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30/09/2026 17:15:00

Gibellina, dal Cretto alla città nuova: 18 chilometri per “ricucire” la memoria

Diciotto chilometri a piedi dal Cretto di Burri a Gibellina Nuova, seguendo un filo rosso attraverso il paesaggio del Belìce. Sabato 3 ottobre il percorso tra la città distrutta dal terremoto e quella ricostruita diventerà l’opera collettiva “Re-Building the Future” dell’artista croato Igor Grubić.

È tra gli appuntamenti più interessanti dei tre giorni che, dall’1 al 3 ottobre, segnano una nuova tappa di “Portami il futuro”, il programma di Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026.

Per una volta l’arte non aggiunge un’altra opera alla città-museo. Prova piuttosto a mettere in relazione ciò che a Gibellina esiste già: le macerie, il Cretto, il paesaggio, la città nuova e le persone che la abitano.

Dal Cretto a Gibellina seguendo un filo rosso

Il progetto di Grubić arriva dopo quattro periodi di residenza e un lavoro con studenti, cittadini e associazioni locali.

Sabato 3 ottobre alle 10 il cammino partirà dall’interno del Grande Cretto. Cinque ciclisti attraverseranno l’opera sventolando una bandiera rossa; da lì i partecipanti cominceranno a srotolare lungo il percorso un filo rosso ispirato al mito di Arianna.

Il significato è chiaro: collegare fisicamente la città cancellata dal terremoto del 1968 con quella costruita dopo, trasformando la distanza tra Gibellina Vecchia e Gibellina Nuova in parte dell’opera.

L’arrivo è previsto alle 17.30 a Palazzo Di Lorenzo, accompagnato dal coro dei bambini della scuola elementare di Gibellina e dalla musica del dj Il Ragazzo dell’Utopia.

Saranno dunque i partecipanti, più che gli spettatori, a costruire l’opera camminando.

La vecchia e la nuova Gibellina

Il rapporto tra le due città attraversa tutta la storia recente di Gibellina.

Dopo il terremoto del gennaio 1968, il nuovo centro venne costruito a circa venti chilometri di distanza. La ricostruzione promossa da Ludovico Corrao affidò all’arte e all’architettura contemporanea anche il compito, non semplice, di costruire un’identità per una comunità trasferita altrove.

Nel 2026 quella frattura è tornata inevitabilmente al centro con Gibellina prima Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea.

Il lavoro di Grubić interviene proprio qui: non prova a cancellare la distanza tra le due Gibellina, ma la rende visibile e soprattutto percorribile.

Giovedì si inaugura il lago

Il programma comincia giovedì 1 ottobre davanti al Museo Belìce/EpiCentro della Memoria Viva, dove prosegue “Intervento Minimo. Difesa della natura” di Stalker.

Dopo la depavimentazione dell’area e l’installazione delle panchine, saranno messi a dimora cento arbusti. La mattina parteciperanno gli studenti dell’Istituto comprensivo Garibaldi-Giovanni Paolo II; dalle 16 la piantumazione continuerà con un’azione collettiva.

Alle 18 sarà inaugurato il lago, con l’apertura della passeggiata lungo la riva. Seguirà la quinta Assemblea del Lago, questa volta dedicata alla gestione condivisa dello spazio.

Venerdì arte tra macerie e Meeting

Venerdì 2 ottobre, alle 17 nell’ex Chiesa di Gesù e Maria, saranno presentati i risultati di Diwan #1, residenza che ha riunito sei artisti attorno al tema delle macerie e della memoria.

Alle 19, al Meeting di Pietro Consagra, inaugurerà invece Diwan #2, mostra di sei artisti under 30 attivi in Sicilia chiamati a confrontarsi direttamente con l’architettura di Consagra. L’esposizione resterà aperta fino al 28 novembre.

Sabato sera “Exotica” di Kagel

La giornata del 3 ottobre si chiuderà alle 20 nell’ex Chiesa di Gesù e Maria con Exotica di Mauricio Kagel, concerto realizzato con il Conservatorio Alessandro Scarlatti di Palermo nell’ambito della rassegna “Silenzi d’artista: il Suono Cosmico”.

Sul palco sei percussionisti, elettronica e numerosi strumenti extraeuropei, con la direzione di Andrea Muratore.

Tre giorni e linguaggi molto diversi, dunque. Ma il filo che li tiene insieme è abbastanza riconoscibile: un lago da trasformare in bene comune, le macerie rilette dagli artisti e, infine, 18 chilometri da percorrere tra la Gibellina che non c’è più e quella costruita dopo il terremoto.