Massimo Grillo è pronto a entrare in Forza Italia insieme al suo gruppo. I passaggi politici sono già stati affrontati con il commissario regionale Nino Minardo e con il segretario provinciale Toni Scilla. Si prepara così un ingresso che pesa soprattutto per la storia che si porta dietro: l’ex sindaco di Marsala si avvicina al partito che, in due momenti decisivi, gli ha voltato le spalle.
Prima la rottura durante la sua amministrazione, con Scilla passato all’opposizione e protagonista di uno scontro durissimo. Poi la scelta elettorale di sostenere Giulia Adamo, contrapponendola al sindaco uscente.
Adesso quella distanza sembra improvvisamente superabile. Il sindaco contestato può diventare una risorsa, il gruppo combattuto una componente da accogliere. Rimane da capire quale valutazione politica abbia consentito un cambiamento tanto radicale. Perché una riconciliazione si può anche fare. Spiegarla agli elettori dovrebbe essere il passaggio successivo.
Scilla e Grillo, dalla guerra all’abbraccio
La prima frattura non fu una divergenza marginale. Scilla aprì un fronte politico contro l’amministrazione Grillo, con attacchi che investirono anche gli equilibri della maggioranza e il ruolo dei gruppi di Stefano Pellegrino ed Enzo Sturiano, presenti in giunta attraverso propri esponenti.
Il giudizio sull’amministrazione era pesante. La contestazione riguardava la gestione della città, le scelte del sindaco, la tenuta politica della coalizione. Una guerra combattuta pubblicamente, della quale oggi sarebbe troppo comodo cancellare le ragioni con una stretta di mano.
Se Grillo era diventato un problema, quando ha smesso di esserlo? Se le critiche erano fondate, come si conciliano con il suo ingresso? E se oggi quelle valutazioni vengono riviste, chi si assume la responsabilità di dirlo?
Il punto è questo: un partito può cambiare strategia, ma non può pretendere che gli elettori cambino memoria.
La candidatura Adamo e il conto della divisione
La seconda rottura arrivò alle amministrative. Forza Italia scelse Giulia Adamo e Scilla ebbe un ruolo centrale nella costruzione di quella candidatura. Il centrodestra prese le distanze da Grillo, presentando agli elettori un’alternativa al sindaco uscente.
Per mesi la contrapposizione fu netta. All’amministrazione venne contestato il fallimento politico e amministrativo; a Grillo venne rimproverato di avere tradito il percorso con il quale era stato eletto. Non erano sfumature da campagna elettorale: erano le ragioni con cui si chiedeva alla città di voltare pagina.
Quella divisione ha avuto un peso nell’esito del voto. Affermare che i consensi dei diversi candidati si sarebbero automaticamente sommati sarebbe una semplificazione; resta però il dato politico di un centrodestra che ha perso la competizione.
Forza Italia, inoltre, ha portato in Consiglio comunale un solo eletto. Dopo avere combattuto il sindaco uscente senza conquistare il Comune, si prepara ad allargare la propria squadra proprio a lui. Una scelta che merita una spiegazione più solida del consueto richiamo all’unità.
Minardo allarga, Scilla deve fare i conti
Nella ricostruzione dei passaggi interni, la regia regionale di Minardo appare decisiva. L’obiettivo è allargare Forza Italia, recuperare gruppi, mettere insieme consenso e organizzazione in vista delle elezioni regionali.
Per Scilla, però, questa operazione ha un costo politico evidente. Accogliere Grillo significa convivere con l’uomo contro il quale aveva costruito una parte rilevante della propria iniziativa a Marsala. Significa anche fare spazio a un gruppo che arriva con una storia, relazioni e aspettative.
Il segretario provinciale deve guardare alla costruzione della lista e alla propria prospettiva elettorale. Ma l’allargamento del partito non risolve automaticamente le contraddizioni: le trasferisce al suo interno. La stessa scelta che può rafforzare Forza Italia nei numeri può rendere più complicati i suoi equilibri.
Grillo entra e lo spazio cambia
Non risulta una promessa di candidatura alle regionali per Grillo. Questo, tuttavia, non rende il suo ingresso politicamente neutro.
Grillo è un ex sindaco, conserva un gruppo e ha ambizioni politiche. La sua presenza occupa spazio, sul piano dell’organizzazione come su quello elettorale. Pensare che entri soltanto per portare consensi a disposizione degli altri significa sottovalutarne il profilo.
L’abbraccio, dunque, apre una partita. Chi guiderà il gruppo? Chi rappresenterà il territorio? Quanto peseranno i nuovi arrivati nelle scelte del partito?
La memoria degli elettori
La contraddizione riguarda entrambi i protagonisti. Scilla si prepara ad accogliere il sindaco che aveva combattuto. Grillo si prepara a entrare nel partito che aveva scelto di sostituirlo.
Entrambi dovrebbero spiegare che cosa rende possibile oggi ciò che ieri appariva politicamente inaccettabile. Quali divergenze sono state superate? Quale progetto per Marsala giustifica il riavvicinamento? Quali contenuti tengono insieme questa nuova squadra?
In assenza di risposte, l’impressione è che il calendario elettorale abbia ottenuto ciò che il confronto politico non era riuscito a ottenere.
Gli elettori ai quali era stato chiesto di schierarsi contro Grillo ora potrebbero essere invitati a riconoscerlo come un alleato. Quelli che lo avevano sostenuto dovrebbero invece seguirlo dentro il partito che gli aveva fatto opposizione.
La politica può ricomporre le proprie fratture. Ma quando cambia così rapidamente il giudizio sulle persone, deve rendere conto delle parole usate prima e delle scelte compiute dopo.
Perché, alla fine, qualcuno dovrà spiegare ai marsalesi se fosse sbagliata la guerra di ieri o se sia soltanto conveniente l’abbraccio di oggi.