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20/09/2026 19:19:00

Trapani. La Finanza e le autobotti private, parla Vittorioso

«Nessun sequestro, nessun verbale agli autisti, nessun verbale all'azienda». 

La ditta Vittorioso replica alle notizie circolate sui controlli della Guardia di Finanza sulle autobotti private impegnate nei rifornimenti idrici a Trapani e affida a un lungo comunicato le proprie precisazioni.

 

La società non nega i controlli. Anzi, li conferma. Ma sostiene che, almeno per quanto riguarda la propria posizione, non ci sarebbero stati sequestri né sanzioni già comminate. 

«Attualmente sono stati notificati i verbali di verifica, poi se ci saranno delle sanzioni sarà il Genio Civile, Prefetto, o chi di dovere a valutare cosa fare», scrive la ditta.

 

Una precisazione importante, visto che le prime ricostruzioni diffuse sulla vicenda hanno parlato di mezzi fermati, sanzioni e provvedimenti nei confronti di autisti e amministratori condominiali.

 

«L'acqua non è inquinata»

Il cuore della replica riguarda però l'acqua trasportata.

Vittorioso ammette che si tratta di acqua classificata come non potabile, proveniente da pozzi privati. Ma contesta con forza che la definizione «non potabile» possa essere automaticamente tradotta con «acqua inquinata».

«L'acqua che trasportiamo non è inquinata», sostiene la società, spiegando che viene sottoposta ad analisi di laboratorio da parte dei proprietari dei pozzi.

 

La ditta insiste su un punto: non avrebbe mai venduto come potabile l'acqua non potabile.

Secondo la ricostruzione aziendale, i clienti che chiedono il servizio sarebbero consapevoli della natura dell'acqua e la utilizzerebbero per esigenze diverse dal consumo umano: lavarsi, utilizzare i servizi igienici e altri usi domestici compatibili con un'acqua non destinata a essere bevuta.

 

La Vittorioso sostiene inoltre di informare preventivamente gli amministratori condominiali. Ogni dicembre, afferma, viene inviata tramite PEC una circolare nella quale viene indicato esplicitamente che l'acqua trasportata è non potabile, insieme alle tariffe e ai servizi offerti.

 

Il rapporto di laboratorio

La società, secondo quanto riportato nelle successive precisazioni sul caso, richiama anche un rapporto di prova del laboratorio Baiata, relativo a un campione prelevato il 4 settembre dal pozzo Vittorioso Cusenza. 

Nel documento citato risultano pari a zero, per i parametri microbiologici analizzati, Escherichia coli, enterococchi e batteri coliformi.

Ma lo stesso elemento non cambia la qualificazione indicata dalla società: l'acqua resta classificata come non potabile.

 

Ed è proprio qui che si concentra uno dei nodi della vicenda: una cosa è sostenere che un campione non presenti determinati indicatori microbiologici, altra cosa è stabilire se quell'acqua possieda i requisiti e le autorizzazioni necessari per essere utilizzata per uso umano o immessa nelle cisterne destinate alla rete domestica.

 

«Tutti sanno da dove arriva l'acqua»

Vittorioso rivendica quindi la trasparenza del proprio comportamento.

«A Trapani tutti – cittadini, condomini, amministratori e istituzioni – sanno benissimo che l'unica risorsa alternativa e reperibile per rifornire la città in situazioni di crisi cronica proviene dai pozzi privati», sostiene la ditta.

 

Il ragionamento dell'azienda è netto: il mercato delle autobotti private non sarebbe nato con l'emergenza di queste settimane, ma sarebbe una risposta a una difficoltà di approvvigionamento che a Trapani esiste da tempo.

E quando la rete pubblica non garantisce l'acqua, sostiene Vittorioso, sono i cittadini stessi a rivolgersi ai privati.

«Deve essere invece il Comune a garantire l'acqua potabile pubblica», afferma la società. «Se i cittadini si rivolgono a noi privati, è solo per sopperire a queste inefficienze e non rimanere all'asciutto».

 

San Giovannello e dissalatore: «Non è così semplice»

La ditta contesta poi quella che definisce la «fantasia» dei punti di carico comunali.

Il riferimento è alla possibilità, prevista nel sistema di approvvigionamento dell'emergenza, di utilizzare acqua proveniente dalle fonti individuate dal Comune, tra cui San Giovannello e il dissalatore di Nubia.

 

Vittorioso sostiene che per un'autobotte privata non sia possibile semplicemente arrivare, caricare e ripartire. Servirebbero autorizzazioni, procedure e fasce orarie.

E soprattutto, secondo la ditta, ci sarebbero costi aggiuntivi per il prelievo dell'acqua che finirebbero per gravare sul cittadino.

 

È un'affermazione che la società mette sul tavolo e che dovrà essere verificata attraverso gli atti e le procedure degli enti competenti.

Il punto resta comunque centrale: se un privato deve garantire rapidamente un rifornimento, quali sono le modalità effettive per procurarsi acqua potabile attraverso i canali pubblici?

 

Il capitolo più delicato: il Comune

La parte più pesante del comunicato riguarda però i rapporti tra Vittorioso e amministrazione comunale.

La società spiega perché non avrebbe partecipato al primo bando per il servizio sostitutivo. Alla base ci sarebbe una precedente esperienza negativa, risalente a circa due anni fa, durante un'altra emergenza idrica.

 

Vittorioso racconta di avere lavorato per circa trenta giorni nelle zone di via Villanova, via Carlo Galizia e aree limitrofe e di avere atteso quasi un anno per ottenere il pagamento.

Secondo la versione dell'azienda, per recuperare le somme sarebbe stato necessario arrivare a un'udienza e a un pignoramento del conto. 

 

La società sostiene inoltre che il pagamento della fattura non avrebbe coperto le spese legali, rendendo necessario un secondo procedimento.

Sono circostanze riferite dalla ditta e che dovranno essere riscontrate documentalmente.

 

Ma il comunicato non si ferma al passato.

Vittorioso sostiene infatti che il 24 agosto il Sesto settore del Comune abbia inviato alla società una PEC per chiedere la disponibilità di autobotti.

La risposta, secondo l'azienda, sarebbe stata positiva, ma subordinata al rispetto degli «accordi amministrativi» legati ai precedenti rapporti.

«Non ho avuto nessun esito di risposta», sostiene la società.

 

È questo probabilmente il passaggio che merita maggiore attenzione.

Perché nei giorni dell'emergenza il Comune ha effettivamente dovuto ricorrere a un sistema straordinario per reperire mezzi e autisti. Il COC è stato attivato il 26 agosto per coordinare il servizio sostitutivo destinato alle utenze sottoposte a divieto o limitazione dell'utilizzo dell'acqua.

E la Prefettura, nei giorni scorsi, ha confermato il coinvolgimento di Regione, Protezione civile, ATI, Vigili del fuoco, Forze armate e altri enti proprio per rafforzare il servizio di approvvigionamento.

 

Da qui la domanda sollevata dalla stessa Vittorioso: se una ditta privata aveva manifestato la propria disponibilità il 24 agosto, perché quella disponibilità non si è trasformata in un servizio?

La risposta è nella PEC. 

 

«Non siamo noi a dover garantire l'acqua potabile»

La posizione della Vittorioso, alla fine, è tutta racchiusa in questa distinzione: la ditta rivendica il ruolo di trasportatore e sostiene di avere sempre dichiarato ai clienti la natura non potabile dell'acqua proveniente dai pozzi privati.

 

La responsabilità della garanzia dell'acqua potabile, sostiene invece la società, è del sistema pubblico.

È una posizione che si inserisce in un'emergenza nella quale il Comune ha previsto formalmente il servizio sostitutivo tramite autobotti per le utenze interessate dai divieti. 

 

Ora, dopo i controlli della Finanza, il tema si complica ulteriormente.

Da una parte ci sono le verifiche sulla provenienza dell'acqua, sulle autorizzazioni dei pozzi e sulla possibilità di utilizzare determinati rifornimenti nelle cisterne. Dall'altra c'è una ditta che sostiene di avere operato con trasparenza e che respinge l'ipotesi di sequestri o sanzioni già comminate.

In mezzo restano i cittadini.

 

E il comunicato Vittorioso consegna al Comune una domanda precisa: se l'acqua pubblica non arriva e il privato non può utilizzare liberamente le proprie fonti, qual è la filiera autorizzata e concretamente disponibile per riempire una cisterna rimasta a secco?

 

È lì che si potrà capire dove finiscono le responsabilità del privato e dove iniziano quelle del sistema pubblico.