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21/09/2026 06:00:00

Decadenze Trapani, chi ha acceso la miccia?

È atteso per questo pomeriggio il secondo round della partita sulle decadenze dei consiglieri comunali di Trapani. 

 

L'appuntamento, salvo novità dalla Presidenza del Consiglio, è fissato per le 19. 

L'ordine dei lavori prevede la prosecuzione dell'esame delle proposte rimaste inevase dopo la seduta del 16 settembre, con la posizione di Giovanni Parisi in cima alla lista, dopo che l'aula aveva deciso di prelevare quella di Marzia Patti.

 

Il condizionale, però, è d'obbligo.

Perché sulla scrivania del presidente Alberto Mazzeo è arrivata la richiesta di Salvatore Fileccia di rinviare la seduta, o comunque di differire la trattazione dei punti soggetti a scrutinio segreto.

 

 L'istanza chiede chiarimenti sulle modalità utilizzate il 16 settembre: dalla consegna delle schede allo scrutinio, dalla gestione delle schede bianche e nulle fino alla questione, politicamente delicatissima, dell'astensione.

La convocazione originaria, del resto, era stata fissata dal presidente del Consiglio già ad agosto per le giornate del 16, 21 e 24 settembre.

 

Al momento, però, dalla Presidenza non è arrivato alcun provvedimento di rinvio. 

 

Il problema non è più soltanto la decadenza

La seduta del 16 settembre ha cambiato la geometria della partita.

La decadenza di Marzia Patti è stata respinta con 11 voti favorevoli e una scheda bianca, non raggiungendo la maggioranza necessaria di dodici voti. Gli altri quattro procedimenti sono rimasti sul tavolo.

 

Ma soprattutto quella votazione ha mostrato che i numeri dell'opposizione, almeno sulla questione delle decadenze, non possono essere più calcolati semplicemente sommando i consiglieri che siedono tra i banchi della minoranza.

Giuseppe Guaiana, Santo Vassallo e Franco Briale, infatti, hanno scelto di astenersi insieme alla maggioranza sulla decadenza di Patti. Un dato politico che pesa sulla prossima votazione.

 

Ed è qui che si apre un'altra partita.

Se l'assenza di un consigliere dell'opposizione — che pare sia Silvestro Mangano — dovesse effettivamente verificarsi, la minoranza potrebbe trovarsi senza i numeri per chiedere un'inversione dell'ordine del giorno né, tantomeno, quelli per votare la decadenza.

 

A quel punto le strategie possibili diventerebbero diverse. Una sarebbe non partecipare alla seduta. L'altra, politicamente più sofisticata, sarebbe entrare in aula, esaurire la fase delle comunicazioni e poi uscire, provocando eventualmente la caduta del numero legale.

 

Braschi: il rinvio per prendere tempo

È la lettura sostenuta da Salvatore Braschi, che ha accusato Fileccia di aver chiesto il rinvio perché l'opposizione non avrebbe, oggi, i numeri per affrontare il voto.

 

Una ricostruzione politica che va distinta dalla motivazione ufficiale dell'istanza: Fileccia, infatti, formalmente chiede chiarimenti sulle modalità dello scrutinio e sull'astensione.

Ma proprio l'esito del 16 settembre rende difficile considerare la questione esclusivamente tecnica.

 

Perché una cosa è certa: la decadenza di Patti ha dimostrato che il voto segreto può produrre un risultato diverso da quello che i numeri dell'aula lasciano prevedere.

 

E torna il nome di Guaiana

Dentro questa partita c'è poi un elemento curioso.

Alla fine della seduta del 16bsettembre Maurizio Miceli ha indicato Giuseppe Guaiana come il "mandante" della vicenda delle decadenze. 

 

Il riferimento è a un episodio risalente alle giornate del 22 e 23 ottobre 2025, quando il Consiglio era chiamato a discutere della vicenda Pala Daidone e gli all'ora consiglieri di maggioranza disertarono le sedute.

Secondo il consigliere di FdI, proprio ai margini di quella vicenda, Guaiana avrebbe inviato a Miceli un messaggio suggerendo la nuova strategia sulle decadenze.

Da lì nasce anche il termine "mandante", diventato una delle parole ricorrenti nella narrazione politica di questa vicenda.

 

Ma c'è una domanda che, al netto dei messaggi e delle accuse politiche, merita di essere posta.

Chi ha materialmente presentato le istanze di decadenza?

 

Chi ha fatto le istanze di decadenza?

La risposta si trova negli atti.

Il 24 ottobre 2025, pochi giorni dopo le sedute del 22 e 23 ottobre, fu Vito Maria Filippo Mazzola, qualificato come cittadino elettore del Comune di Trapani, a presentare l'istanza per la decadenza di otto consiglieri: Giovanni Parisi, Marzia Patti, Andrea Genco, Claudia La Barbera, Angela Grignano, Vincenzo Guaiana, Giovanni Carpinteri e Baldo Cammareri.

 

Quell'istanza rappresentò l'innesco formale della procedura prevista dall'articolo 29 dello Statuto comunale.

Nel frattempo le posizioni sono cambiate. Cammareri ha lasciato il Consiglio, mentre La Barbera e Carpinteri sono usciti dalla maggioranza e le loro posizioni sono state archiviate. Restano oggi i cinque procedimenti per Parisi, Patti, Genco, Grignano e Vincenzo Guaiana.

 

Mazzola, però, non è soltanto "il cittadino elettore"

Ed è qui che la storia assume un'altra dimensione politica.

Vito Mazzola, infatti, non è estraneo alla politica locale. 

È entrato nel direttivo di "Futuro", il movimento politico fondato da Valerio Antonini. 

Il suo nome compare nell'organismo dirigente presentato nell'ottobre 2025 insieme, tra gli altri, a Valerio Antonini, Tore Fileccia e Geremia Guercia.

Questo non modifica il dato formale: l'istanza del 24 ottobre fu presentata da un cittadino elettore e fu quella a far partire il procedimento.

Ma politicamente aggiunge un elemento alla ricostruzione.

 

Perché nei mesi successivi la questione delle decadenze è diventata uno dei terreni di scontro più duri tra il fronte vicino ad Antonini e l'amministrazione Tranchida.

Lo stesso Antonini ha seguito pubblicamente la vicenda attraverso i social, intervenendo ripetutamente sul procedimento e chiedendo che la questione venisse portata avanti.

E Fileccia, oggi, è uno dei protagonisti consiliari di quella battaglia.

 

E Antonini chiamava Mazzeo a "fare presto"

Nel frattempo, non é mancata la pressione politica e social sulla Presidenza del Consiglio.

Antonini ha più volte seguito e commentato pubblicamente la vicenda, mentre il consigliere di Futuro ha mantenuto una posizione di forte pressione affinché il procedimento non si fermasse.

La questione è arrivata al punto che, nei mesi scorsi, Antonini ha rivolto accuse molto dure a Mazzeo, attribuendogli responsabilità per lo stallo della procedura e evocando possibili conseguenze sul piano amministrativo.

Oggi, il paradosso 

La procedura che dovrebbe decidere se quattro consiglieri — dopo il salvataggio di Patti — debbano o meno lasciare il Consiglio, è nata da un'istanza formalmente presentata da un cittadino. Ma quel cittadino è oggi parte del direttivo di una formazione politica che ha fatto della contrapposizione all'amministrazione uno dei propri tratti distintivi.

E uno dei consiglieri più impegnati nel portare avanti la battaglia in aula, appartiene allo stesso movimento.

 

Alle 19 si vedrà se la partita ricomincia.

La domanda immediata è se la seduta si svolgerà regolarmente e se si ripartirà dalla decadenza di Giovanni Parisi, come previsto dopo il prelievo e la votazione su Patti.

La domanda politica è invece più ampia: dopo il voto del 16 settembre, chi ha davvero i numeri -; e soprattutto la volontà - per portare avanti le decadenze?