Ci sono luoghi di Trapani che finiscono nelle fotografie pubblicate sui social e altri che, nelle fotografie, non ci arrivano mai. Per trovarli non serve andare lontano. Basta uscire dalle strade che siamo abituati a fotografare e iniziare a camminare. È quello che ho fatto, attraversando la città senza cercare monumenti o panorami. Solo quello che normalmente passa inosservato.
Dove il tempo sembra fermarsi La passeggiata comincia dalla fine di Vico Don Matteo e continua verso via Catito. C’è una piazzetta solitaria, un palazzo murato, strade strette. Il centro storico è a pochi passi, ma la sensazione è diversa da quella che si prova davanti alle facciate barocche curate e ai luoghi che finiscono nelle guide turistiche. Sembra di stare fermi in un passato che non ha raggiunto il futuro. Poi si arriva in via Mercè. Una signora tira su la spesa con una carrucola. Il cestino sale verso il balcone mentre sotto la strada continua a vivere. Poco più avanti, alcuni signori giocano a carte appoggiati sul cofano di una macchina. Da via Mercè si entra in Vico Bardai e l'atmosfera cambia. Il vicolo è stretto, l'aria sembra quella di un'altra epoca. Per un momento sembra quasi di essere entrati in un'altra dimensione, come succede nei film quando si attraversa una porta e il mondo dall'altra parte non è più lo stesso. Eppure anche qui c'è una cosa molto concreta. Chi ci vive vuole prendersi cura del proprio spazio. Su un muro compare una scritta contro chi abbandona i rifiuti: «Non è una discarica». Anche questo racconta il vicolo. Non solo quello che mostra.
La città tra le righe Poi la città cambia. In via XXX Gennaio compare un'altra Trapani. Ci sono palazzi eleganti, facciate ristrutturate, un ristorante dove la sera si cena a lume di candela, o meglio alla luce delle lampade sui tavoli.
E poi, sul balcone di un palazzo affianco, uno stendino da interno. È fuori, appeso con due bastoni di legno, come quelli delle scope, dove probabilmente non dovrebbe essere.
Da una parte c'è la cura della facciata, l'eleganza del palazzo e del ristorante. Dall'altra una quotidianità che si prende i suoi spazi, anche quando le regole sembrano stare da un'altra parte e il cortile sottostante ha cambiato destinazione ed ha preso le sembianze di un grande deposito di cianfrusaglie. Non sono due città diverse. Sono la stessa città, nello stesso momento.
La strada che tiene insieme tutto Poi arriva via Fardella. È la strada che attraversa la città e il cuore del commercio. Negozi, attività, persone. Se ti serve qualcosa, probabilmente lì la trovi. Qui si sente la città. Cammini sotto l'ombra degli alberi e il paesaggio cambia continuamente. Un palazzo moderno, poi uno dei primi del Novecento. Una facciata, un balcone, un'attività commerciale. E poi, quasi confusa tra i palazzi, compare una chiesa. La parrocchia di Santissima Maria Ausiliatrice. Non te l'aspetti. Trapani è la città delle cento chiese e siamo abituati a cercarle nel centro storico. In una strada così viva, la chiesa sembra quasi nascosta. Ci sono alcune signore anziane che se ne prendono cura. Quando entri, cerchi quasi inconsciamente il loro permesso, come se stessi entrando a casa loro.
I palazzi raccontano ancora Nelle vie intorno a via Fardella continua l'alternanza costante tra passato e presente. In una traversa c'è il palazzo verde, in stile liberty. Poi via Vespri. Qui basta guardare in alto. I palazzi conservano dettagli che rischiano di sparire dentro la vita di tutti i giorni. Finestre decorate, facciate segnate dal tempo, elementi architettonici che continuano a resistere accanto agli edifici più moderni. Viene quasi da chiedersi perché l'architettura moderna abbia preso così tanto il sopravvento quando, a volte, la vera bellezza è in quello che già c'era. In un putto scolpito sopra una finestra, per esempio. O in via Calatafimi, dove un palazzo antico quasi scompare dietro un albero rampicante. È uno di quei paesaggi che riconosci subito come siciliani.
Dopo le compere, il riposo Poi di nuovo via Fardella. Sotto gli alberi, un signore è seduto su una panchina. La strada continua a scorrere davanti a lui. Solo a guardarlo ho provato sollievo. Non sta facendo niente di particolare. Si riposa. È proprio questo il punto. Anche in mezzo alla strada più viva della città c'è ancora spazio per fermarsi, sedersi e guardare.
Sant'Alberto, oltre il pregiudizio Continuando verso la periferia, si arriva al quartiere Sant'Alberto. Ci entro con un pregiudizio. È quello che mi avevano trasmesso le persone che mi avevano parlato di questa zona prima che la vedessi. Poi bisogna guardare.
Ci sono alcuni scatoloni ammassati e qualche angolo meno curato. Ma c'è anche la parrocchia di Sant'Alberto, quella da cui il quartiere prende il nome, e accanto un campetto. Sulle pareti ci sono scritte che sembrano parlare di futuro.
È un quartiere periferico, questo si vede. Ma si vede anche altro. Si sente l'aria di una comunità, di persone che quel posto lo vivono e che ci tengono. Non me la sono sentita di fotografare l'angolino di degrado.
Era lì, ma sarebbe stata la fotografia più facile. Quella che conferma un'immagine già costruita prima ancora di arrivare. Ho preferito fotografare il resto. Anche questa è una parte della città e raccontarla soltanto attraverso quello che non funziona sarebbe stato troppo semplice.
Da qui si vede tutta Trapani La passeggiata continua ancora. La fine di via Manzoni porta verso Casa Santa, nel Comune di Erice. Da qui Trapani si vede tutta. La ruota panoramica sembra piccola. Più avanti il mare, poi le Egadi. Ti siedi e aspetti il tramonto. La città dall'alto fa un effetto diverso. La Trapani della cartolina è di nuovo lì. Ma adesso sai che quella vista non basta. La bellezza della città non è soltanto nel barocco curato del centro storico. È anche nelle strade che hai attraversato per arrivare fin lì.
Trapani è la bottega dove c'è ancora chi costruisce le reti da pesca a mano. È la signora anziana che cala il cestino dalla finestra e aspetta che sotto qualcuno le metta la spesa. Sono i signori che giocano a carte sul cofano di una macchina e quelli che si fermano per strada a fare le commari. È una chiesa che compare in mezzo a via Fardella. È uno stendino da interno fuori da un balcone. È un signore seduto sotto gli alberi. È un quartiere periferico che, visto da vicino, è diverso da come te lo avevano raccontato. E allo stesso tempo è modernità. Sono i negozi, il commercio, i palazzi nuovi, i ristoranti, le strade che continuano a muoversi. Forse è proprio questo che rende Trapani difficile da fotografare in una sola immagine. Per conoscerla davvero, bisogna semplicemente smettere per un giorno di cercare la fotografia giusta e iniziare a camminare.
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