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05/10/2026 06:00:00

Corruzione. Inchiesta Armao, verifiche sui contatti negli uffici regionali

Le indagini su Gaetano Armao non si fermano ai presunti passaggi di denaro. Gli investigatori stanno verificando anche i rapporti con dirigenti e funzionari regionali, per capire se le pratiche di alcune imprese siano state favorite nella scelta degli interlocutori, nei tempi e nella gestione delle istruttorie. È il nuovo fronte sull’inchiesta sull’ex vicepresidente della Regione ed ex presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali, la Cts. 

 

Intanto, Renato Schifani interviene pubblicamente e sostiene che la vicenda non riguardi l’attività del governo regionale. Armao respinge le contestazioni e richiama la natura collegiale delle decisioni della commissione. Sul piano giudiziario, il passaggio atteso resta quello degli interrogatori preventivi: la Procura ha chiesto misure cautelari, sulle quali deve ancora pronunciarsi il giudice.

 

Le verifiche sui funzionari e lo schema ipotizzato dai pm

 

Il punto da chiarire è se, oltre alle presunte consegne di contanti, vi fossero disponibilità e interventi negli uffici capaci di agevolare le aziende interessate alle autorizzazioni. Ci sono accertamenti sulla rete di relazioni di Armao e sull’eventuale ruolo di dirigenti amministrativi e responsabili dei procedimenti. Si tratta di un’ipotesi investigativa da verificare, non dell’accertamento di responsabilità a carico degli uffici nel loro complesso.

 

I magistrati descrivono un «modulo operativo stabile, riconoscibile e reiterato nel tempo»: secondo l’accusa, dunque, non episodi occasionali, ma modalità ricorrenti nei rapporti tra Armao, l’avvocato Pierluigi Matta e diversi imprenditori. È la lettura della Procura che dovrà essere sottoposta al vaglio del giudice e al confronto con le difese. 

 

L’invito a rendere interrogatorio descrive, tra le condotte contestate, incontri con rappresentanti delle imprese, accordi sulle tempistiche delle pratiche e condivisione anticipata degli aspetti principali di atti e comunicazioni. Armao avrebbe inoltre assicurato la possibilità di individuare i responsabili o i funzionari di riferimento per una trattazione rispondente agli interessi delle società. 

 

Schifani: «Nulla a che fare con l’attività del governo regionale»

 

La novità politica è la presa di posizione del presidente della Regione. Sabato 3 ottobre, a Messina, Schifani ha risposto alle domande dei giornalisti a margine della consegna al Comune dell’area riqualificata di via Macello Vecchio.

Il governatore ha richiamato la presunzione di non colpevolezza e ha sostenuto che l’inchiesta non abbia «nulla a che fare con l’attività del governo regionale». Ha aggiunto che la notizia non gli fa piacere, ma che occorre attendere gli accertamenti, evitando valutazioni sul merito delle accuse.

Una posizione condivisa dall’assessore all’Agricoltura Luca Sammartino, che distingue la vicenda personale dell’ex vicepresidente dall’azione dell’esecutivo. Il commissario siciliano di Fratelli d’Italia, Luca Sbardella, ha richiamato a sua volta il carattere tecnico dell’incarico di Armao e la conclusione del mandato alla Cts. 

 

Le opposizioni chiedono trasparenza e controlli

 

Dall’opposizione arriva una richiesta di maggiori verifiche sulle procedure amministrative. La deputata del Movimento 5 Stelle Roberta Schillaci, segretaria della commissione regionale Antimafia, chiede più trasparenza, maggiore controllo parlamentare, pubblicità degli atti e meno decisioni sottratte al confronto nelle sedi istituzionali.

Interviene anche il segretario della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, che critica la risposta del governatore e legge nell’inchiesta un ulteriore segnale di problemi nella gestione delle istituzioni regionali. Sono valutazioni politiche e sindacali, distinte dall’accertamento delle responsabilità penali individuali.

 

La difesa di Armao: «Dimostrerò che l’accusa è priva di fondamento»

 

Armao ha affidato la propria replica a una nota diffusa dopo le perquisizioni del 2 ottobre: «Sono stato raggiunto da un decreto di perquisizione presso l’abitazione e lo studio legale per un’imputazione provvisoria che avrò modo di dimostrare essere priva di fondamento».

L’ex assessore sottolinea che la commissione era composta da oltre cinquanta membri e che i pareri venivano approvati collegialmente, nel 99 per cento dei casi all’unanimità. Ha inoltre precisato di non essere più presidente della Cts dal 9 agosto e di avere rassegnato, dopo l’emersione dell’inchiesta, le dimissioni irrevocabili da consigliere giuridico di Schifani, motivandole con la tutela delle istituzioni. 

Il confronto tra accusa e difesa riguarda quindi anche il contenuto delle contestazioni. Armao richiama il voto collegiale; i capi di incolpazione provvisoria descrivono anche presunti interventi nelle fasi precedenti ai pareri, nei rapporti con le imprese e nell’organizzazione delle istruttorie. 

 

La consulenza a Matta e i 147mila euro

 

Uno degli episodi riguarda le società Cva Eos e Cva Spa, attive nel settore energetico, e i dirigenti Giuseppe Argirò e Marco Malacarne Gentile.

Secondo l’accusa, Matta avrebbe svolto il ruolo di intermediario con Armao attraverso un contratto di consulenza ritenuto fittizio. Nell’atto giudiziario, i pagamenti ricevuti dal legale in esecuzione di quel contratto vengono quantificati in almeno 147.494 euro, dei quali 138mila di imponibile. In corrispondenza temporale con i versamenti, Matta avrebbe consegnato contanti ad Armao in più occasioni.

La distinzione rimane importante: 147.494 euro è la somma indicata per i pagamenti a Matta, non il totale del denaro che sarebbe stato consegnato ad Armao. 

In cambio, secondo i pm, l’ex presidente della Cts avrebbe favorito i contatti dei rappresentanti delle aziende con i dirigenti regionali dell’Ambiente e dell’Energia e concordato tempi e modalità di trattazione delle pratiche. 

 

L’impianto di biometano ad Aragona

 

Un altro episodio riguarda Seap Bio Energy e l’imprenditore Sergio Vella. Al centro c’è il progetto per una piattaforma di selezione dei rifiuti e produzione di biometano e compost da scarti organici nel territorio di Aragona, nell’Agrigentino.

La contestazione sostiene che Armao avrebbe ricevuto denaro attraverso Matta per individuare i responsabili o i funzionari ai quali affidare l’istruttoria della Cts, necessaria al parere tecnico propedeutico alla valutazione di impatto ambientale. Il presunto pagamento viene collocato al 13 dicembre 2025; la richiesta di valutazione ambientale era stata presentata nel dicembre dell’anno precedente. In questo capo non viene indicato l’importo della somma contestata. 

 

La sanità e il distinto episodio che riguarda Lombardo

 

Il terzo capo relativo ad Armao riguarda il suo incarico di esperto del presidente della Regione. Secondo la Procura, insieme a Matta avrebbe richiesto e ottenuto 6mila euro da Luigi Zancla, presidente della Samo onlus, formalmente collegati a una consulenza legale.

Il favore contestato sarebbe consistito nell’intervenire sull’allora dirigente della Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute, Salvatore Iacolino, affinché non si desse corso agli atti esecutivi di un decreto sull’ampliamento degli accreditamenti per l’Assistenza domiciliare integrata. 

Distinto è l’episodio che coinvolge il deputato regionale dell’Mpa Giuseppe Geremia Lombardo. Per l’accusa, Zancla e Mario Lupo avrebbero promesso e concesso l’assunzione di una persona politicamente vicina al parlamentare, in cambio di un esercizio della funzione legislativa favorevole agli interessi delle imprese dell’assistenza sanitaria. Questo quarto capo non riguarda Armao.

Lombardo ha annunciato le dimissioni dalle commissioni Bilancio e Sanità dell’Ars e ha dichiarato di essere certo di poter chiarire la propria posizione, rivendicando la correttezza della sua attività pubblica e privata. 

 

Gli interrogatori del 12 e 13 ottobre

 

Le richieste cautelari riguardano nove persone:  otto richieste di arresto e un obbligo di dimora. Per Armao e Matta,  la Procura ha chiesto la custodia in carcere. Si tratta delle richieste dei pubblici ministeri, non di misure già disposte.

Gli interrogatori preventivi sono fissati per il 12 e il 13 ottobre. 

Sarà la giudice per le indagini preliminari Giuseppa Zampino a valutare le richieste dopo questo passaggio.

 

 L’invito all’interrogatorio riporta accuse provvisorie: non è un’ordinanza di arresto e non accerta la colpevolezza degli indagati. Per tutti resta valido il principio della presunzione d’innocenza, richiamato dalla stessa Procura nella comunicazione sull’inchiesta. 

 



Corruzione | 2026-10-03 10:44:00
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