Ventisette ore di incontri, 25 comuni siciliani riuniti a Erice e una domanda che riguarda ormai gran parte dei piccoli centri: come si può continuare a vivere nei borghi quando diminuiscono residenti, servizi e opportunità?
È questo il tema al centro della prima edizione del Sicily B-Fest, il festival dei Borghi più belli d’Italia in Sicilia, in programma sabato 10 e domenica 11 ottobre a Erice.
Non sarà soltanto una vetrina turistica. Il programma mette infatti al centro alcuni dei problemi strutturali dei piccoli comuni: spopolamento, scuole che perdono iscritti, sanità distante, collegamenti insufficienti e difficoltà nel creare nuove opportunità occupazionali.
L'obiettivo è arrivare alla fine della due giorni con una posizione comune da presentare alla Regione Siciliana.
Il documento conclusivo sarà la Carta di Erice, che verrà firmata domenica alle 12 dopo tre tavoli di confronto.
La prima giornata si aprirà sabato 10 ottobre alle 10 in piazza Antonino Zichichi con l'alzabandiera e gli inni. Fino alle 20 sarà possibile visitare il Villaggio dei borghi, dove i 25 comuni presenteranno produzioni, artigianato, tradizioni e identità locali.
Ma il programma si sposterà rapidamente dalla promozione turistica ai problemi concreti.
Il primo tavolo, sabato mattina, sarà dedicato alla scuola. Il punto di partenza è semplice: senza scuole un borgo perde famiglie e prospettive future. Sindaci, dirigenti scolastici e rappresentanti universitari discuteranno quindi di politiche formative capaci di offrire ai ragazzi opportunità senza costringerli a lasciare il proprio paese.
Nel pomeriggio si parlerà invece di turismo.
Il settore può rappresentare una leva economica importante, soprattutto per i centri dell'entroterra, ma la vera sfida è riuscire a trasformare i flussi turistici in lavoro e nuova residenzialità.
Non basta, dunque, riempire le piazze nei fine settimana. Il tema è costruire condizioni perché chi arriva possa anche scegliere di restare.
Domenica mattina il confronto si sposterà sullo sviluppo territoriale. Strade, trasporti, patrimonio boschivo e agricolo e recupero dei centri storici saranno al centro del terzo tavolo.
Alla discussione parteciperanno anche le assessore regionali Giusi Savarino ed Elvira Amata, insieme ad amministratori locali, docenti universitari e rappresentanti della rete dei Borghi.
La sindaca di Erice Daniela Toscano ha sottolineato il valore della collaborazione tra i comuni: problemi che spesso vengono affrontati singolarmente possono diventare, attraverso la rete, una piattaforma politica comune da sottoporre alla Regione.
È proprio questo il passaggio più delicato del festival.
La Carta di Erice non dovrebbe essere soltanto un documento simbolico, ma una sintesi delle richieste dei piccoli comuni.
Tra le priorità indicate ci sono servizi sanitari di prossimità, trasporti locali, recupero delle abitazioni nei centri storici e investimenti sulle infrastrutture.
Il problema, però, resta strutturale. I borghi possono puntare sul turismo, sulla cultura, sull'enogastronomia e sul patrimonio paesaggistico, ma senza servizi essenziali il rischio è che continuino a perdere residenti.
Erice diventa così, per due giorni, il punto di incontro di una rete che prova a ragionare non soltanto su come attirare visitatori, ma su come rendere nuovamente attrattiva la vita nei piccoli centri.