Trapani, Tranchida: «Acqua potabile, il Comune paga anche il trasporto»
Le autobotti private possono essere utilizzate per portare acqua potabile nelle zone contaminate e, in questo caso, il Comune è disposto a farsi carico anche del costo del trasporto.
È la novità operativa indicata dal sindaco Giacomo Tranchida, intervenuto dopo il comunicato della ditta Vittorioso sui controlli della Guardia di Finanza e sulla gestione dell'emergenza idrica.
La procedura, secondo Tranchida, esiste già.
Un cittadino, un'attività commerciale, un bar o un condominio possono chiedere formalmente l'approvvigionamento di acqua potabile.
La richiesta deve essere tracciabile, anche attraverso una mail, e deve indicare chi è il richiedente, quale autotrasportatore effettuerà il servizio e quale mezzo verrà utilizzato. Il richiedente, in condizioni ordinarie, deve sostenere il costo di produzione dell'acqua.
«È fattibilissimo, già è stato fatto», spiega il sindaco, precisando che finora una procedura del genere sarebbe stata utilizzata soprattutto dalle navi da crociera.
La svolta per le zone contaminate
Il passaggio cambia quando si parla delle utenze interessate dalla contaminazione batteriologica.
Qui Tranchida sostiene che sia il Comune a doversi fare carico del problema: se l'amministrazione non riesce a portare direttamente l'acqua potabile a un'abitazione o a un condominio perché la rete è contaminata, «sono io in torto, me ne faccio carico io».
La soluzione prospettata è quindi quella di utilizzare un'autobotte privata, ma con una serie precisa di condizioni: acqua potabile, autotrasportatore autorizzato e mezzo idoneo al trasporto, con una richiesta formalmente tracciata.
Il Comune, spiega il sindaco, pagherebbe il costo del trasporto privato secondo un prezzo di mercato. Tranchida fa anche un esempio concreto, richiamando il costo applicato dalla ditta Palma, che già svolge il servizio per conto del Comune.
Il consumo dell'acqua, invece, sarebbe conteggiato successivamente: i metri cubi utilizzati potrebbero essere registrati ai fini della bolletta. «Intanto» l'obiettivo sarebbe però garantire il rifornimento senza chiedere al cittadino di anticipare il costo dell'emergenza.
San Giovannello e Siciliacque
Ed è qui che arriva la risposta più diretta alla Vittorioso.
Secondo Tranchida, l'amministratore di un condominio che si trova nella zona interessata dalla contaminazione può rivolgersi a un autotrasportatore autorizzato e certificato per il trasporto di acqua potabile e chiedere l'approvvigionamento presso San Giovannello.
Se l'acqua disponibile a San Giovannello non fosse sufficiente, il Comune potrebbe fare ricorso anche all'altra fonte individuata, attraverso Siciliacque.
Il meccanismo indicato dal sindaco, dunque, sarebbe questo: il condominio segnala la necessità, individua un trasportatore autorizzato, il mezzo viene rifornito con acqua potabile proveniente dalle fonti individuate dal sistema pubblico e il Comune sostiene il costo del servizio.
E soprattutto, secondo Tranchida, il cittadino della zona contaminata non dovrebbe pagare un centesimo per il trasporto.
La ditta nega sequestri e sanzioni a proprio carico e precisa che sono stati notificati verbali di verifica. Sostiene inoltre che l'acqua trasportata provenga da pozzi privati, sia classificata come non potabile ma non debba per questo essere automaticamente considerata inquinata.
Vittorioso sostiene anche di avere sempre informato gli amministratori condominiali sulla natura dell'acqua e di avere dato, il 24 agosto, una propria disponibilità a rispondere a una richiesta del Comune per le autobotti, senza però ricevere successivamente risposta.
Il sindaco, invece, indica oggi una strada diversa: non l'acqua dei pozzi privati, ma acqua potabile prelevata dalle fonti pubbliche e trasportata da mezzi privati autorizzati.
Il Comune ha bisogno di autobotti
La questione arriva mentre l'emergenza ha messo in evidenza proprio la carenza di mezzi.
Nei giorni scorsi il Comune aveva comunicato di avere circa 150 utenze ancora interessate dal divieto e di non disporre di un numero sufficiente di autobotti e autisti, chiedendo aiuto a Vigili del fuoco, Forze armate, Protezione civile e Prefettura.
La Prefettura, il 14 settembre, ha poi riferito di un rafforzamento del sistema di supporto e di un miglioramento del servizio, con l'obiettivo di evadere le richieste nella giornata della prenotazione o in quella immediatamente successiva.
Il giorno prima, inoltre, il Comune aveva potenziato il COC con un sistema di gestione delle richieste e tracciamento delle missioni delle autobotti.
Ora Tranchida mette sul tavolo un'ulteriore possibilità: utilizzare la capacità operativa dei privati senza affidarsi necessariamente all'acqua dei pozzi privati.
Resta da capire, però, quanto sia immediatamente attivabile questa procedura e, soprattutto, perché non sia stata utilizzata in maniera sistematica fin dall'inizio dell'emergenza.
Perché il punto sollevato dalla Vittorioso resta aperto: la ditta sostiene di avere ricevuto una richiesta dal Comune il 24 agosto e di avere dato disponibilità.
Il sindaco, dal canto suo, dice che la strada delle autobotti private autorizzate per il trasporto di acqua potabile è già praticabile.
La verifica, a questo punto, passerà dagli atti: le procedure per il caricamento a San Giovannello, i rapporti con Siciliacque e le modalità con cui il Comune intende sostenere i costi.
Perché se la soluzione è già concretamente disponibile, la domanda successiva è inevitabile: perché, mentre a Trapani mancavano autobotti, famiglie e condomìni hanno continuato ad avere difficoltà a ottenere acqua potabile?
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