno scontato sul piano politico.

Perché quei consiglieri non eletti si sono candidati, hanno fatto una campagna elettorale e hanno investito nella possibilità di entrare in Consiglio comunale. 

Pensare che possano rinunciare immediatamente a quell'esperienza, per diventare semplicemente pedine di una partita sulla sfiducia che nemmeno gli appartiene appare, allo stato, alquanto azzardato.

Insomma, il voto sulle decadenze tutto é tranne il voto sulla caduta dell'amministrazione.

 

Carpinteri e il convitato di pietra

E poi c'è la questione Giovanni Carpinteri e Claudia La Barbera, fino a giugno anche loro "decadenti" e poi giustificati dalla conferenza dei capigruppo, all'inizio domani del passaggio all'opposizione.

 

Nei pettegolezzi di Palazzo Cavarretta si racconta di un certo imbarazzo per quella votazione della Conferenza dei capigruppo nella quale Carpinteri non era presente.

Un dettaglio  politicamente curioso, non confermato dagli interessati che mantengono il massimo riservi e che, allo stato, resta un pettegolezzo.

 

Oggi in aula, anche questi fantasmi potrebbero tornare a bussare alla porta.

Perché questa non sarà una seduta ordinaria. Sarà una seduta da "all in": maggioranza, opposizione, Presidenza del Consiglio, consiglieri direttamente interessati e partiti esterni all'aula giocheranno le proprie carte.

E comunque vada, difficilmente questa storia finirà il 16 settembre.