Cosa sappiamo delle indagini su Armao
La Procura di Palermo ha chiesto l’arresto di Gaetano Armao per corruzione. La decisione sulle misure cautelari, però, deve ancora passare dal giudice. Dopo le perquisizioni del 2 ottobre, l’ex vicepresidente della Regione Siciliana respinge le contestazioni e annuncia le dimissioni dall’incarico di consigliere giuridico del presidente Renato Schifani.
L’inchiesta riguarda presunti favori a imprese che operano nelle energie rinnovabili, nel trattamento dei rifiuti e nelle cure palliative. Al centro degli accertamenti ci sono soprattutto l’attività di Armao alla guida della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali, la Cts, e i suoi incarichi di consulenza per la presidenza della Regione. Le accuse sono ancora da verificare nel procedimento.
Le perquisizioni e le richieste cautelari
Venerdì 2 ottobre la Squadra Mobile ha eseguito perquisizioni nell’abitazione e negli studi professionali di Armao, tra Roma e Palermo. Gli accertamenti hanno interessato anche uffici pubblici. Le richieste di misure cautelari avanzate dalla Procura, guidata da Maurizio de Lucia, riguardano nove persone, alle quali vengono contestati, a vario titolo, i reati di corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e corruzione per l’esercizio della funzione.
Per Armao e per l’avvocato Pierluigi Matta è stata chiesta la custodia cautelare in carcere. Secondo l’Ansa, Armao è stato convocato davanti al giudice per il 13 ottobre. Nel fascicolo figurano intercettazioni telefoniche, ambientali e fotografie.
Il passaggio previsto è quello dell’interrogatorio preventivo, prima della decisione del giudice sulle richieste dei pubblici ministeri. È questa la distinzione da tenere ferma: la notizia riguarda una richiesta di arresto, non una misura già eseguita.
La Procura ha spiegato che le perquisizioni sono state disposte per evitare la dispersione delle prove nel momento in cui la notifica degli inviti a comparire avrebbe reso note agli indagati le indagini.
La replica di Armao: «Dimostrerò che l’accusa è priva di fondamento»
Armao ha affidato la propria posizione a una nota, contestando la fondatezza dell’ipotesi accusatoria: «Sono stato raggiunto da un decreto di perquisizione presso l’abitazione e lo studio legale per un’imputazione provvisoria che avrò modo di dimostrare essere priva di fondamento».
Uno dei punti sui quali insiste è il carattere collegiale delle decisioni della commissione, che non sarebbero dunque riconducibili alla sola volontà del presidente: «I fatti che vengono contestati attengono alla mia qualità di ex presidente di una commissione composta da oltre cinquanta membri che approva i pareri in sede collegiale e, nel 99 per cento dei casi, all’unanimità».
Nella stessa nota distingue la conclusione dell’incarico alla Cts, risalente ad agosto, dalle dimissioni comunicate adesso alla presidenza della Regione: «Non ho più alcun incarico quale presidente del Cts dal 9 agosto scorso e, al fine di tutelare le Istituzioni, ho già rassegnato al presidente Schifani le mie irrevocabili dimissioni da consigliere giuridico, con effetto immediato».
Infine, richiama la propria esperienza di amministratore: «Nella mia vita amministrativa ho gestito risorse finanziarie per oltre 250 miliardi di euro (più del Pnrr) firmando otto bilanci regionali, senza che nessuno abbia avuto nulla da eccepire». È la ricostruzione con cui l’ex assessore rivendica la correttezza del proprio operato e annuncia che affronterà le contestazioni nelle sedi giudiziarie.
Che cos’è la Cts e perché conta
La Commissione tecnica specialistica svolge attività istruttorie ed esprime pareri tecnici e giuridici nei procedimenti ambientali di competenza regionale. Il suo lavoro riguarda quindi un passaggio rilevante nell’esame dei progetti che necessitano di valutazioni e autorizzazioni ambientali. Non va confuso, però, il parere della commissione con l’intero procedimento amministrativo, che coinvolge anche gli uffici regionali competenti.
La nomina di Armao alla presidenza era stata annunciata dal governo Schifani nell’agosto del 2023, insieme alla riorganizzazione dell’organismo. L’obiettivo dichiarato dalla Regione era ridurre i tempi delle autorizzazioni, nel rispetto delle verifiche ambientali e della legalità.
Le contestazioni sulle energie rinnovabili
Il primo episodio riguarda le pratiche del gruppo energetico valdostano Cva e i rapporti con Giuseppe Argirò e Marco Malacarne Gentile. Per l’accusa, Armao avrebbe ricevuto denaro per agevolare l’iter autorizzativo e la scelta dei funzionari incaricati delle istruttorie.
I pagamenti sarebbero stati mascherati da compensi per consulenze a Matta, ritenute fittizie dagli inquirenti. Il legale avrebbe poi consegnato contanti ad Armao. È il presunto meccanismo corruttivo descritto dai pubblici ministeri, non un fatto già accertato con una sentenza.
Il progetto per il biometano ad Aragona
Un’altra contestazione riguarda Sergio Vella, titolare della Seap Bio Energy, e il progetto per un impianto di trattamento dei rifiuti organici e produzione di biometano nel territorio di Aragona, in provincia di Agrigento.
Secondo la ricostruzione accusatoria, anche in questo caso Armao avrebbe ricevuto denaro attraverso Matta. Il favore contestato riguarderebbe l’individuazione dei funzionari ai quali assegnare l’istruttoria per il parere della Cts, propedeutico alla valutazione di impatto ambientale richiesta dall’azienda.
Il filone sulle cure palliative
Il terzo episodio riguarda la sanità. Secondo i pm, Armao avrebbe ricevuto 6mila euro per intervenire sull’allora dirigente dell’assessorato alla Salute Salvatore Iacolino, cercando di bloccare un decreto che ampliava il numero degli operatori delle cure palliative in convenzione.
L’obiettivo contestato sarebbe stato favorire la Samo onlus. Per questo episodio è indagato anche il presidente Luigi Zancla, per il quale sono stati chiesti i domiciliari.
Nell’inchiesta anche il deputato Giuseppe Lombardo
Tra i destinatari delle richieste cautelari c’è anche Giuseppe Geremia Lombardo, deputato regionale dell’Mpa e nipote dell’ex presidente della Regione Raffaele Lombardo.
Il parlamentare ha dichiarato di avere appreso il 2 ottobre i fatti specifici oggetto dell’indagine e di non avere ancora potuto esaminare gli atti. Ha affermato di essere certo di poter chiarire la propria posizione e ha annunciato le dimissioni dalle commissioni Bilancio e Sanità dell’Assemblea regionale siciliana, motivandole con il rispetto delle istituzioni e dell’autorità giudiziaria.
Che cosa resta da accertare
Il punto centrale sarà verificare la natura dei rapporti professionali, dei pagamenti e degli interventi sulle pratiche: per la Procura si tratterebbe di scambi corruttivi; Armao contesta l’accusa e richiama anche la collegialità delle decisioni della Cts.
Il prossimo passaggio è il confronto davanti al giudice sulle richieste cautelari. L’inchiesta riguarda ipotesi di responsabilità individuali, ancora da accertare. La stessa Procura, nella comunicazione sulle perquisizioni, ha ricordato espressamente che per tutti gli indagati vale la presunzione d’innocenza.
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