Torri alte quasi 400 metri, sei corsie stradali, due binari e oltre tre chilometri sospesi tra Sicilia e Calabria. Sulla carta, il Ponte sullo Stretto di Messina ha dimensioni impressionanti. Nella realtà, deve ancora superare i passaggi che separano il progetto dai lavori. E dopo decenni di discussioni, con Matteo Salvini che ha annunciato più volte l’apertura dei cantieri, quel “se” resta la parola più importante.
L’ultima previsione arriva dall’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci: nuova delibera Cipess entro ottobre, poi di nuovo l’esame della Corte dei conti. Un’altra scadenza da segnare sul calendario. Prima di immaginare il taglio del nastro, però, vediamo che cosa dovrebbe sorgere sullo Stretto.
Quasi quattro chilometri da una sponda all’altra
Il progetto prevede una campata centrale sospesa di 3.300 metri, senza piloni intermedi in mare. Con le due campate laterali, di 183 metri ciascuna, la lunghezza complessiva raggiungerebbe i 3.666 metri.
Sulle due sponde sorgerebbero torri alte 399 metri. A sostenere la struttura sarebbero quattro cavi di sospensione, ciascuno con un diametro di 1,26 metri e composto da 44.323 fili d’acciaio. Numeri che aiutano a capire la scala dell’intervento e quanto cambierebbe il paesaggio tra Messina e Villa San Giovanni.
Auto e treni sullo stesso ponte
L’impalcato, cioè la struttura sulla quale passerebbero i mezzi, sarebbe largo 60,4 metri. Ospiterebbe tre corsie stradali per senso di marcia, due corsie di servizio e due binari ferroviari. Il collegamento stabile sarebbe quindi destinato sia alle automobili e ai camion sia ai treni.
Sotto continuerebbero a transitare le navi. Il cosiddetto franco navigabile, lo spazio libero tra il mare e la parte inferiore del ponte, sarebbe di 72 metri su una larghezza di 600 metri. Le schede della concessionaria indicano 70 metri con le corsie stradali a pieno carico e due treni passeggeri contemporaneamente; in condizioni eccezionali di traffico pesante stradale e ferroviario, lo spazio si ridurrebbe a 65 metri.
Il cantiere continuerebbe sulla terraferma
Il progetto comprende anche 40 chilometri di raccordi stradali e ferroviari, in gran parte in galleria. Servirebbero a collegare l’attraversamento alle reti delle due regioni: sul versante calabrese all’autostrada del Mediterraneo e alla rete ferroviaria; su quello siciliano alle autostrade Messina-Catania e Messina-Palermo e alla nuova stazione di Messina.
Il ponte sospeso sarebbe dunque la parte più visibile di un intervento molto più esteso, con lavori, accessi e infrastrutture sulle due sponde.
Vento, terremoti e due secoli di vita prevista
La concessionaria indica una vita utile di 200 anni e una progettazione che consentirebbe alla struttura di non subire danni nello scenario sismico assunto come riferimento, di magnitudo 7,1. Sono prestazioni dichiarate nel progetto, da distinguere da quelle di un’opera costruita e collaudata.
Sul vento occorre fare attenzione ai numeri: le schede tecniche ufficiali consultate indicano una resistenza fino a 216 chilometri orari. Ma resistenza della struttura e possibilità di attraversarla sono due cose diverse. La stessa società, pur indicando un servizio continuativo, contempla la chiusura totale in caso di eventi eccezionali, con velocità medie del vento superiori a 169 chilometri orari. Scrivere che sarebbe “sempre aperto”, senza eccezioni, sarebbe quindi troppo categorico.
Le promesse di Salvini e le date spostate
Il problema è che, mentre le dimensioni sono definite, la partenza dei lavori continua a cambiare data.
Salvini aveva indicato l’estate del 2024, poi la fine dello stesso anno. Successivamente erano arrivate la primavera e l’estate del 2025. A novembre 2025 il ministro aveva riconosciuto un ulteriore slittamento, indicando il 2026 dopo i rilievi della Corte dei conti. Una sequenza di annunci che fa stare scettici sul reale avvio dei lavori. Insomma, il Ponte esiste negli annunci. E basta.
Il 2 ottobre 2026, Salvini e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti hanno partecipato a un vertice al MIT con Ciucci e il sottosegretario Alessandro Morelli. Al centro, la documentazione tecnica, economica e amministrativa e le interlocuzioni con Bruxelles. Ma non è stato annunciato una nuova autorizzazione né una data di apertura dei cantieri.
Ottobre è un obiettivo, il via libera resta da ottenere
Ciucci considera realistico arrivare alla nuova delibera Cipess entro il mese. Ha però precisato che la società non può fissare scadenze agli organismi chiamati a decidere. Dopo il Comitato interministeriale toccherà alla Corte dei conti, alla quale verrà presentata la documentazione integrata per rispondere ai precedenti rilievi.
Il quadro illustrato dalla società resta di 13,5 miliardi di euro, con completamento previsto nel 2034. Anche questa è una previsione: dipende dalla conclusione dell’iter e dall’andamento dei lavori.
Di come dovrebbe essere il Ponte sappiamo molto. Di quando potremo attraversarlo abbiamo ancora un calendario da verificare. Dopo tante prime pietre annunciate, siciliani e calabresi hanno buone ragioni per crederci poco.