×
 
 
02/10/2026 11:10:00

Antonini ne perde un’altra: chiedeva 54.900 euro per il box stampa allo Stadio

Quasi 55mila euro per l’utilizzo di un box stampa allo stadio Provinciale. Ma, per dimostrare che quei soldi fossero dovuti, non bastava presentare una fattura. Un’altra sconfitta giudiziaria per il Trapani di Valerio Antonini: il Tribunale ha accolto l’opposizione della Conforti Srl e revocato il decreto ingiuntivo ottenuto dalla società calcistica. Al centro della decisione, la mancata prova di un accordo che prevedesse il pagamento per l’utilizzo dello spazio. 

La sentenza, datata 30 settembre 2026, è firmata dalla giudice Federica Emanuela Lipari. Il F.C. Trapani 1905 è stato inoltre condannato a rimborsare alla Conforti 9.142 euro di spese di lite, oltre spese generali, Iva e contributo previdenziale. Conforti Srl era rappresentata dall'avvocato Massimiliano Oddo. 

 

La fattura per due stagioni di radiocronache

 

La vicenda nasce dalla fattura numero 718/2024, emessa dal Trapani il 17 luglio 2024: una richiesta di 54.900 euro per l’utilizzo esclusivo di un box nelle stagioni sportive 2022/2023 e 2023/2024. Nella descrizione figuravano la struttura in alluminio con finestratura, la collocazione nella tribuna coperta del Provinciale, «in posizione di altissima visibilità sul campo», l’impianto elettrico, i consumi di elettricità e il collegamento wi-fi. 

 

Sulla base della richiesta, il club aveva ottenuto il decreto ingiuntivo numero 222/2025, emesso dal Tribunale di Trapani il 10 aprile 2025. La Conforti aveva però presentato opposizione, contestando l’esistenza stessa del credito. 

 

Conforti: nessun pagamento concordato

 

La società non ha negato di avere utilizzato il box. Ha contestato, invece, che fosse stato concordato un pagamento per quello spazio, sostenendo di avere curato per oltre quarant’anni le radiocronache delle partite del Trapani senza mai corrispondere somme per l’utilizzo dei locali dello stadio. Nell’opposizione ha inoltre richiamato le disposizioni sull’esercizio della cronaca sportiva e le circolari della Lega Nazionale Dilettanti. 

Conforti ha avanzato anche un’altra contestazione: secondo la sua ricostruzione, la fattura sarebbe arrivata dopo le richieste di pagamento rivolte dalla stessa società al club, con la finalità di evitare il saldo delle proprie spettanze. Ha inoltre sostenuto che alle altre emittenti non fossero state richieste somme per i box stampa. Si tratta delle tesi della società opponente riportate nella sentenza, non di un accertamento del giudice su un intento ritorsivo del Trapani. 

 

Il club, dal canto suo, ha difeso la richiesta, sostenendo che l’utilizzo esclusivo del box, comprensivo delle utenze e del wi-fi, generasse il diritto a un corrispettivo. Ha quindi chiesto la conferma del decreto oppure, in subordine, la condanna della Conforti al pagamento della somma ritenuta dovuta dal Tribunale. 

 

Per il giudice la fattura non basta

 

Il punto decisivo è la prova. La giudice spiega che una fattura può costituire documentazione sufficiente per ottenere un decreto ingiuntivo, ma non dimostra da sola il credito nel successivo giudizio di opposizione, quando il rapporto viene contestato: è un documento formato unilateralmente da chi pretende il pagamento. E il Trapani, per sostenere la propria richiesta, aveva depositato esclusivamente quella fattura. 

Serviva invece provare l’esistenza di un contratto a titolo oneroso, con l’impegno della Conforti a pagare un corrispettivo specificamente determinato. La conclusione della sentenza è netta: il Trapani, «limitandosi alla mera allegazione di fattura, non ha provato né offerto di provare l’esistenza del titolo contrattuale oggetto della sua pretesa creditoria». 

Neppure le utenze hanno consentito di salvare la richiesta. Secondo il Tribunale mancavano sia la documentazione sull’esatto ammontare delle spese sostenute, sia, prima ancora, la prova di un obbligo contrattuale della Conforti a rimborsarle. Il credito è stato quindi giudicato «del tutto sprovvisto di elementi idonei a suffragarlo». 

Il risultato è che il Trapani Calcio, anziché ottenere i 54.900 euro richiesti, si ritrova con l’ingiunzione revocata e le spese della causa da pagare.