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05/10/2026 06:00:00

Ars, la manovra slitta. Ma arriva il primo sì agli aumenti per le ex Province

La manovra regionale rallenta, le richieste dei partiti superano le disponibilità e il centrodestra deve decidere quali interventi sacrificare. Intanto, in commissione Bilancio all’Ars, un primo accordo è stato trovato sull’aumento delle indennità dei presidenti dei Liberi Consorzi, le ex Province. Una proposta di Fratelli d’Italia che ha raccolto anche il sostegno di una parte del Pd, provocando uno scontro dentro il gruppo democratico e le proteste di Movimento 5 Stelle e Controcorrente. Non è ancora un aumento definitivo: la norma deve passare dall’Aula. 

 

Per il territorio trapanese l’effetto sarebbe immediatamente riconoscibile: Salvatore Quinci, sindaco di Mazara del Vallo e presidente del Libero Consorzio di Trapani, potrebbe passare dagli attuali 4.830 euro a 9.660 euro lordi al mese. Un raddoppio, dunque, ma non un secondo compenso da sommare a quello già percepito. È una distinzione importante per capire che cosa è stato approvato e su che cosa si sta consumando la polemica.

 

Che cosa cambia per Quinci e gli altri presidenti

 

L’emendamento, firmato dal capogruppo di FdI Giorgio Assenza, prevede per i presidenti dei sei Liberi Consorzi un’indennità commisurata a quella del sindaco del Comune capoluogo. Chi guida contemporaneamente un Comune e l’ente provinciale dovrà scegliere quale trattamento percepire: il cumulo è escluso. La proposta interviene anche sui rimborsi delle spese di viaggio e sulle regole relative ad assenze e permessi. 

Nel caso di Quinci, scegliendo la nuova indennità provinciale, la differenza sarebbe di 4.830 euro lordi mensili: 57.960 euro in più su dodici mensilità. 

Sui conti serve una precisazione. Sommando i cinque incrementi riportati nel prospetto degli aumenti si ottengono 30.774 euro lordi al mese, pari a 369.288 euro su dodici mesi. La cifra di circa 370 mila euro, richiamata nelle polemiche come costo mensile, non corrisponde quindi alla somma dei soli aumenti delle indennità indicati nella tabella. Questo calcolo, peraltro, non quantifica il costo complessivo dell’intera disposizione, che comprende anche altre voci, come i rimborsi. 

 

C’è poi il tema di chi pagherebbe. Secondo la ricostruzione del Giornale di Sicilia, gli oneri ricadrebbero sui bilanci degli enti locali, senza uno stanziamento regionale dedicato nella manovra. Un elemento che distingue la questione delle indennità dalla trattativa sulle risorse regionali, ma non cancella il confronto sulle priorità della spesa pubblica. 

 

Il Pd si divide, il governo si rimette alla commissione

 

La proposta ha prodotto una maggioranza trasversale, ma anche divisioni che attraversano gli schieramenti. A favore si sono espressi i democratici Antonello Cracolici e Fabio Venezia. Nel centrodestra è mancato invece il sostegno di Marianna Caronia, di Noi Moderati. Il governo regionale si è rimesso alla volontà dei parlamentari.

Il contrasto più acceso è esploso nel Pd, tra Cracolici e Nello Dipasquale. Quest’ultimo ha definito «vergognoso» il via libera, ricordando che una norma analoga era già stata bocciata dall’Assemblea a maggio. La sua contestazione riguarda soprattutto l’opportunità della scelta: in una Regione alle prese con emergenze e servizi insufficienti, sostiene, quelle risorse dovrebbero avere altre destinazioni. Anche il capogruppo democratico Michele Catanzaro ha espresso contrarietà agli aumenti. 

Non c’è dunque un Pd compatto sul sostegno all’emendamento di FdI. Il voto in commissione ha fatto emergere una frattura che potrebbe ripresentarsi quando il testo arriverà a Sala d’Ercole. 

 

Il M5S: respinti gli aiuti, passano i costi della politica

 

Il Movimento 5 Stelle mette a confronto il via libera alle indennità con le bocciature subite dalle proprie proposte. Nuccio Di Paola, componente della commissione Bilancio, cita il bonus salute per le famiglie meno abbienti, gli interventi sulla climatizzazione delle scuole, gli aiuti contro il caro energia e carburanti e il bonus affitti. Secondo il deputato, numerosi emendamenti sono stati respinti per mancanza di coperture, mentre «i soldi per la politica e per le clientele li trovano sempre».

Il bonus salute, spiega Di Paola, avrebbe dovuto aiutare le famiglie a sostenere le spese per medicinali, visite ed esami. La contestazione, condivisa da Roberta Schillaci e Angelo Cambiano, riguarda quindi la scelta delle priorità, prima ancora dell’entità dei singoli aumenti. 

Sul fronte degli incendi, nel comunicato del primo ottobre Schillaci denuncia inoltre la bocciatura di due emendamenti per complessivi 1,5 milioni di euro. Le proposte comprendevano droni con telecamere termiche, sistemi di allerta precoce e interventi sulle attrezzature e sugli automezzi del Corpo forestale. Alla motivazione del governo, che richiama una propria programmazione, la deputata contrappone le condizioni dei mezzi disponibili e il caso delle autobotti delle Madonie ferme in officina durante l’estate.

 

Anci Sicilia: non privilegi, ma riconoscimento delle responsabilità

 

Di segno opposto l’intervento di Anci Sicilia. Il presidente Paolo Amenta e il segretario generale Mario Emanuele Alvano difendono l’adeguamento, sostenendo che il riconoscimento delle responsabilità amministrative non debba essere trasformato automaticamente in un’accusa di privilegio.

Alvano richiama la legge nazionale 56 del 2014, come modificata nel 2019: nelle regioni a statuto ordinario i presidenti delle Province hanno un’indennità commisurata a quella del sindaco del capoluogo, non cumulabile con il trattamento da sindaco. La proposta siciliana, spiega Anci, riprende questi criteri. Per l’associazione, dunque, il punto è assicurare un trattamento coerente con quello riconosciuto nel resto del Paese. 

Anci non esclude il confronto sui costi e sulle coperture. Anzi, solleva un problema finanziario: nell’adeguamento delle indennità dei sindaci, ricorda, le risorse regionali sono state pari a un quarto di quelle stanziate dallo Stato. Amenta e Alvano chiedono di non ripetere lo stesso meccanismo per i Liberi Consorzi, lasciando agli enti il peso delle differenze e agli amministratori quello delle polemiche locali. 

 

La manovra verso metà ottobre, resta il nodo delle “mancette”

 

La battaglia sulle ex Province si inserisce in un percorso della manovra tutt’altro che concluso. Per soddisfare tutte le richieste del centrodestra servirebbero circa cento milioni in più rispetto ai 200 milioni messi a disposizione per gli interventi della maggioranza. Non è quindi soltanto un problema di calendario: prima di chiudere il testo bisognerà decidere quali proposte finanziare e quali ridimensionare o accantonare.

La commissione Bilancio è convocata per lunedì 5 ottobre. L’orizzonte indicato dalla ricostruzione giornalistica per l’approvazione della manovra si sposta verso metà mese, tra il 13 e il 15 ottobre: una previsione politica, non un esito già acquisito.

Resta aperta anche la polemica sui Fit, i fondi per gli interventi territoriali che il M5S considera una nuova versione delle vecchie “mancette”. Di Paola denuncia la bocciatura dell’emendamento di Adriano Varrica che chiedeva criteri oggettivi per l’assegnazione delle risorse ai Comuni, evitando di penalizzare quelli privi di riferimenti politici all’Ars. 

 

La partita, insomma, resta aperta su entrambi i fronti: la distribuzione delle risorse della manovra e il trattamento economico degli amministratori delle ex Province. Per Quinci e gli altri presidenti il primo sì c’è, ma il passaggio decisivo deve ancora arrivare. Sarà l’Aula a stabilire se confermare, modificare o fermare gli aumenti.