×
 
 
22/09/2026 06:00:00

Decadenze a Trapani, la partita delle schede e quella dei numeri: il Consiglio si ferma prima dell'urna

Ieri sera il consiglio comunale di Trapani doveva votare sulle decadenze dei quattro consiglieri di maggioranza rimasti dentro il procedimento, dopo che Marzia Patti é stata "salvata" da una scheda bianca il 16 settembre scorso

 

Ed invece, il consiglio si è fermato dopo la fase delle comunicazioni ed il consiglio aggiornato al 24 settembre prossimo.

 

C'è un'immagine che racconta più di molte dichiarazioni politiche la seduta di ieri sera.

Quando si fa l'appello, tra i banchi dell'opposizione mancano Claudia La Barbera, Silvio Mangano - che sarà assente fino al 26 - e Annalisa Bianco. 

 

I numeri, quelli che fino a pochi giorni fa sembravano rappresentare la forza dell'opposizione, improvvisamente non sono più così rassicuranti.

 

Poi c'é Franco Briale che, ieri sera, occupava il suo vecchio posto, lontano dai suoi compagni del Gruppo che fanno riferimento a "Trapani Tua" e vicino a Peppe Guaiana e Santo Vassallo.

Ed infine lo scranno della presidenza, dove non c'è né Giovanni Panepinto, né il vice Petrusa o Nunzia Gabriele: l'argomento é delicatissimo e Panepinto non ha ancora fatto il passaggio di consegne. 

 

Poi arrivano le comunicazioni.

Si parla di regolamento, di astensioni, di schede, di maggioranze, di voto segreto. 

Si torna al voto del 16 settembre:undici astenuti, undici voti favorevoli alla decadenza e una scheda bianca. Dodici schede nell'urna. La soglia richiesta era dodici voti e Patti è rimasta al suo posto. 

E quella scheda bianca, da sola, ha fatto saltare una certezza politica che sembrava acquisita.

 

Il problema non è più soltanto chi decade

La questione adesso è diventata: chi vota?

Perché nella seduta precedente  una parte dell'aula ha dichiarato pubblicamente di astenersi e non ha ritirato la scheda. 

Ed é stato qui che il segreto dell'urna ha cominciato a diventare un problema politico.

 

Il voto segreto dovrebbe impedire di sapere quale consigliere abbia espresso quale preferenza. Ma se prima di entrare nella cabina una parte dei consiglieri dichiara pubblicamente di non partecipare al voto, il perimetro dei votanti si restringe.

Non si sa chi abbia messo la scheda bianca.

Ma si può sapere, o almeno ricostruire, chi era tra quelli che avevano ritirato la scheda.

 

La diffida alla Prefettura di Lamia

È esattamente il punto sollevato da Nicola Lamia nella diffida inviata alla Prefettura, all'assessorato regionale alle Autonomie locali, al segretario generale e al presidente del Consiglio: verificare se questa modalità di astensione sia compatibile con la natura segreta dello scrutinio e, soprattutto, come abbia inciso sul computo dei votanti, degli astenuti, delle schede e della maggioranza necessaria.

Una contestazione che non riguarda soltanto il risultato di Patti, ma l'intero meccanismo attraverso cui quel risultato è stato prodotto.

E infatti Lamia chiede di acquisire verbali, schede, dati dello scrutinio e documentazione audiovisiva della seduta. 

La pregiudiziale che arriva prima dell'urna

Salvatore Fileccia prova a portare questa questione direttamente all'inizio della seduta odierna, visto che la sua richiesta di posticipazione dei lavori non è stata accolta dal Presidente.

 

La sua pregiudiziale è, in sostanza, questa: prima di votare nuovamente, bisogna stabilire come si vota.

E soprattutto bisogna capire quale effetto produca l'astensione dichiarata pubblicamente ed essere certi che il voto del 16 sia ammissibile. 

 

Il Consiglio vota e, per effetto di quei numeri, respinge la pregiudiziale.

A quel punto sembrerebbe aprirsi la strada alla prosecuzione dei lavori. Sembrerebbe.

Perché entra in scena un altro elemento: il segretario generale Giovanni Panepinto non c'è e non c'è neppure il vice. La seduta fin qui è stata affidata, per le funzioni di segreteria, ad Andrea Genco, che però è anche uno dei consiglieri la cui posizione dovrebbe essere sottoposta a scrutinio.

Ed è qui che la partita cambia ancora.

 

Mazzeo ferma tutto

Il presidente del Consiglio Alberto Mazzeo decide che non si può andare avanti così.

La materia è troppo delicata e i consiglieri devono avere tutti i chiarimenti richiesti dal segretario generale o dal vicesegretario.

La seduta viene aggiornata al 24 settembre. 

La decisione è stata motivata dalla necessità di garantire pienamente i chiarimenti regolamentari prima di affrontare nuovamente il voto. 

 

Una prudenza formalmente incontestabile.

Ma c'è una scena politica che resta sul tavolo.

Alla richiesta di Fileccia di venerdì scorso, il presidente avrebbe potuto riunire la capigruppo e rinviare il consiglio in attesa delle risposte del segretario.

 

Ed il voto non è stato rinviato quando si è scoperto che l'opposizione non aveva i numeri per approvare la pregiudiziale, é stato rinviato quando si è arrivati al punto in cui quei numeri avrebbero dovuto misurarsi con l'urna.

 

Ed è qui che la fotografia della seduta diventa interessante.

L'opposizione entra in aula con tre assenze pesanti. La seduta sulle decadenze è davanti ai consiglieri, la questione dell'astensione è già stata sollevata e la pregiudiziale respinta.

Solo in quel momento il presidente tira il freno.

 

Il precedente del 16 settembre pesa come un macigno.

Perché la prima votazione ha già dimostrato quanto possa essere diverso il risultato dell'urna rispetto alla matematica dell'aula.

Prima dello scrutinio, i numeri per fare decadere Marzia Patti c'erano tutti, sulla carta.

 

Ed è forse questo il punto più politico di tutta la vicenda.

L'opposizione, nelle sue diverse componenti, ha avuto per mesi la maggioranza dell'aula.

Ha rivendicato la legittimità delle decadenze, erano "cosa fatta".

 

Ma oggi, quando arriva il momento di utilizzarla sulle decadenze, bastano tre assenze per ritrasformare quella maggioranza politica in una minoranza molto più fragile.

E ci sono poi Guaiana, Vassallo e Briale.

Tre consiglieri che non hanno votato contro la maggioranza. 

 

Dunque la fotografia dell'aula non basta più.

La vera domanda è: quale aula entrerà nella cabina elettorale?

E qui il rinvio assume un significato tutto politico

Perché il 24 settembre non sarà necessariamente il 21 settembre.

Potranno cambiare le presenze, maturare nuove posizioni. Potranno arrivare nuovi chiarimenti sulla procedura.

 

E soprattutto, il Consiglio avrà finalmente davanti il segretario generale o il vice.

 

La presidenza, il regolamento e quella linea sottile

Quello che rende la giornata diversa da una semplice seduta rinviata é che Mazzeo oggi ha esercitato esattamente il potere che la presidenza possiede nel governo dei lavori: ha scelto di non consegnare l'aula a un voto che avrebbe potuto generare un'altra controversia.

 

Il punto, però, è che la controversia non è nata oggi: era già dentro il Consiglio dal 16 settembre.

Era nella richiesta di Fileccia e Lamia

Ed era soprattutto nei numeri.

 

Per questo, vista dall'esterno, la giornata restituisce una scena singolare: l'opposizione  non aveva bisogno di vincere una votazione per ottenere qualcosa, era sufficiente che la votazione non si tenesse.

Il rinvio non decide la decadenza di nessuno, ma impedisce anche che oggi qualcuno possa misurare fino in fondo i numeri .

 

Ed è proprio la sequenza dei fatti che, a Palazzo Cavarretta, racconta quanto questa partita sia ormai molto più grande delle quattro decadenze rimaste sul tavolo.