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06/10/2026 06:00:00

Marsala, don Fiorino: "L'acqua un bene assoluto da proteggere, non sprecare e non privatizzare"

Un vecchio manufatto in cemento, costruito per servire la rete idrica comunale e oggi ormai in disuso. È da questo luogo, quasi un simbolo del rapporto tra il territorio e una risorsa sempre più preziosa, che domenica pomeriggio, in contrada Matarocco a Marsala, è partita una riflessione sul futuro dell’acqua nella provincia di Trapani.

L’iniziativa è stata promossa da don Francesco Fiorino, direttore dell’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro e per la salvaguardia del Creato, a conclusione del Tempo del Creato. Un incontro che ha avuto un carattere insieme religioso, civile e ambientale e che ha messo al centro una questione che riguarda direttamente la vita quotidiana dei cittadini: come viene gestita l’acqua, quanto se ne perde, quanto se ne spreca e quali infrastrutture servirebbero per garantire una risorsa essenziale per le persone, l'agricoltura e il territorio.

Alla discussione hanno partecipato anche rappresentanti delle istituzioni locali, tra cui l’assessore Gabriele Di Pietra e il presidente del Consiglio comunale di Marsala Giovanni Maniscalco, insieme a cittadini e fedeli.

Il punto di partenza è stato il richiamo all'enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco, con l’acqua considerata non soltanto come una risorsa da amministrare, ma come un bene essenziale da tutelare. Un bene che attraversa tutti gli ambiti della vita: dalla salute alle scuole, dalla sanità all’agricoltura.

“L’acqua è un bene assoluto per la salute umana, per le scuole, per la sanità, per l’agricoltura”, ha sottolineato don Fiorino. E proprio per questo, secondo il sacerdote, non può essere affrontata soltanto quando emergono emergenze o disservizi, ma deve diventare oggetto di una programmazione stabile e condivisa.

L’idea di un gruppo di lavoro permanente

È da questa considerazione che nasce la proposta lanciata durante l’incontro: creare un gruppo di lavoro permanente sulla questione dell’acqua nella provincia di Trapani.

L'obiettivo è mettere insieme competenze e punti di vista differenti: associazioni, tecnici, geologi, cittadini e rappresentanti delle istituzioni. Un organismo che possa occuparsi delle criticità esistenti, raccogliere segnalazioni, approfondire le cause degli sprechi, discutere delle infrastrutture necessarie e avanzare proposte per un uso più razionale della risorsa.

“Vogliamo creare un gruppo di lavoro assieme ad associazioni, tecnici, geologi, cittadini, affinché l’acqua in provincia di Trapani non venga sprecata, inquinata e non venga privatizzata”, ha spiegato don Fiorino.

L'intenzione è inoltre quella di coinvolgere nel percorso anche i rappresentanti dell'Ato idrico provinciale e di allargare il confronto alla Diocesi di Trapani, nella convinzione che una questione di questa portata non possa essere affrontata separatamente dai diversi soggetti che operano sul territorio.

Non un tavolo destinato soltanto alla discussione, dunque, ma nelle intenzioni dei promotori uno spazio nel quale provare a trasformare segnalazioni e analisi in proposte concrete.

Lo spreco alla Galleria di San Filippo e Giacomo

Durante l’incontro è stato indicato anche un caso concreto che, secondo don Fiorino, rappresenta bene la contraddizione tra la necessità di tutelare l’acqua e le situazioni nelle quali la risorsa continua a disperdersi senza essere recuperata.

Il riferimento è al flusso d’acqua che da anni sgorga nei pressi della galleria di San Filippo e Giacomo, lungo lo scorrimento veloce tra l’ospedale “Paolo Borsellino” e l’aeroporto di Trapani-Birgi.

“Un vero scandalo”, lo ha definito don Fiorino, evidenziando come si tratti di una quantità d’acqua che continua a perdersi mentre, parallelamente, il territorio deve fare i conti con problemi di approvvigionamento e con la necessità di razionalizzare l'utilizzo della risorsa. E al termine dell'incontro, il gruppo ha percorso la galleria dello scorrimento veloce con l'enorme spreco quotidiano d'acqua che potete vedere nel video qui sotto. 

 

 

 

Dall’emergenza alla programmazione

Quello dell’acqua, nel territorio trapanese come nel resto della Sicilia, è un tema che tende ciclicamente a riemergere soprattutto nei momenti di maggiore difficoltà. L'emergenza, però, rischia di oscurare una questione più strutturale: quella delle reti, delle infrastrutture, delle perdite e della capacità di programmare nel lungo periodo.

L’incontro di Matarocco prova a spostare il ragionamento proprio su questo terreno.

Non soltanto chiedersi quanta acqua manca, dunque, ma anche quanta se ne perde prima ancora di arrivare ai cittadini o di poter essere utilizzata in agricoltura. E ancora: quali interventi servono per ridurre le dispersioni? Quali infrastrutture devono essere recuperate o realizzate? Quali possibilità esistono per il riutilizzo delle acque? E quale ruolo devono avere cittadini, enti pubblici, tecnici e associazioni?

Sono interrogativi che richiedono dati, competenze e responsabilità istituzionali, ma anche una maggiore attenzione collettiva.

La scelta di Matarocco assume, in questo senso, un valore particolarmente significativo. L'incontro si è svolto proprio sotto un acquedotto pubblico ormai inutilizzato: una struttura che racconta una parte della storia delle infrastrutture idriche del territorio e che oggi è diventata, per un pomeriggio, il punto di partenza di una discussione sul futuro.

“Non sprecare, non inquinare, non privatizzare”

Il messaggio di don Fiorino è stato netto: l’acqua deve essere considerata una risorsa da proteggere e da gestire nell'interesse della collettività.

La proposta della Diocesi parte quindi da un principio semplice, ma che porta con sé una serie di questioni concrete: evitare gli sprechi, prevenire l’inquinamento, migliorare le infrastrutture e mantenere alta l’attenzione sul carattere pubblico della risorsa.

Il gruppo di lavoro annunciato a Matarocco dovrà ora tradurre l’idea in un percorso operativo, coinvolgendo i diversi soggetti chiamati in causa.

La sfida, in fondo, è passare dalla denuncia dei problemi alla loro mappatura, dalla mappatura alla progettazione e dalla progettazione agli interventi.

Perché l’acqua che oggi si disperde senza essere utilizzata non è soltanto una perdita materiale. È anche il segnale di una gestione della risorsa che, secondo i promotori dell'iniziativa, ha bisogno di essere osservata, discussa e ripensata con maggiore attenzione.