Manovrina, Schifani cerca i voti: maggioranza divisa e corsa contro il tempo
La scadenza da rispettare è l’8 ottobre. Ma per il governo Schifani il problema più urgente è politico: portare al voto la manovrina con una maggioranza che continua a perdere compattezza. Il confronto sulle risorse regionali ha riaperto lo scontro sulle priorità, facendo emergere una domanda che attraversa tutto il provvedimento: quali bisogni vengono finanziati subito e quali possono ancora aspettare?
A rendere evidente la frattura è l’assenza di Noi Moderati dal vertice convocato a Palazzo dei Normanni. Il partito, già autosospeso dalla coalizione, contesta l’impostazione della manovra e ha legato il proprio sostegno a interventi sul precariato storico. Un dissenso che adesso pesa sulla corsa verso l’approvazione.
Gli ex Pip al centro della frattura
Il punto di rottura è la bocciatura, in commissione Bilancio, dell’emendamento di Marianna Caronia per aumentare le ore di lavoro degli ex Pip ed ex Keller inseriti nella Sas, la società regionale dei servizi ausiliari. Una proposta che puntava al tempo pieno e che ha incontrato lo stop della maggioranza.
Caronia accusa gli alleati di anteporre la distribuzione delle risorse su piccoli interventi alla soluzione di una vertenza sociale che si trascina da anni. È una contestazione che investe direttamente il criterio con cui il centrodestra intende utilizzare i fondi disponibili: affrontare problemi strutturali oppure moltiplicare le singole assegnazioni.
Per i lavoratori, intanto, la questione resta concreta. La stabilizzazione rappresenta un passaggio decisivo, ma il numero delle ore determina anche il reddito su cui una famiglia può contare. È su questa distanza, tra il risultato amministrativo raggiunto e la sicurezza economica ancora richiesta, che si concentra lo scontro.
La protesta e la risposta di Schifani
I Cobas contestano duramente la decisione della commissione e annunciano iniziative di mobilitazione. La vertenza torna così a esercitare pressione sul Parlamento proprio mentre il governo cerca di accelerare l’esame della manovra.
Schifani difende l’operato dell’esecutivo, rivendicando di avere affrontato una condizione di precariato durata vent’anni. Invita i lavoratori a non lasciarsi strumentalizzare e rinvia la valutazione di ulteriori incrementi dell’orario a un momento successivo, subordinandola alle risorse disponibili. Una risposta che ribadisce il risultato ottenuto, ma lascia aperta la richiesta sul tempo pieno.
Un vertice per recuperare i voti
La riunione di maggioranza, con Schifani, il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, l’assessore all’Economia Alessandro Dagnino e i rappresentanti dei gruppi alleati, serve a ricomporre il quadro e imprimere velocità ai lavori della commissione Bilancio.
L’obiettivo resta il via libera entro l’8 ottobre. Il calendario, però, può diventare un ulteriore ostacolo: secondo le ricostruzioni sugli impegni istituzionali della presidenza dell’Ars, superare quella scadenza potrebbe spostare l’approvazione alla seconda metà del mese. Per il centrodestra significa dover trovare rapidamente un accordo sui contenuti e sui voti necessari a sostenerli.
La contesa sui fondi territoriali
Una delle partite più delicate riguarda il Fit, il fondo destinato agli emendamenti territoriali. Qui si incrociano le richieste dei deputati e la necessità di stabilire quali interventi finanziare. Le indiscrezioni su un possibile ampliamento degli spazi di mediazione per la presidenza dell’Ars e della commissione restano ipotesi, in attesa degli emendamenti del governo.
Il nodo politico è la trasparenza delle priorità. Gli interventi nei territori possono rispondere a esigenze reali, ma ogni assegnazione deve avere una motivazione riconoscibile: utilità pubblica, urgenza, beneficiari e risultati attesi. Altrimenti il confronto sulle risorse rischia di essere percepito come una trattativa tra gruppi parlamentari, distante dalle necessità dei cittadini.
Le misure approvate e la prova dell’Aula
Nel frattempo, la commissione ha dato il via libera alla proposta del Movimento 5 Stelle che destina 500 mila euro ai soggiorni educativo-terapeutici per minori con diabete seguiti dai centri regionali di diabetologia pediatrica.
Approvata anche la misura del governo da 15 milioni di euro per sostenere agricoltura e pesca contro il caro carburanti.
Tra le misure che hanno superato l’esame della commissione Bilancio figurano due emendamenti del deputato del Pd Nello Dipasquale. Il primo destina 500 mila euro a contributi per favorire l’impiego di materiali biodegradabili nelle coltivazioni in serra. L’intervento riguarda i sistemi di sostegno dei palchi delle piante ortofrutticole, incentivando l’utilizzo di plastica compostabile o fibre naturali conformi alle norme sulla biodegradabilità e riciclabilità. La proposta ha raccolto la firma di tutta la commissione.
Il secondo emendamento prevede un milione di euro per il 2026 da destinare a misure straordinarie a sostegno della zootecnia.
Più selettivo il passaggio delle oltre trenta proposte relative al settore Energia e Servizi di pubblica utilità. Tra gli emendamenti approvati ci sono i due milioni di euro per il rifacimento integrale dell’adduttore Castello, l’infrastruttura che serve il territorio tra le valli dei fiumi Verdura, Magazzolo e basso Platani, nell’Agrigentino. La proposta porta la firma del capogruppo della Dc Carmelo Pace.
Altri due milioni sono destinati all’istituzione di un fondo regionale per la riqualificazione dei siti contaminati, previsto da un emendamento a prima firma del capogruppo dell’Mpa Roberto Di Mauro.
Due interventi che riguardano esigenze concrete dei territori: l’efficienza delle infrastrutture idriche e il recupero delle aree compromesse dalla contaminazione.
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