Trapani, Mazzeo replica a Tranchida: «Il sindaco lasci gli insulti e risponda»
Lo scontro tra Palazzo d'Alì e Palazzo Cavarretta non si ferma. Dopo l'ennesimo rinvio del Consiglio comunale,il mancato approdo del PEF e l'occupazione di Palazzo Cavarretta della maggioranza e del sindaco, il presidente dell'Aula Alberto Mazzeo replica duramente alle accuse del sindaco Giacomo Tranchida, che lo aveva definito un «baro» per la gestione della seduta.
Mazzeo respinge l'accusa e mette al centro della sua replica una questione precisa: le condizioni procedurali nelle quali si è chiusa l'ultima seduta. Secondo il presidente, al momento della conclusione dei lavori «mancava il segretario verbalizzante e non era presente un soggetto che ne svolgesse le funzioni». Da qui, sostiene Mazzeo, la decisione di interrompere i lavori.
«Il sindaco spieghi come avrebbe voluto proseguire i lavori in queste condizioni», afferma il presidente, rivendicando il compito di garantire il regolare svolgimento dell'Aula anche quando le decisioni possono risultare politicamente scomode.
Il nodo del prelievo del PEF
L'altro punto contestato riguarda il prelievo del PEF. Tranchida sostiene che in Aula ci fossero i numeri per procedere. Mazzeo replica che la questione non sarebbe stata numerica, ma procedurale.
«La presenza di una maggioranza favorevole non risolve una preclusione procedurale», sostiene il presidente, chiedendo al sindaco di indicare «la disposizione regolamentare» sulla quale fonda la propria ricostruzione.
La vicenda arriva dopo una serie di sedute nelle quali il PEF e la TARI 2026 non sono riusciti ad arrivare alla discussione. Il Piano economico finanziario era stato approvato dalla Giunta il 28 luglio e successivamente riportato in Consiglio dopo il mancato completamento dell'iter. Il mancato adeguamento del piano è diventato nel frattempo il cuore della vertenza con Formula Ambiente.
Infatti, l'aumento dei costi del servizio sta creando difficoltà nella copertura finanziaria e, senza una soluzione, potrebbe rendersi necessaria una rimodulazione delle prestazioni, con il rischio di 15 licenziamenti.
I 15 lavoratori e la piccionaia di Palazzo Cavarretta
Ed è proprio ai lavoratori che Mazzeo dedica una parte della sua replica.
I 15 dipendenti di Formula Ambiente hanno seguito le ultime sedute dalla piccionaia di Palazzo Cavarretta, aspettando che il Consiglio affrontasse il PEF. La loro presenza è diventata ormai una delle immagini della crisi politica di queste settimane: mentre l'Aula discute di procedure, decadenze e responsabilità, loro aspettano di sapere se il loro posto di lavoro sarà confermato.
I lavoratori hanno chiesto in un appello direttamente a Mazzeo di convocare il Consiglio e consentire almeno la discussione del Piano.
Una protesta che ha trasformato il conflitto istituzionale in una scena ancora più concreta: da una parte i rappresentanti politici che si contendono la responsabilità dei rinvii, dall'altra quindici lavoratori che guardano alla prossima busta paga.
Mazzeo sostiene che la tutela occupazionale richieda «documenti chiari, impegni verificabili e un confronto serio con l'azienda e con gli uffici competenti». E rimanda la palla al sindaco: quali iniziative sono state assunte? Quali alternative sono state valutate? Quali garanzie concrete possono essere offerte ai lavoratori?
«Spiegate quei 500 mila euro»
La replica del presidente introduce poi un nuovo fronte, quello delle risorse destinate alle indennità degli amministratori.
Mazzeo chiede che vengano resi pubblici e spiegati i prospetti della variazione di bilancio e del PEG, con particolare riferimento alla movimentazione di oltre 500 mila euro che, afferma, intende contestare.
La domanda posta dal presidente è se vi siano state somme sottratte ai capitoli relativi ai rifiuti e quali risorse siano state invece destinate alle indennità degli amministratori.
«Io sarei il baro?»
La chiusura della replica torna quindi al punto dal quale tutto è partito: il linguaggio utilizzato nello scontro politico.
«Il sindaco può contestare le mie decisioni e chiedere che siano verificate nelle sedi competenti. Deve però motivare le proprie contestazioni e confrontarsi sui fatti», scrive Mazzeo.
Poi la frase destinata a diventare il titolo politico della giornata: «Io sarei il baro? Il sindaco lasci gli insulti e risponda a queste domande».
Il problema, però, resta sul tavolo di Palazzo Cavarretta: il PEF non è ancora arrivato alla discussione e i 15 lavoratori di Formula Ambiente continuano ad aspettare una soluzione. Nell'ultima seduta, anche il voto sul prelievo non ha sbloccato la situazione.
E mentre il Consiglio resta impantanato, fuori dall'Aula la protesta dei lavoratori ha già assunto una dimensione nuova, con l'occupazione di Palazzo Cavarretta da parte di sindaco, Giunta e maggioranza dopo l'ultima seduta.
Il PEF, dunque, non è più soltanto una delibera da votare. È diventato il punto nel quale si incrociano il conflitto tra sindaco e presidente del Consiglio, la battaglia politica sul funzionamento dell'Aula e il futuro di quindici lavoratori.
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