Il Consiglio comunale di Trapani è arrivato a un punto di svolta.
Da settimane l'Aula gira intorno al PEF dei rifiuti senza riuscire ad affrontarlo nel merito.
Nel frattempo, la vertenza Formula Ambiente è diventata una questione occupazionale: cinque lavoratori hanno già perso il posto dopo il mancato rinnovo del contratto, altri dieci sono ancora a rischio e i sindacati hanno proclamato lo sciopero per il 13 ottobre.
PEF: che cos'è?
PEF significa Piano economico finanziario. In questo caso, è il documento che determina il costo complessivo della gestione dei rifiuti e costituisce la base economica sulla quale viene costruita la TARI.
Il PEF 2026-2029 è stato approvato dalla Giunta il 28 luglio, dopo la validazione della SRR Trapani Nord, insieme alla proposta delle tariffe TARI 2026. Da allora il Piano è rimasto incagliato nell'iter consiliare.
Il punto è semplice: se il servizio costa di più, bisogna individuare le risorse per coprire quel costo. E la TARI è, per legge, lo strumento attraverso il quale il costo del servizio viene finanziato.
A Trapani il mancato adeguamento del PEF si è tradotto nella rimodulazione del servizio affidato a Formula Ambiente. Secondo quanto riferito dai sindacati, la riduzione del corrispettivo dell'appalto è di 251.331,96 euro.
Meno risorse hanno significato meno prestazioni: tra le ipotesi indicate ci sono riduzioni dello spazzamento, della raccolta degli ingombranti e della frequenza dell'organico. Il cantiere conta circa 121 lavoratori e, inizialmente, il rischio riguardava 15 posti.
Perché il PEF è diventato decisivo per Formula Ambiente?
Perché la questione non riguarda soltanto quanto pagheranno i cittadini, ma anche quale servizio il Comune può permettersi di garantire e con quale personale.
Al tavolo convocato in Prefettura, Comune, azienda e sindacati hanno individuato nell'approvazione del PEF una possibile via per garantire le coperture finanziarie del 2027. Questo potrebbe consentire un periodo di raffreddamento della vertenza negli ultimi tre mesi del 2026 e, secondo quanto emerso dal confronto, tutelare i livelli occupazionali.
I sindacati chiedono che il Consiglio approvi rapidamente il PEF perché senza quelle coperture il rischio occupazionale potrebbe aumentare.
Nel frattempo, però, la vertenza è andata avanti. Cinque lavoratori sono già fuori, dieci restano in bilico e altri trenta potrebbero essere coinvolti nel 2027. È stato proclamato uno sciopero per il 13 ottobre.
E il Consiglio perché non vota?
Qui c'è la parte più politica della storia.
Nelle ultime settimane l'Aula è stata occupata soprattutto dalla procedura di decadenza di quattro consiglieri e, nel frattempo, si sono aggiunti problemi relativi alla presenza del segretario generale, col trasferimento di Giovanni Panepinto, e del vice segretario.
La quarta seduta è stata rinviata. Poi è arrivata una quinta convocazione. Il 29 settembre il presidente Mazzeo ha letto in Aula il verbale della conferenza dei capigruppo. Dal documento emergeva che la maggioranza aveva chiesto più volte di affrontare il PEF e che il presidente si era impegnato a proporne il prelievo nella seduta successiva.
Quando però il punto è arrivato davanti ai consiglieri, la proposta di anticipare PEF e TARI non è passata: 11 voti favorevoli e 12 astensioni dell'opposizione. Il Piano è rimasto fermo.
Il giorno dopo è andata ancora peggio.
Una seduta durata circa dieci minuti: comunicazioni, un ordine del giorno sulle farmacie comunali, una discussione sulla vice segretaria e poi la richiesta di Marzia Patti di intervenire con una mozione d'ordine. La seduta viene chiusa. Fuori dall'Aula, lo scontro tra Mazzeo e il sindaco Giacomo Tranchida arriva a un livello di tensione altissimo.
Subito dopo sindaco, Giunta e maggioranza occupano Palazzo Cavarretta chiedendo la convocazione urgente del Consiglio sul PEF.
TARI: il punto che nessuno può evitare
Perché tanto nervosismo sul PEF? Perché dietro il Piano c'è la TARI.
Se il costo complessivo del servizio aumenta, qualcuno deve coprirlo. Il tema politico diventa quindi inevitabilmente anche quanto costerà il servizio ai cittadini.
Ed è proprio qui che si può leggere uno degli elementi della partita consiliare: votare significa assumere una posizione su una questione che ha conseguenze finanziarie; non arrivare al voto significa rimandare quella scelta.
Poi sono arrivati i gettoni
Quando il PEF non passa, in Aula prende corpo un'altra proposta: rinunciare ai gettoni di presenza e chiedere che sindaco e Giunta riducano le proprie indennità. Poi Giuseppe Guaiana propone che siano i consiglieri a rinunciare ai gettoni fino a dicembre: un atto di indirizzo collegato al PEF, sottoscritto da maggioranza e gruppo misto. Ma il documento prevede un elemento decisivo: l'impegno dovrebbe essere assunto all'unanimità.
È una proposta politicamente significativa, ma non risolve automaticamente il problema finanziario di Formula Ambiente: rinunciare a un'indennità non significa trasferire direttamente quei soldi al gestore del servizio.
La polemica sulle indennità e la delibera votata anche dall'opposizione
Qui si apre un altro capitolo.
Maurizio Miceli ha contestato la scelta dell'amministrazione sulle indennità, mettendo in relazione l'aumento degli stanziamenti per gli organi istituzionali con la riduzione delle risorse sul programma rifiuti.
I numeri della delibera 191 del 27 novembre 2025 sono effettivamente questi: il programma "Rifiuti" viene ridotto di 395.775,92 euro nel 2026 e di 595.775,92 euro nel 2027, mentre il programma "Organi istituzionali" aumenta di 252.753,74 euro in entrambi gli anni.
Ma dentro la delibera non c'è scritto che i soldi sottratti ai rifiuti siano stati trasferiti alle indennità. Le riduzioni del programma rifiuti sono ricondotte a economie su specifiche voci di spesa, tra cui percolato, trasporto dei rifiuti e provvista di acqua.
E c'è un altro elemento politico: la delibera fu votata all'unanimità dei presenti, 20 favorevoli e quattro assenti. Tra i favorevoli c'erano anche Miceli, Fileccia e Mazzeo.
L'opposizione ha successivamente contestato pubblicamente quelle scelte, arrivando a sostenere che i soldi dei lavoratori di Formula Ambiente sarebbero finiti nelle indennità.
L'opposizione ha spiegato anche che votare contro avrebbe significato bocciare anche altre variazioni contenute nello stesso provvedimento.
Resta però un altro dato: dopo quel voto, ogni consigliere avrebbe potuto rinunciare individualmente all'aumento del proprio gettone.
La posizione di Valerio Valenti
Sul tema interviene anche Valerio Valenti, candidato sindaco di Trapani che vanta una lunga carriera ed esperienza prefettizia.
La sua posizione parte da una distinzione: il PEF e la TARI non possono essere sostituiti semplicemente con la rinuncia alle indennità.
La copertura integrale del servizio rifiuti passa dalla TARI.
Le eventuali economie derivanti dalla rinuncia alle indennità non possono essere semplicemente girate a Formula Ambiente. Possono eventualmente diventare una scelta di bilancio per sostenere riduzioni o agevolazioni della TARI, ma il meccanismo del finanziamento del servizio resta quello previsto dalla normativa.
Valenti invita quindi a riportare la discussione sui numeri, sulle norme e sugli strumenti realmente utilizzabili, compresa l'eventuale disponibilità di avanzo dopo l'approvazione del rendiconto.
Cosa succede il 5 ottobre
Dopo due giorni di occupazione di Palazzo Cavarretta e la richiesta di un Consiglio straordinario e urgente, la conferenza dei capigruppo ha fissato finalmente la seduta per lunedì 5 ottobre alle 10.
L'ordine del giorno è molto chiaro: urgenza, PEF e TARI 2026.
Nel frattempo, il sindaco denuncia il fatto che qualcuno ha mandato la Polizia Municipale da Formula Ambiente per riconoscere i lavoratori presenti la sera dell'occupazione per incontrare il sindaco: come se il rischio licenziamento non fosse sufficiente.
Il 5 ottobre Aula dovranno essere affrontati il Piano, i suoi numeri, la questione tariffaria e le conseguenze sul servizio. E sullo sfondo ci saranno i lavoratori di Formula Ambiente, perché per loro il tempo non è più quello della politica.
Cinque hanno già perso il posto. Dieci aspettano una risposta e potrebbero diventare oltre 50.
Il Consiglio, il 5 ottobre, non dovrà soltanto decidere se parlare del PEF. Dovrà decidere che responsabilità assumersi e se sono più importanti le lotte politiche o questi lavoratori e le loro famiglie.