Trapani Film Festival, a Segesta il cinema riaccende le ombre della storia
Ci sono storie che il tempo non riesce a seppellire e luoghi che sembrano fatti apposta per riportarle alla luce.
A Segesta, dove il tempio elimo custodisce la memoria di civiltà lontane, il Trapani Film Festival 2026 ha scelto di accendere i riflettori su una delle pagine più oscure e controverse della storia repubblicana italiana.
É così che giovedì 8 ottobre, tra archeologia e cinema, il passato è tornato a interrogare il presente con "Il Falsario", il film tratto dal libro di Nicola Biondo e Massimo Veneziani che riporta al centro la figura di Tony Chichiarelli, il falsario legato alla stagione della Banda della Magliana e al mistero del falso comunicato sul caso Moro.
Un’apertura dal forte valore simbolico per la quarta edizione del festival: perché il cinema, quando incontra la storia, non si limita a raccontarla. La riporta in superficie, ne illumina le zone d’ombra e restituisce voce a ciò che rischia di essere dimenticato.
Portare il cinema a Segesta significa allora aggiungere una nuova voce a un racconto che non si è mai interrotto.
Il tempio diventa così molto più di uno sfondo da set fotografico. È un luogo che restituisce profondità alle immagini, amplifica le parole e invita a guardare con maggiore attenzione ciò che viene proiettato sullo schermo.
In una notte come questa, la distanza tra archeologia e cinema si riduce fino quasi a scomparire: entrambi raccontano l'uomo, le sue contraddizioni, le sue aspirazioni e le tracce che lascia nel tempo.
Dalle parole alle immagini, e ritorno
Il parterre selezionato in 100 inviti, una piccola "area vip" nell'attesa dell'inizio della serata, hanno ricreato un ambiente scintillante ma non patinato, dove giusto peso viene dato all'ambiente cinematografico, a quello Culturale e di intrattenimento, tra le colonne doriche del peristilio e con un'area palco lá dove la divinità doveva svettare anticamente nel náos.
Dopo i saluti istituzionali - portati dal sindaco Francesco Gruppuso, dal vice presidente del Libero Consorzio Ernesto Raccagna e dal direttore del Parco Archeologico di Segesta, Luigi Biondo - il talk con Nicola Biondo e Massimo Veneziani, moderato da Vittoria Abbenante, ha riportato il pubblico dietro le quinte di una ricerca letteraria che nasce dal lavoro sulle fonti e dalla volontà di sottrarre all'oblio una pagina complessa della storia italiana.
È qui che il percorso del Trapani Film Festival trova una delle sue ragioni più profonde.
La parola scritta diventa immagine, la ricerca giornalistica si trasforma in racconto cinematografico, il racconto torna a essere oggetto di confronto pubblico. Ogni passaggio aggiunge una possibilità di lettura, senza esaurire necessariamente il significato della storia.
"Il Falsario"
Il libro ricostruisce la vicenda di Chichiarelli attraverso il rigore dell'inchiesta ma con uno stile vicino alla sceneggiatura, mentre il film sceglie il linguaggio del cinema per portare quella vicenda a un pubblico più vasto.
Due forme e due linguaggio diversi, uniti dalla capacità di riaprire interrogativi su una stagione che continua a interrogare il Paese e che rischiava di restare chiusa in un cassetto.
Come un sito archeologico sepolto nella terra prima dello scavo.
Il merito di iniziative come questa è anche quello di ricordare che la cultura non coincide esclusivamente con i grandi eventi o con i prodotti destinati al successo commerciale. Vive nella ricerca, nella sperimentazione, nella possibilità di dare spazio a storie meno conosciute e a opere che altrimenti rischierebbero di restare invisibili.
È la stessa scommessa che il Trapani Film Festival rinnova con la sua quarta edizione: creare un pubblico, alimentare curiosità, costruire occasioni di confronto e dimostrare che anche un territorio lontano dai principali centri dell'industria cinematografica può diventare un punto di riferimento per chi ama il cinema.
Così come la scelta di puntare sul cinema indipendente che, al netto di produzioni spesso in economia, restituisce piccoli gioielli.
E se il festival sceglie di aprire a Segesta, il suo percorso prosegue a Trapani, al Cine Teatro Ariston, dove il programma della manifestazione prevede incontri dedicati al rapporto tra letteratura e cinema, proiezioni e momenti di approfondimento. Tra gli appuntamenti annunciati figura anche la consegna di un premio speciale per "Il Falsario" a Pierluigi Gigante, che nel film interpreta Fabione, amico d'infanzia di Tony Chi Chiarelli e che si distingue per una forte carica ideale che si fa estrema, fungendo da vero e proprio contrappeso morale e ideologico rispetto agli altri protagonisti.
Quando la storia non smette di interrogare il presente
Alla fine, resta l'immagine del tempio illuminato e di uno schermo che, per una sera, ha riportato in vita una delle vicende più ambigue degli anni di piombo.
Da una parte le pietre di una civiltà antica, che "parlano" ancora di guerre, Pepoli svolazzanti e sandali leggeri che salgono verso il tempio.
Dall'altra, la storia recente di un Paese attraversato da misteri, depistaggi e verità ancora discusse.
È una contrapposizione soltanto apparente. Perché i luoghi della memoria non appartengono esclusivamente al passato e il cinema, quando sceglie di confrontarsi con la storia, può diventare uno strumento per impedire che le domande scompaiano insieme ai loro protagonisti.
A Segesta, la quarta edizione del Trapani Film Festival è cominciata proprio così: con una storia che nasce dalla carta e dall'inchiostro, attraversa gli archivi, diventa immagine e torna a interrogare il pubblico.
Il tempio è rimasto lì, immobile nella notte.
Sullo schermo, invece, si sono mosse le ombre di una Repubblica inquieta, di Tony che diventa carne e sangue e genio.
E forse è proprio questo il senso più autentico del cinema: ricordarci che il passato non è mai soltanto ciò che è stato, ma anche ciò che continuiamo a cercare di capire.
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