Qua si tratta, adesso, davvero, di fare pace con il cervello. A Marsala le panchine di Piazza Matteotti non ci sono più da due mesi. La polemica, invece, è ancora lì. E continua a produrre versioni diverse, correzioni, distinguo, prese di distanza e nuove spiegazioni.
La questione, ormai, non è più se fosse giusto o sbagliato togliere quelle sedute. Il punto politico è un altro: com’è possibile che su una decisione tutto sommato minima la sindaca, un’assessora, il Pd e pezzi della stessa maggioranza riescano ancora a dire cose differenti?
Se Piazza Matteotti è un piccolo banco di prova, le domande diventano inevitabili: chi decide nella giunta Patti? Quanto pesa davvero il Pd? E che cosa succederà quando sul tavolo arriveranno dossier decisamente più complicati di quattro panchine?
Luglio: il Pd contro la decisione della giunta
Torniamo all’inizio.
A luglio l’amministrazione Patti fa rimuovere le panchine di marmo da Piazza Matteotti, a Porta Mazara. La motivazione iniziale ruota attorno alle segnalazioni di commercianti e residenti su bivacchi, degrado e problemi di vivibilità. La scelta provoca immediatamente una polemica perché le sedute erano utilizzate soprattutto da giovani migranti. Tp24
Il Partito Democratico di Marsala prende una posizione molto chiara. La rimozione viene definita una «scorciatoia punitiva» e un «atto di resa culturale e sociale». Il Pd chiede addirittura di rimettere le panchine al loro posto.
Non esattamente una sfumatura rispetto alla decisione della sindaca.
Patti, però, dà un’altra lettura: non si stanno semplicemente eliminando delle sedute, spiega, ma si sta avviando un più ampio progetto di rigenerazione urbana, con famiglie, bambini, inclusione e future “Zone Verdi”. La rimozione sarebbe soltanto «un fotogramma di una visione più ampia». Tp24
Già allora, dunque, c’erano almeno due racconti.
Per il Pd era una scelta sbagliata e da correggere. Per la sindaca era il primo tassello di un progetto da difendere.
Poi Patti dice: il Pd sapeva
Quando esplode il dissenso, la sindaca ricorda che il Partito Democratico ha una propria rappresentante in Giunta: Anna Caliò.
Il senso politico della risposta è evidente: non potete comportarvi come se quella decisione fosse stata presa da un’amministrazione estranea a voi.
Qualche settimana dopo Patti rivendica ancora la propria autonomia. In un’intervista a Tp24 afferma: «Io sono la sindaca della città, non la sindaca del Partito Democratico né di un altro partito». E lega la vicenda di Piazza Matteotti al programma votato dagli elettori e agli obiettivi di sicurezza e riqualificazione. Tp24
Spunta anche un fantomatico privato che è pronto a prendere in gestione la piazza (come? a che titolo?) per fare un parco giochi. Ed è qui che il caso delle panchine smette di essere soltanto una discussione sull’arredo urbano.
Diventa una questione sui rapporti di forza dentro la coalizione.
Settembre: Caliò cambia il quadro
Passano due mesi. Arriva la Festa dell’Unità.
Anna Caliò, assessora alle Politiche sociali ed espressione proprio del Pd, torna sulla vicenda. Prima precisa che l’intervento non sarebbe stato diretto contro stranieri o ragazzi. Poi spiega però che sulle panchine non stavano famiglie e bambini e che dopo una certa ora «c’erano soltanto extracomunitari». Collega inoltre la piazza al fenomeno del caporalato. Tp24
È una spiegazione assai diversa dalla versione originaria del Pd.
A luglio il partito diceva: togliere le panchine è una scorciatoia punitiva, bisogna rimetterle.
A settembre un’assessora dello stesso partito spiega perché quelle panchine sono state tolte e sostiene pubblicamente la scelta dell’amministrazione.
Nel frattempo la sindaca continua a parlare di riqualificazione, inclusione, bambini e rigenerazione.
Tre piani che dovrebbero stare insieme, ma che politicamente continuano a sovrapporsi senza coincidere.
Caliò: «Mi sono espressa male»
Le parole pronunciate alla Festa dell’Unità provocano inevitabilmente nuove reazioni. Anche dentro la maggioranza.
Il consigliere Rino Passalacqua arriva a commentare: «Sembra di sentire un’assessora leghista». Tp24
Il giorno dopo Caliò corregge il tiro. Dice di essere stata fraintesa, riconosce di non avere espresso il concetto «con la chiarezza necessaria» e rivendica la propria storia personale e professionale di attenzione alle fragilità, all’accoglienza e all’integrazione. TP24.it
È un chiarimento importante.
Ma politicamente non chiude il problema. Perché resta da capire quale sia, alla fine, la posizione dell’amministrazione e del Pd sulla decisione assunta a luglio.
E adesso il Pd difende ciò che contestava
A sostegno di Caliò interviene la segretaria provinciale del Partito Democratico, Valeria Battaglia.
E qui la storia diventa ancora più interessante.
Battaglia difende l’assessora e sostiene che la vicenda debba essere ricondotta alla «sostanza amministrativa»: sicurezza, vivibilità, legalità, inclusione e rifunzionalizzazione degli spazi.
Poi attacca quei consiglieri della stessa maggioranza che hanno criticato Caliò, accusandoli di cavalcare la polemica anziché difendere la squadra di governo. TP24.it
Insomma, a luglio il Pd criticava la rimozione delle panchine.
A settembre la segretaria provinciale del Pd difende l’assessora che quella scelta ha pubblicamente motivato e chiede maggiore compattezza alla maggioranza.
Non è necessario stabilire chi abbia ragione. È sufficiente mettere in fila le posizioni per vedere che una linea politica univoca, su questo tema, non è ancora emersa.
Ma allora il Pd cosa pensa?
Ed eccoci alla domanda.
Il Pd di Marsala considera ancora la rimozione delle panchine una «scorciatoia punitiva» e una «resa culturale e sociale»?
Vuole ancora che vengano ripristinate?
Oppure considera oggi corretta la decisione della Giunta?
E, soprattutto, se la posizione è cambiata, quando è cambiata e perché?
Non sono domande capziose. Riguardano il rapporto tra un partito e l’amministrazione che quel partito sostiene.
Perché stare in una maggioranza significa anche assumersi la responsabilità delle decisioni. Ma implica pure che le decisioni importanti vengano discusse, condivise e politicamente comprese da chi quella maggioranza la compone.
Altrimenti si arriva al paradosso di avere contemporaneamente il Pd contro la rimozione delle panchine e il Pd a difesa dell’amministrazione che le ha rimosse.
E chi decide nella maggioranza?
C’è poi una questione che riguarda Andreana Patti.
Sulla stessa vicenda, da luglio a oggi, si sono succedute motivazioni diverse: il degrado denunciato dai commercianti, i bivacchi, la sicurezza, il progetto delle Zone Verdi, la restituzione dello spazio alle famiglie, la rigenerazione urbana, il caporalato e infine l’esigenza di una nuova convivenza tra le comunità. Tp24
Non sono necessariamente elementi incompatibili tra loro.
Ma un’amministrazione dovrebbe essere in grado di spiegare fin dall’inizio cosa sta facendo e perché.
Soprattutto quando una scelta ha un significato politico evidente: togliere un arredo pubblico perché viene utilizzato prevalentemente da una determinata fascia di persone non è mai una decisione neutra, qualunque sia l’intenzione di chi la assume.
Da una giunta nata in un perimetro di centrosinistra ci si aspetterebbe, quantomeno, che una decisione del genere venisse accompagnata da una riflessione politica molto chiara su inclusione, sicurezza e diritto agli spazi pubblici.
Invece sono trascorsi due mesi e quella riflessione sembra ancora in corso.
Una piccola piazza, una grande domanda
Ed è questo il motivo per cui Piazza Matteotti conta più delle sue panchine.
Non perché Marsala debba dividersi per mesi tra il partito delle sedute e quello dei gradoni.
Ma perché una questione amministrativamente piccola sta mostrando un problema politico più grande: la difficoltà della coalizione nel costruire una posizione comune, comunicarla e poi sostenerla senza correggerla ad ogni nuova polemica.
Su Porta Mazara sono intervenuti la sindaca, il Pd cittadino, l’assessora del Pd, la segretaria provinciale e consiglieri della maggioranza. E, a distanza di settimane, non è ancora semplice rispondere a una domanda elementare: qual è esattamente la linea della maggioranza?
Quando arriveranno le questioni vere
Oggi discutiamo di panchine.
Domani arriveranno urbanistica, bilanci, rifiuti, società partecipate, opere pubbliche, mobilità, servizi sociali, scelte sul personale, investimenti.
Materie nelle quali non basterà dire di essere stati fraintesi, né spiegare che un provvedimento era soltanto il primo fotogramma di un film più lungo.
Lì servirà sapere prima chi decide, con quale maggioranza politica, attraverso quale metodo e sulla base di quale idea di città.
Per questo il caso di Piazza Matteotti merita attenzione.
Le panchine si possono togliere, rimettere o spostare.
Più difficile è governare una coalizione che, davanti alla prima piccola controversia, continua a cercare il posto giusto dove sedersi.