«Dottore, io ne avrei bisogno, ma non posso permettermelo». La richiesta di cura si ferma davanti al costo, a volte ancora prima della visita. È da questa frase, ascoltata più volte nel suo studio, che parte la lettera di Francesco Scalici, odontoiatra libero professionista che esercita da diversi anni a Palermo.
Una testimonianza che porta all’attenzione il rapporto tra difficoltà economiche e accesso alle cure dentali, chiedendo di trasformare il richiamo alla solidarietà in percorsi concreti per chi non riesce a pagare.
Scalici descrive situazioni incontrate nella propria attività, senza presentare dati statistici sulla diffusione del fenomeno. Il suo racconto restituisce però una domanda precisa: come garantire una risposta a chi ha un bisogno di salute, ma non dispone del denaro necessario per affrontarlo?
La rinuncia comincia al telefono
Nella lettera il professionista ricostruisce una scena ricorrente. Una persona chiama per sapere se lo studio è convenzionato con il Servizio sanitario nazionale. Scalici spiega di operare nel settore privato e di non erogare quelle prestazioni attraverso il SSN. Segue una domanda sul costo della visita. Quando viene chiarito che è a pagamento, la conversazione si conclude spesso con un ringraziamento e la promessa di richiamare.
È quel rinvio a colpire l’odontoiatra. Dietro una telefonata interrotta, osserva, possono esserci un anziano con un problema protesico, un genitore che deve far curare un figlio o una famiglia che non riesce a sostenere un’ulteriore spesa. In alcuni casi, secondo la sua esperienza, anche il costo del primo appuntamento rappresenta un ostacolo.
Il bisogno esiste, la cura resta in sospeso
Il punto sollevato da Scalici riguarda la distanza tra la possibilità di individuare un problema e quella di affrontarlo. Una terapia conservativa, un trattamento parodontale, una protesi o una cura ortodontica possono essere necessari e programmabili, ma rimanere fuori dalla portata economica del paziente.
Per il professionista, dunque, la questione supera il rapporto tra medico e assistito. La difficoltà di pagare diventa una barriera che richiede una risposta organizzata, soprattutto quando riguarda persone indigenti o in condizioni di vulnerabilità. È su questa distanza tra bisogno e possibilità di cura che si concentra il suo appello.
L’assistenza pubblica e il nodo dell’accesso
La lettera riconosce il ruolo dell’odontoiatria pubblica. Scalici richiama i Livelli essenziali di assistenza e i criteri che regolano l’erogazione delle prestazioni, con attenzione all’età evolutiva e alle condizioni di vulnerabilità sanitaria e sociale.
Il problema che pone riguarda l’ampiezza dell’offerta, le condizioni di accesso e le differenze tra territori, con particolare attenzione alle cure protesiche e ortodontiche.
Il tema è stato affrontato anche dal Consiglio superiore di sanità nel documento “Revisione dell’accesso alle cure odontoiatriche nel SSN”, pubblicato sul sito del Ministero della Salute il 6 aprile 2023. Il lavoro proponeva ipotesi di ampliamento dei criteri e delle condizioni di erogabilità delle prestazioni, con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze sociali e territoriali. Si tratta di proposte di revisione, che non equivalgono di per sé all’introduzione di nuovi diritti di accesso.
Una rete di cura con regole e risorse
La soluzione prospettata dall’odontoiatra è una collaborazione tra strutture pubbliche, privato accreditato e professionisti privati disponibili ad aderire a programmi sociali specifici. Un’iniziativa da costruire con regole trasparenti, risorse adeguate e responsabilità definite, mantenendo centrale il ruolo del Servizio sanitario nazionale.
Scalici riconosce espressamente il lavoro dei professionisti che operano negli ospedali, nelle aziende sanitarie e negli ambulatori territoriali. La sua proposta punta ad aumentare le opportunità di assistenza, mettendo a disposizione anche le competenze e le strutture del settore privato attraverso percorsi regolamentati.
Nella lettera è un modello auspicato: non viene annunciato un servizio già attivo.
Dalle dichiarazioni agli interventi concreti
Risorse dedicate, prevenzione e percorsi accessibili sono le richieste che accompagnano l’appello. Per Scalici, l’attenzione deve concentrarsi sulle persone realmente indigenti e vulnerabili, valutando insieme la gravità del bisogno sanitario e la difficoltà economica.
Il richiamo finale è rivolto alla distanza tra le parole dell’inclusione e le risposte disponibili. «Non basta dire che nessuno deve rimanere indietro», scrive. «Bisogna costruire le condizioni perché nessuno rimanga indietro».
È la richiesta che attraversa tutta la lettera: fare in modo che la necessità di curarsi non si fermi alla domanda sul prezzo di una visita.