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21/09/2026 12:12:00

Diocesi di Trapani, Fragnelli apre l’anno pastorale: “Custodire i semi dell’umano”

È nel segno della semina, dell’ascolto e della corresponsabilità che la Diocesi di Trapani ha aperto ufficialmente il nuovo Anno Pastorale 2026/2027. 

 

L’appuntamento si è svolto ieri ad Erice, nella chiesa di San Giovanni, con l’Assemblea diocesana presieduta dal vescovo Pietro Maria Fragnelli.

 

Un’immagine, quella del seminatore, scelta per accompagnare il cammino della Chiesa trapanese nei prossimi mesi e direttamente ispirata al Vangelo: «Ascoltate! Ecco, un seminatore uscì a seminare…». 

Non soltanto una metafora spirituale, ma una chiave di lettura per affrontare le trasformazioni e le fragilità di un territorio chiamato a confrontarsi con sfide sempre nuove.

 

Nel suo intervento di apertura, il vescovo Fragnelli ha richiamato l’attenzione sui cambiamenti che attraversano la società, dall’avvento della tecnologia e dell’intelligenza artificiale alle difficoltà sociali ed economiche. 

Una trasformazione che, secondo la prospettiva indicata dal vescovo, rende ancora più necessario «custodire i semi dell’umano», mantenendo la presenza della Chiesa radicata nella vita concreta delle comunità.

 

La “semina a spaglio” e quella “a solco”

Il percorso pastorale è stato ricondotto a due immagini agricole: la “semina a spaglio” e la “semina a solco”.

La prima richiama l’annuncio rivolto a tutti, senza confini né selezioni. Una Chiesa chiamata a seminare gratuitamente e universalmente, rimettendo al centro l’ascolto della Parola nelle parrocchie e nelle famiglie.

 

La seconda indica invece la necessità di una vicinanza più puntuale. La “semina a solco” diventa così l’immagine di percorsi personalizzati, capaci di confrontarsi con le diverse situazioni e, soprattutto, con le fragilità che attraversano il territorio.

Due modalità diverse, dunque, ma parte di un'unica responsabilità: non limitarsi all’annuncio, ma tradurlo in una presenza concreta.

 

Le comunità e le “Civitas Mariae”

Nel corso dell’assemblea è stato posto l’accento anche sulle specificità del territorio diocesano e sul cammino delle cinque Civitas Mariae: Trapani, Alcamo, Calatafimi, Castellammare del Golfo ed Erice con Custonaci.

 

Un richiamo che si inserisce nella volontà di costruire una Chiesa sempre più legata ai luoghi e alle persone, capace di leggere le caratteristiche delle singole comunità senza perdere la dimensione unitaria del percorso diocesano.

 

Tra i riferimenti proposti anche la figura del servo di Dio Manuel Foderà, indicato come esempio per una comunità chiamata a diventare «artigiana di comunione».

 

Una comunione da costruire anche nel contrasto all’isolamento, all’illegalità e alla mentalità mafiosa. L’obiettivo indicato per il nuovo anno è infatti quello di trasformare la sinodalità da principio teorico a stile quotidiano della vita ecclesiale: una Chiesa che cammina nel territorio, ascolta e prova a farsi carico delle sue ferite.

 

L’apertura ad Erice

L’Assemblea si è aperta con il saluto della sindaca di Erice Daniela Toscano e con la meditazione biblica affidata a don Alberto Genovese.

Al termine dei lavori si è svolta la concelebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Fragnelli. 

 

Nel corso della celebrazione sono stati istituiti quattro nuovi catechisti: Roberto Marcantonio, Francesca Messina, Giovanni Quartana e Caterina Vesco.

È stato così affidato anche a loro un compito che richiama direttamente il tema scelto per il nuovo anno pastorale: seminare. 

Non in maniera uniforme e indistinta, ma imparando a riconoscere i terreni, le persone e le situazioni, con l’obiettivo di accompagnare la comunità diocesana nel prossimo tratto del suo cammino pastorale.