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08/10/2026 06:00:00

Da Quinci a Stabile, tutti sul carro di De Luca in provincia di Trapani. La partita per il seggio all'Ars

La parola più ripetuta è «territori». Quella che spiega meglio l’operazione è spazio. Spazio politico, spazio nelle liste, spazio per tentare l’ingresso all’Assemblea regionale siciliana.

 

La conferenza stampa di Sud chiama Nord, ieri mattina a Palermo, ha presentato le nuove adesioni della provincia di Trapani. Ma dietro la fotografia di gruppo con Cateno De Luca e Danilo Lo Giudice si intravede soprattutto un riposizionamento elettorale: amministratori e aspiranti deputati che trovano nel movimento una possibilità da giocare. Sornione, De Luca lo sa.

 

Ci sono nomi di peso e percorsi diversi. Ci sono anche interlocuzioni con altri partiti che non hanno prodotto l’approdo sperato. Il richiamo alla tutela dei Comuni tiene insieme il racconto pubblico. La disponibilità di uno spazio elettorale aiuta a leggere le scelte.

 

Da Mazara del Vallo arriva un gruppo guidato dal sindaco Salvatore Quinci, passato attraverso il dialogo con Fratelli d’Italia e Forza Italia prima di approdare a Sud chiama Nord. Quinci non sarà candidato alle regionali: la sua scommessa passa dalla candidatura dell’attuale vicesindaco Vito Bilardello. Il sindaco porta il gruppo, il vicesindaco tenta la scalata all’Ars. È su questo asse che l’adesione acquista il suo significato più concreto.

 

Entra anche Livio Daidone, che dietro le quinte ha lavorato e continua a lavorare al fianco della sindaca di Marsala Andreana Patti. Un uomo abituato a tessere strategie e a dialogare con esponenti di centrodestra e centrosinistra. Nessun esordio, dunque: anche questa adesione si inserisce in una trama di relazioni politiche già costruite.

Poi c’è Francesco Stabile, sindaco di Valderice, che lascia Forza Italia e sceglie De Luca. Il movimento mette così insieme amministratori, gruppi e possibili candidature. La promessa è dare voce alla provincia. Il primo banco di prova sarà vedere quanti voti ciascuno riuscirà a portare.

 

Il territorio nel discorso, i seggi nel mirino

A dare una misura dell’operazione è lo stesso De Luca. Nessuna partita in difesa, dice: si gioca in attacco. E in questa squadra non ci sarà Eleonora Lo Curto.

Il leader indica subito il terreno della sfida: «Trapani rappresenta una politica in cui gli equilibri politici cambieranno. Dei cinque seggi certi sappiamo che almeno tre sono in bilico. C’è una partita importante che intendiamo giocare da protagonisti».

È il passaggio che mette a fuoco tutta la conferenza stampa. Tre seggi considerati contendibili significano una possibilità per chi vuole entrare e per chi cerca una collocazione dalla quale provarci. Sud chiama Nord punta a raccogliere questa disponibilità, trasformando il radicamento degli amministratori in forza elettorale.

De Luca lega poi la provincia di Trapani a Messina: «Il lavoro che abbiamo avviato sarà intelligente e ci sarà un riconoscimento per la provincia di Trapani alla pari di quello riconosciuto a Messina. Oggi il tema è questo: i Comuni hanno il diritto di crescere tutti alla stessa velocità. Se sui Comuni si scaricano le pessime gestioni di governo, significa scaricare anche la pessima politica».

La rivendicazione territoriale accompagna dunque una strategia che ha già un obiettivo riconoscibile: costruire una lista capace di entrare nella distribuzione dei seggi. Le adesioni servono a questo. Portano amministrazioni, relazioni, consiglieri comunali e bacini di consenso.

De Luca mette a disposizione la propria esperienza amministrativa e parlamentare, oltre alla capacità di occupare la scena politica. Chi sale sul suo treno dovrà dimostrare di avere forza propria. L’adesione procura una collocazione; l’elezione resta tutta da conquistare.

 

Quinci e lo spazio trovato dopo gli altri tentativi

Il percorso di Salvatore Quinci è quello che più chiaramente racconta la ricerca di una collocazione. Il sindaco di Mazara del Vallo, eletto nell’aprile 2025 presidente del Libero Consorzio, ha attraversato Azione di Carlo Calenda, lasciandola poi per avviare interlocuzioni su più fronti.

Alla presidenza dell’ex Provincia è arrivato con un sostegno trasversale: progressisti di M5S e PD, ma anche Stefano Pellegrino e una parte del centrodestra. Un’operazione che ha mostrato la sua capacità di mettere insieme voti provenienti da campi diversi. Il passaggio successivo, però, richiedeva una collocazione politica nella quale quel consenso potesse trovare uno sbocco.

Il dialogo con Fratelli d’Italia si interrompe. Quello con Forza Italia non si traduce in un’adesione. Sul piano politico, la questione degli spazi disponibili pesa: nei partiti già strutturati le ambizioni devono fare i conti con candidati, equilibri e posizioni occupate.

Sud chiama Nord offre una prospettiva diversa. Quinci aderisce con il suo gruppo e presenta la scelta attraverso il linguaggio del civismo e della rappresentanza territoriale: «I vecchi schemi non rispondono più alle esigenze dei Comuni. Facciamo squadra e mettiamo insieme le visioni dei nostri territori. De Luca ha generato nuovo entusiasmo e ha acceso la speranza che ci sia una classe di amministratori che ha messo al centro i territori. L’adesione mia e di un intero gruppo è un’adesione quasi naturale. Noi siamo pronti».

Un’adesione definita naturale, arrivata però dopo interlocuzioni con altre forze politiche. È questa sequenza a rendere poco convincente un racconto affidato soltanto alla scoperta di una visione comune.

Le ambizioni sono legittime. Lo sarebbe anche dichiarare apertamente quanto abbia contato la possibilità di trovare una strada verso l’Ars. Per Quinci quella strada ha il nome di Bilardello. La candidatura del vicesindaco consentirà di misurare il peso elettorale del gruppo e la capacità del sindaco di trasferire consenso su un proprio riferimento.

 

Stabile e Bilardello: la lista prima di tutto

Anche Francesco Stabile approda a Sud chiama Nord dopo l’esperienza in Forza Italia. Anche nel suo caso, il racconto dell’adesione insiste sui bisogni dei territori e sulla capacità di De Luca di affrontarli.

Gli interventi di Gaspare Di Girolamo e Vito Bilardello seguono lo stesso filo: la provincia trascurata, gli interlocutori inadeguati, la necessità di una rappresentanza più forte. Sono argomenti che chiamano in causa problemi reali, ma che non cancellano una domanda politica: quale spazio cercano i nuovi arrivati e quale forza sono in grado di mettere nella lista?

Bilardello, candidato di riferimento di Quinci, potrà contare sul sostegno di una parte consistente della giunta e di molti consiglieri comunali. Il suo intervento rende esplicito il punto d’arrivo dell’operazione: «Quando si affronta una campagna elettorale ci vogliono delle motivazioni valide. Si scende in campo per un progetto. Vogliamo mettere mano a problemi che mai nessuno ha risolto. In provincia di Trapani ci sono seggi che sono in ballo, oggi la lista di Sud chiama Nord deve essere la più forte di tutti».

Il progetto comincia dunque dalla forza della lista. Bisogna raccogliere voti, contendere i seggi, superare gli avversari. La tutela dei territori è la motivazione dichiarata; la conquista della rappresentanza è l’obiettivo immediato.

Della partita farà parte anche Catia Bucaria, assistente dell’ex deputato Bartolo Pellegrino, al fianco di De Luca e indicata come probabile candidata. Un altro tassello di una squadra che prende forma attorno alle possibilità della prossima competizione regionale.

 

Schifani e l’incognita del voto

Sulla costruzione delle liste pesa anche il calendario elettorale. De Luca affronta la questione delle possibili dimissioni di Renato Schifani e propone una ricostruzione dei retroscena, che resta attribuita al leader di Sud chiama Nord:

«Il banco è saltato nel momento in cui il presidente Schifani ha fatto circolare la voce che non avrebbe accettato l’incarico al CSM per dimettersi a fine gennaio. Io vi ho detto da sempre che questa legislatura sarebbe finita in anticipo. Questa velina ha generato una reazione da parte di FI. Il comunicato di Nino Minardo è stato scritto, dicono, a più mani: Giorgio Mulè, Antonio Tajani, Nino Minardo. Circola una chiave di lettura diversa della vicenda. Pare che non sia vero che Schifani abbia rifiutato la candidatura al CSM, ma che negli ultimi giorni siano venute meno le condizioni per una sua candidatura al CSM. È ovvio che ci interroghiamo se le condizioni siano venute meno per cause politiche o non politiche. Il fatto politico è che già era stato stabilito, da tre mesi, in termini definitivi, che non ci sarebbe stato lo Schifani bis e che la buonuscita del governatore sarebbe stata il CSM. Nel frattempo si è rotto qualche meccanismo e quella strategia non può essere più messa in atto. Nessun partito si è stracciato le vesti nell’inviare comunicati di sostegno a Schifani. Il Re Sole ora è il Re solo».

 

Nella sua lettura, si arriverà a un compromesso, con un governo di emergenza e una rimodulazione della giunta. De Luca indica inoltre la seconda settimana di maggio come riferimento per le elezioni nazionali.

 

Il governatore, secondo il leader del movimento, non si dimetterà subito: «Se si slegano le regionali dalle nazionali sarà il Vietnam e il quadro politico cambierà radicalmente. A Roma ho posto la pregiudiziale: mani libere in Sicilia».

Quinci, Stabile, Bilardello e Di Girolamo richiamano tutti la necessità di un progetto. Ma la fotografia di Palermo mostra prima di tutto un incontro fra ambizioni che cercano sbocco e un movimento che cerca voti.

De Luca offre lo spazio, i nuovi aderenti promettono di riempirlo. La prima verifica riguarderà i seggi conquistati. Per i territori, poi, serviranno i risultati.