MaB e porto, Panfalone: «Metodo carbonaro». Le accuse alla politica regionale
Il porto di Trapani è rimasto fuori dalla candidatura MaB Unesco delle “Saline di Sicilia”, ma per Gaspare Panfalone l’accordo raggiunto non cancella le domande su come si sia arrivati a quel risultato. L’imprenditore accoglie favorevolmente la soluzione e sostiene il percorso delle saline. Allo stesso tempo, contesta quello che definisce un «metodo carbonaro» nella costruzione del progetto e denuncia una carenza di rappresentanza degli interessi economici trapanesi nelle scelte della politica.
È il tema centrale della video intervista a Tp24, disponibile in calce all’articolo. Il confronto parte dalla conclusione della controversia sui confini del MaB e si allarga al futuro dello scalo, al rapporto tra imprese e istituzioni e alle priorità del governo regionale.
La candidatura ha superato il passaggio nazionale e affronta ora la fase internazionale. Il dossier sottoscritto a settembre prevede l’esclusione dell’intera circoscrizione dell’Autorità di Sistema Portuale. Tp24
«Il dialogo ha vinto», ma resta la contestazione sul metodo
Panfalone non rimette in discussione la mediazione. All’inizio dell’intervista riconosce che «il dialogo ha vinto»: il confronto ha consentito agli operatori di apprezzare l’iniziativa MaB e, contemporaneamente, di ottenere l’esclusione del porto nella sua interezza, come richiesto.
Il problema, sostiene, è la difficoltà incontrata per arrivarci. Non la legge soltanto come una successione di incomprensioni tecniche, ma come un segnale della considerazione riservata allo scalo e a chi vi lavora.
«Abbiamo dovuto puntare i piedi, abbiamo dovuto protestare», afferma. La sua contestazione riguarda soprattutto il coinvolgimento dell’Autorità portuale e degli operatori: soggetti che, a suo giudizio, avrebbero dovuto partecipare fin dall’inizio alle decisioni su un’infrastruttura che amministrano e utilizzano. È in questo senso che parla di «metodo carbonaro», attribuendo al processo un difetto di apertura e condivisione.
Il ruolo dell’Autorità portuale e di Tardino
Nella ricostruzione di Panfalone, un contributo determinante alla soluzione è arrivato dall’Autorità di Sistema Portuale e da Annalisa Tardino.
L’imprenditore richiama sia l’incontro convocato a Palermo sia l’intervento dell’ente nella fase conclusiva della discussione. Attribuisce all’Autorità il merito di avere sostenuto le richieste del comparto attraverso le proprie competenze istituzionali.
Non presenta, dunque, l’esclusione come il risultato della sola iniziativa privata. La descrive come l’esito dell’azione congiunta di operatori, associazioni di categoria e autorità pubblica.
È proprio da questa distinzione che nasce la sua critica alla politica: mentre il sistema portuale pubblico e privato riusciva a trovare una posizione comune, secondo Panfalone non arrivava un’attenzione altrettanto riconoscibile da parte della rappresentanza nazionale e regionale.
«Un silenzio assordante», la critica alla rappresentanza politica
L’accusa non viene indirizzata a un solo partito. Panfalone parla di un «silenzio assordante di tutta la politica, di qualsiasi colore, di qualsiasi appartenenza».
Il suo giudizio riguarda la capacità di rappresentare le esigenze del territorio, non soltanto nei Comuni, ma soprattutto a Roma e a Palermo. Ritiene che porto, economia e prospettive di sviluppo della Sicilia occidentale non ricevano l’attenzione necessaria nell’agenda regionale.
E chiama in causa, per le rispettive competenze, gli assessorati al Territorio e Ambiente e alle Attività produttive. Chiede perché le richieste degli operatori non siano state ascoltate prima e perché, nella sua ricostruzione, alcune informazioni siano arrivate alle rappresentanze imprenditoriali soltanto all’ultimo momento.
Da qui arriva a interrogarsi sull’esistenza di un «disegno palermitano» che marginalizzerebbe il porto di Trapani e il suo sistema economico.
«Il problema non è soddisfare Panfalone»
Un altro passaggio dell’intervista riguarda il rapporto tra l’interesse di una singola impresa e quello dell’intero porto.
Panfalone respinge l’idea che la controversia sul MaB possa essere ridotta a una richiesta personale. Ricorda la presenza di più imprese e agenzie marittime nello scalo e contesta la rappresentazione di una propria posizione monopolistica.
«Questa fantomatica posizione di monopolio, come viene detto, non esiste», afferma, rivendicando di operare in un’economia di mercato. Richiama inoltre i cento lavoratori che, secondo quanto dichiara, lavorano nella sua azienda.
«Il problema non è quindi soddisfare Panfalone»: la richiesta, nella sua impostazione, è distinguere la tutela di interessi imprenditoriali legittimi dalla concessione di favori e considerare lo scalo come un sistema composto da più operatori e lavoratori.
In calce, la video intervista integrale a Gaspare Panfalone.
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